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Pd, ora la truppa parlamentare affila le armi: derby tra donne per il rebus capigruppo. Ascani-Madia alla Camera, Valente-Rossomando al Senato

Enrico Letta, leader dem, durante la direzione nazionale del Pd (ansa)
Ma in pole a palazzo Madama c'è anche Boccia. Ai dem forse potrebbe andare la vicepresidenza di Montecitorio. Grandi manovre per il nuovo leader: Nardella si scalda a bordo campo, spunta anche l'ipotesi Decaro
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Con un occhio alle beghe interne e l'altro al calendario, nel day after della direzione in cui il segretario Enrico Letta ha indicato una rotta di rinnovamento radicale del Pd uscito ammaccato dalle urne, la truppa parlamentare affila le armi in vista dell'elezione delle cariche politiche e istituzionali prevista a breve in entrambe le Camere. Subito dopo l'insediamento dei due presidenti che dovrebbe avvenire tra il 13 e il 14 ottobre.

Letta: i capigruppo siano donne

L'inquilino del Nazareno, anche per sanare l'oltraggio della scarsa rappresentanza femminile - le elette dem sono appena il 30% - ha detto esplicitamente che sulle capigruppo non si torna indietro: dovranno essere due donne. Affermazione destinata a mettere fuorigioco più d'un maschietto, già pronto a candidarsi per sostituire le uscenti Debora Serracchiani e Simona Malpezzi. Una partita che finisce per intrecciarsi con la battaglia d'aula per eleggere (d'intesa con l…

Con un occhio alle beghe interne e l'altro al calendario, nel day after della direzione in cui il segretario Enrico Letta ha indicato una rotta di rinnovamento radicale del Pd uscito ammaccato dalle urne, la truppa parlamentare affila le armi in vista dell'elezione delle cariche politiche e istituzionali prevista a breve in entrambe le Camere. Subito dopo l'insediamento dei due presidenti che dovrebbe avvenire tra il 13 e il 14 ottobre.

Letta: i capigruppo siano donne

L'inquilino del Nazareno, anche per sanare l'oltraggio della scarsa rappresentanza femminile - le elette dem sono appena il 30% - ha detto esplicitamente che sulle capigruppo non si torna indietro: dovranno essere due donne. Affermazione destinata a mettere fuorigioco più d'un maschietto, già pronto a candidarsi per sostituire le uscenti Debora Serracchiani e Simona Malpezzi. Una partita che finisce per intrecciarsi con la battaglia d'aula per eleggere (d'intesa con le altre forze di opposizione) i quattro vicepresidenti e i tre questori per ogni ramo del Parlamento.

Derby Ascani-Madia alla Camera

Per la guida dei deputati dem si starebbe profilando un derby fra Anna Ascani e Marianna Madia, che a Montecitorio sono fra le più esperte. Mentre Serracchiani potrebbe aspirare alla vicepresidenza della Camera, qualora toccasse al Pd esprimerla nel quadro degli accordi con gli altri partiti del centrosinistra. È quel che hanno chiesto le poche donne dem sopravvissute all'ordalia delle liste (prima) e del 25 settembre (poi): in direzione hanno chiarito di non potersi più accontentare delle sole capigruppo, ma di volere anche le cariche istituzionali.

Derby Valente-Rossomando al Senato

Stesso film a Palazzo Madama, dove le candidate alla guida dei senatori sono almeno tre: Malpezzi, Valeria Valente e Anna Rossomando. Quest'ultima è vicepresidente uscente del Senato, per prassi è difficile possa essere riconfermata. E poiché non è detto che quella casella tocchi di nuovo al Pd, specie se il partito di Letta "prenderà" la vicepresidenza della Camera, a lei potrebbe andare il ruolo da capogruppo. Per poco tempo però, visto che in tanti la danno in procinto di traslocare al Csm. Il che potrebbe far spuntare un uomo. Sempre che Malpezzi e Valente acconsentano.

Grandi manovre per il nuovo leader

Nel frattempo, grandi manovre fervono anche in vista del congresso per eleggere il nuovo capo del Pd. Stefano Bonaccini, non ancora ufficialmente in pista, parla già da leader in pectore: definisce la direzione dell'altro ieri "una seduta di autoanalisi" e si dice "soddisfatto" del percorso indicato dal segretario. "Ho apprezzato che abbia posto la primavera come tempo limite". Sostenuto da un pezzo consistente di Base riformista (anche se Lorenzo Guerini non si è ancora espresso) e da Matteo Orfini, il governatore dell'Emilia potrebbe infine aggregare altri pezzi di partito. "Ma sarebbe il ritorno del renzismo", sussurrano i detrattori. Ecco perché a bordo campo - oltre a Paola De Micheli - si starebbe scaldando Dario Nardella: il sindaco di Firenze godrebbe del favore di Letta, Gentiloni, Zingaretti e, si dice, pure Provenzano, oltre che di Beppe Sala. In alternativa potrebbe cimentarsi il barese Antonio Decaro. Ancora incerta invece la sinistra di Orlando e Bettini, alle prese con la valutazione del profilo più adatto (lo stesso Orlando?) da schierare.