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Tabacci: "Se il Pd si ricostruisce io ci sono. Con Di Maio una avventura elettorale finita"

Intervista all'esponente centrista, eletto a Milano: "Verso Luigi attacchi ingenerosi. La mia è una posizione non dissimile da quella di Pier Ferdinando Casini: siamo figure che non dimenticano la loro storia"
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ROMA - "Il dibattito nel Pd è molto confuso e la direzione che si è tenuta l'ha confermato: ma se i dem si ricostruiscono, io ci sono. Potrei partecipare alla vita politica del Pd". Bruno Tabacci, tra i pochi eletti in un collegio uninominale (a Milano) per il centrosinistra, navigatore di mille scommesse politiche dalla sua prima elezione nel 1992, ex dc, parla dell'ultima avventura con Luigi Di Maio. Ammette: "Impegno civico non ha avuto successo, ora Di Maio deciderà cosa fare, ha bisogno di un po' di sedimentazione. Il nostro era un cartello elettorale tra la sua formazione e il 'mio' Centro democratico".  

Tabacci, con Impegno civico ha chiuso? 
"È stata un'esperienza elettorale che non ha ottenuto il giudizio positivo degli elettori. Io sono nel centrosinistra e ci resto".  

Ma Impegno civico, che è rimasta una forza politica fuori dal Parlamento, ora si sciog…

ROMA - "Il dibattito nel Pd è molto confuso e la direzione che si è tenuta l'ha confermato: ma se i dem si ricostruiscono, io ci sono. Potrei partecipare alla vita politica del Pd". Bruno Tabacci, tra i pochi eletti in un collegio uninominale (a Milano) per il centrosinistra, navigatore di mille scommesse politiche dalla sua prima elezione nel 1992, ex dc, parla dell'ultima avventura con Luigi Di Maio. Ammette: "Impegno civico non ha avuto successo, ora Di Maio deciderà cosa fare, ha bisogno di un po' di sedimentazione. Il nostro era un cartello elettorale tra la sua formazione e il 'mio' Centro democratico".  

Tabacci, con Impegno civico ha chiuso? 
"È stata un'esperienza elettorale che non ha ottenuto il giudizio positivo degli elettori. Io sono nel centrosinistra e ci resto".  

Ma Impegno civico, che è rimasta una forza politica fuori dal Parlamento, ora si scioglie? 
"Sarà Luigi Di Maio a decidere, immagino abbia bisogno di una certa sedimentazione. Verso di lui ci sono stati attacchi ingenerosi e poco edificanti e l'ho sempre difeso. Il nostro è stato un cartello elettorale tra il 'mio' Centro democratico, che esiste dal 2012 e continuerà ad esistere, e Impego civico".  

E ora lei cosa fa, aderisce al Pd? 
"Il rapporto con il Pd è fuori discussione, diverse cose si intrecciano: c'è stata l'apertura dei dem verso Articolo 1 di Bersani, che è positiva. Immagino il Pd avrà bisogno di un bilanciamento verso il centro".  

I democratici sono in pieno marasma. 
"I 'nodi' nel Pd erano già stati sollevati da Nicola Zingaretti a marzo del 2021 quando si dimise da segretario e venne chiamato Enrico Letta che insegnava a Parigi. Zingaretti alzò in modo brusco le questioni denunciando che nel Pd si parlava solo di poltrone e, aggiungendo, 'mi vergogno'. Letta è stato implorato affinché tornasse: onore al suo impegno e alla sua serietà".  

Ma i comportamenti non sono mutati? 
"No, evidentemente".  

Lei approderà nel Pd? 
"Il dibattito di questi giorni è molto confuso, la Direzione che si è tenuta, lo conferma. Mentre dovremmo pensare  a come organizzare l'opposizione. Si riparte dall'organizzazione dell'opposizione e, attorno a questa, il Pd costruisce la sua posizione politica. L'idea che si cominci con il florilegio di candidature per la leadership dem non è per nulla convincente".  

Dovrà aderire a un gruppo parlamentare: sarà quello del Pd? 
"Deciderò. Non sono iscritto al Pd. La mia è una posizione non dissimile da quella di Pier Ferdinando Casini: siamo figure che non dimenticano certo la loro storia. Io sono dentro la mia storia democraticocristiana. Però se è utile, potrei fare una scelta di campo importante e partecipare alla vita politica del ricostituendo Pd".  

In molti ne chiedono lo scioglimento per una 'cosa' nuova, come Pierluigi Bersani e Rosy Bindi. Cosa ne pensa? 
"Il Pd è nato come fusione tra Ds e Margherita. Una fusione a freddo che va riscaldata. Deve scegliere se sono prioritari i diritti civili, come è parso, o i diritti sociali. Vuole diventare un partito radicale di massa? Ma in questo momento storico, si tratta di difendere gli interessi della parte più debole della popolazione, di trovare soluzioni per il funzionamento dell'economia, di chiarire come si sta in Europa in questa nuova e difficile fase geopolitica. E poi, c'è la consapevolezza che bisogna andare verso una svolta importante? Deve essere nella coscienza dei militati e dirigenti dem".  

Il rapporto con i 5Stelle è un discrimine per il nuovo Pd? 
"Non utilizzerei mai la parola discriminazione. Tuttavia il recupero elettorale del M5S di Conte è avvenuto con una posizione molto ambigua  e furbesca, perché ha lisciato il pelo sul lato del bisogno a un pezzo di elettori. Ha confuso l'aiuto alla povertà, che è doveroso, con le politiche attive del lavoro che non hanno a che fare con il lavoro in nero. È lì, sul lavoro, che la legge sul reddito di cittadinanza ha fallito".  

Distanza anche sull'Ucraina? 
"Conte ha costruito la sua campagna elettorale sul no agli aiuti militari all'Ucraina, benché fosse già stata votata una mozione dal Parlamento, e anche dai grillini, che impegnava l'Italia con l'Europa in quel senso. Non si può essere ambigui su questo. Noto che Giorgia Meloni si sta muovendo in continuità con Draghi sull'Ucraina e quindi l'opposizione potrà essere d'accordo. A patto che sia chiaro che noi siamo radicalmente europeisti. L'Italia sta con Francia e Germania, le sirene di Visegrad non ci tentano"  

E il Terzo Polo? 
"Ha un problema psicologico. Occupa posizioni interessanti con un protagonismo eccessivo, sembra che Calenda abbia inventato anche l'acqua calda. L'analisi fatta dal leader di Azione su Repubblica - o si fa così o cosà... - i piccoli e grandi ricatti non servono a nulla, non sono utili, piuttosto sono dannosi".