Benifei: "Il Pd ha portato in Parlamento solo 3 under 35 su 95 eletti"
di Gabriele Bartoloni , di Gabriele BartoloniBrando Benifei, 36 anni, europarlamentare da quando ne aveva 28. All'epoca - sostiene - "se non ci fossero state le preferenze non sarei mai stato eletto". In direzione Benifei ha posto l'accento sulla necessità di un ricambio generazionale nel partito. "È inutile mettere in piedi un'agenda nuova e innovativa se poi ad interpretarla sono sempre le stesse persone".
Lei è stato eletto al parlamento europeo nel 2014, quando aveva 28 anni.
"Sì, grazie alla preferenze. Se non ci fossero state le preferenze non sarei mai stato eletto. È un peccato che a queste elezioni per il Pd siano stati eletti solo tre nuovi parlamentari sotto i 35 anni. Il dibattito sulla nostra identità non può essere slegato da un rinnovamento della classe dirigente. È inutile portare mettere in piedi un'agenda nuova e innovativa se poi ad interpretarla sono sempre le stesse persone. Serve un dibattito sulle id…
Brando Benifei, 36 anni, europarlamentare da quando ne aveva 28. All'epoca - sostiene - "se non ci fossero state le preferenze non sarei mai stato eletto". In direzione Benifei ha posto l'accento sulla necessità di un ricambio generazionale nel partito. "È inutile mettere in piedi un'agenda nuova e innovativa se poi ad interpretarla sono sempre le stesse persone".
Lei è stato eletto al parlamento europeo nel 2014, quando aveva 28 anni.
"Sì, grazie alla preferenze. Se non ci fossero state le preferenze non sarei mai stato eletto. È un peccato che a queste elezioni per il Pd siano stati eletti solo tre nuovi parlamentari sotto i 35 anni. Il dibattito sulla nostra identità non può essere slegato da un rinnovamento della classe dirigente. È inutile portare mettere in piedi un'agenda nuova e innovativa se poi ad interpretarla sono sempre le stesse persone. Serve un dibattito sulle idee e su chi ha il compito di rappresentarle".
Nel Pd il ricambio generazionale dei dirigenti è impossibile?
"Nel Pd esiste già una classe dirigente giovane e preparata, che ha portato avanti battaglie politiche importanti sul lavoro e sui diritti. Il problema è che queste persone sono rimaste fuori dal Parlamento. Sul territorio c'è stato un rinnovamento fortissimo: nei comuni, nelle regioni e nelle segreterie locali. La classe dirigente romana, però, è rimasta scollata da queste realtà".
Un figura come quella Elly Schlein potrebbe incarnare questo rinnovamento?
"Conosco Elly da tanti anni. La stimo e penso che il suo contributo in campagna elettorale sia stato importantissimo. In questo momento credo che non sia utile, per lei e per tutti, parlare di candidature. Il confronto tra i candidati arriverà dopo e vedremo chi sarà disponibile".
Bonaccini sembra già pronto...
"Ad oggi non ci sono candidati. Il congresso ancora non è iniziato. Come ha detto Letta, non è il momento per l'X-Factor dei candidati".
Il partito socialista francese è stato prosciugato da Macron prima e Mélenchon poi. Ora che il Pd sembra schiacciato dal M5s e dal Terzo polo c'è il rischio che faccia la stessa fine?
"Il rischio esiste perché la situazione è simile, ma ci sono stati casi in cui la sinistra è riuscita a riprendersi. Penso al Psoe spagnolo, il quale si è risollevato rinnovando la classe dirigente e affermando la propria identità socialista. Il tutto mentre era schiacciato da Podemos a sinistra e da Ciudadanos dal centro. Noi dobbiamo fare la stessa cosa".
Le elezioni regionali in Lazio arriveranno prima dell'elezione del nuovo segretario. La questione delle alleanze, che ad oggi viene rimandata, andrà per forza affrontata prima.
"Poiché non possiamo incentrare il congresso sul tema delle alleanze, penso che la cosa giusta da fare sia dare ai territori la possibilità di scegliere la composizione del nostro schieramento. Il dialogo con il Terzo polo, la sinistra e con il M5s stelle deve essere condotto a partire dalla possibilità di costruire un programma che possa mettere d'accordo tutti. Se lo fa la destra non vedo perché non possiamo farlo anche noi".