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Tensione Roma-Parigi. Meloni: “Basta ingerenze”. Interviene Mattarella

(ansa)
Scintille dopo l’intervista della ministra Boone sui rischi per i diritti e le libertà. Draghi cauto. Il Quirinale: “L’Italia bada a se stessa”. Macron: “Lavorerò col premier vigilando sui nostri principi”
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PRAGA - Sette ore di tensione tra Roma e Parigi. La scintilla è l’intervista a Repubblica con cui la ministra francese agli Affari europei Laurence Boone, dopo la vittoria della destra in Italia, promette vigilanza sul rispetto dei diritti. Il fuoco lo alimenta Giorgia Meloni, con una replica durissima. Fino all’intervento con cui Sergio Mattarella chiude la partita, parlando del Paese e garantendo per il Paese. «L’Italia – dice - sa badare a se stessa nel rispetto della Costituzione e dei valori dell’Unione».

Meloni va all’attacco di buon mattino, sui social. «Leggo su Repubblica che Boone avrebbe detto: “Vogliamo lavorare con Roma ma vigileremo sul rispetto di diritti e libertà” e “saremo molto attenti al rispetto dei valori e delle regole dello Stato di diritto”. Voglio sperare che la stampa di sinistra abbia travisato le dichiarazioni fatte da esponenti di governo stranieri e confido c…

PRAGA - Sette ore di tensione tra Roma e Parigi. La scintilla è l’intervista a Repubblica con cui la ministra francese agli Affari europei Laurence Boone, dopo la vittoria della destra in Italia, promette vigilanza sul rispetto dei diritti. Il fuoco lo alimenta Giorgia Meloni, con una replica durissima. Fino all’intervento con cui Sergio Mattarella chiude la partita, parlando del Paese e garantendo per il Paese. «L’Italia – dice - sa badare a se stessa nel rispetto della Costituzione e dei valori dell’Unione».

Meloni va all’attacco di buon mattino, sui social. «Leggo su Repubblica che Boone avrebbe detto: “Vogliamo lavorare con Roma ma vigileremo sul rispetto di diritti e libertà” e “saremo molto attenti al rispetto dei valori e delle regole dello Stato di diritto”. Voglio sperare che la stampa di sinistra abbia travisato le dichiarazioni fatte da esponenti di governo stranieri e confido che il governo francese smentisca queste parole». È un affondo mirato. Che prende a pretesto l’intervista di Repubblica, ma parla ovviamente all’Eliseo. Sono ragionamenti, aggiunge, che «somigliano troppo a un’inaccettabile minaccia di ingerenza contro uno Stato sovrano, membro dell’Ue. L’era dei governi a guida Pd che chiedono tutela all’estero è finita».

A spegnere l’incendio ci prova la ministra, con una replica conciliante affidata a un ragionamento fatto filtrare dal suo staff. «La presentazione in questa intervista della relazione che intendiamo avere con l’Italia semplifica eccessivamente il pensiero di Boone. Il ministro desidera dialogare con il futuro esecutivo il prima possibile e non intende dare lezioni a nessuno». Loda anche la posizione a favore dell’Ucraina assunta da Meloni. L’ultimo passaggio, però, è meno morbido: «I diritti fanno parte di questi valori comuni. Si tratta di un requisito collettivo a livello dell’Ue, e per ognuno degli Stati membri. Questo vale sia per l’Italia che per la Francia».

Concetti ripresi qualche ora dopo da Emmanuel Macron. Al termine del Consiglio europeo di Praga, offre un’apertura di credito fondata però sostanzialmente sulla «fiducia» nelle scelte di Sergio Mattarella. «La Francia lavorerà con buona volontà e in modo esigente con chiunque il Presidente sceglierà di nominare al governo».

La tensione, insomma, non sembra dissolta. E non basta neanche l’intervento di Mario Draghi, pure lui al summit nel Castello di Praga. Il premier conferma di essere stato sollecitato dai leader continentali a proposito del prossimo esecutivo, come anticipato da Repubblica. E quando gli domandano se siano state espresse riserve, replica tenendo ovviamente conto della regola diplomatica non scritta che consiglia di evitare critiche in pubblico, quando si ragiona del proprio Paese: «Quando c’è un cambio di governo c’è molta curiosità, ma non preoccupazione. C’è rispetto della scelta degli italiani e curiosità di sapere quale sarà l’evoluzione del governo. Ma in politica estera la linea dell’Italia dovrebbe essere invariata».

«Dovrebbe», sostiene con cautela. Meloni prende comunque la palla al balzo. «In politica estera la posizione di FdI è stata estremamente chiara all’opposizione e non c’è ragione che cambi». Non solo. La futura premier sostiene che «qualunque italiano» possa sentirsi «rappresentato» dalle parole di Draghi e Mattarella a proposito del fatto che «l’Italia è perfettamente in grado di badare a se stessa senza ingerenze». Per poi rilanciare ancora, stavolta spingendosi ben oltre i ragionamenti dei vertici istituzionali: «In nessun trattato c’è scritto che compete a una nazione straniera vigilare sul rispetto dei diritti in un’altra».

La parola definitiva è quella di Mattarella, come detto. E il sigillo lo mette Macron. Dopo aver ringraziato Draghi per il lavoro al governo - «gli devo molto, è stato una grande chance per l’Italia» - indica nel Colle il punto di riferimento in cui confida l’Eliseo, l’ombrello che tutelerà i rapporti tra i due Paesi. «Voglio ribadire tutta la fiducia e l’amicizia verso Mattarella. Una volta che ho detto questo, ho sempre avuto lo stesso approccio: prendiamo i dirigenti che i popoli ci danno. Il nostro dovere è di far avanzare l’Europa intorno al tavolo, nei modi più giusti ed efficaci. Orgogliosi di quello che siamo e vigilando a rispettare tutti i nostri principi, obiettivi e ambizioni».

Concetti agrodolci, che metteranno nei prossimi mesi Meloni di fronte a un bivio. Dovrà decidere su quale dei Paesi fondatori investire. La convergenza di interessi condurrebbe a Macron, perché Parigi è l’unica capitale capace di spingere la Germania a cambiare posizione sull’energia e l’unico alleato possibile per strappare un nuovo capitolo del debito comune europeo.