Le matricole di Giorgia scoprono il Parlamento: “Ma come si fa a votare?”
di Concetto Vecchio , di Concetto Vecchio"Come va?" chiede il commesso di Montecitorio a Salvatore Caiata, l'ex presidente del Potenza calcio. Risposta: "Alla grande!". Quattro anni fa era entrato come Cinquestelle, ora è un deputato di Fratelli d'Italia. Spuntano i colonnelli della destra, Ignazio La Russa, con i giornali sottobraccio, Francesco Lollobrigida, Giovanni Donzelli, ossequi, mormorii, i triumviri avanzano nel corridoio della Camera con una postura che tradisce consapevolezza: e vale quell'incedere più di mille editoriali.
"Eravamo nove nel 2013, 37 nel 2018, ora siamo 118", è il calcolo soddisfatto di una veterana meloniana, la calabrese Wanda Ferro. E infatti in questa prima giornata in cui i 600 parlamentari si possono accreditare in Parlamento - l'accoglienza in gergo - si incontrano soprattutto loro: i vincitori.
"Come va?" chiede il commesso di Montecitorio a Salvatore Caiata, l'ex presidente del Potenza calcio. Risposta: "Alla grande!". Quattro anni fa era entrato come Cinquestelle, ora è un deputato di Fratelli d'Italia. Spuntano i colonnelli della destra, Ignazio La Russa, con i giornali sottobraccio, Francesco Lollobrigida, Giovanni Donzelli, ossequi, mormorii, i triumviri avanzano nel corridoio della Camera con una postura che tradisce consapevolezza: e vale quell'incedere più di mille editoriali.
"Eravamo nove nel 2013, 37 nel 2018, ora siamo 118", è il calcolo soddisfatto di una veterana meloniana, la calabrese Wanda Ferro. E infatti in questa prima giornata in cui i 600 parlamentari si possono accreditare in Parlamento - l'accoglienza in gergo - si incontrano soprattutto loro: i vincitori.
Alla Camera il luogo dell'accoglienza è la sala del Mappamondo, al quarto piano, detta così perché vi ha sede un grande globo a sfera rotante su tre piedi. L'onorevole che mette piede nel palazzo per la prima volta scopre i tappeti rossi, le poltrone in pelle, l'ascensore coperto di velluto, la barberia ("a me non serve", ride Carlo Nordio, indicando la calvizie); l'onorevole, accolto con tutte le premure dai commessi, dà le sue generalità, si fa fotografare, ottiene il tesserino per votare, la mensa e viaggiare gratis su treno e aerei; rilascia le sue impronte digitali per votare in aula, quindi gli danno un sacchettino di tela con il kit, che include "La guida al deputato". Il busto severo di Antonio Salandra lo accoglie all'uscita.
La prima a presentarsi alla Camera è naturalmente di Fratelli d'Italia: Ylenja Lucaselli, 46 anni, eletta in Emilia. "Non ho nessuna ambizione", vola basso. Al Senato il primo è Nicola Calandrini, seguito a ruota Luca di Carlo.
Piaccia o meno ma il Parlamento è lo specchio d'Italia. Che mondo è questo che si appresta a governare l'Italia? Nel '92 arrivarono i leghisti, ruspanti, diffidenti, Roma ladrona; nel '94 il nuovo erano i berlusconiani, dirigenti d'azienda col doppipetto e la cravatte a pois; nel 2013 ecco i grillini con i loro zaini e il grido "onestà!"; ora è la volta della destra. Ma è difficile connotarla. I più vengono da una lunga trafila. Molti di loro hanno imparato l'abc nelle sezioni, sono vecchie volpi della politica, sanno benissimo che l'umiltà va dissimulata. "Siamo stati chiamati a governare nel momento più difficile", dice Ferro. "Il mio curriculum recita consigliere comunale, provinciale, sindaco, mister preferenze in regione" recita il farmacista mantovano Carlo Maccari, 57 anni. Montecitorio è l'approdo, come si usava una volta. Che attese ha per sè? "Spero di riuscire a far funzionare la firma digitale", indulge in minimalismo.
Del Pd incontriamo soltanto il ministro Andrea Orlando. È tra i primi ad entrare nella sala. È la sua quinta legislatura. Si forma una piccola fila. In 80 hanno prenotato, agli altri che si sono presentati senza avvisare i commessi dicono di aspettare, che si potrebbe aprire un varco. È il caso Rita Dalla Chiesa (Forza Italia), "sono molto emozionata", dice. Ma i tempi si dilatano, quindi preferisce tornare all'indomani. Il palazzo è enorme, ci si perde facilmente, Dalla Chiesa chiede cosa deve fare per evitare l'uscita dal portone centrale, "preferisco scansare le tv". "Non so cosa aspettarmi" ammette Chiara Tenerini, un'altra azzurra, che ha vinto a Livorno, un tempo bastione della sinistra. È stato eletto in Toscana Andrea Barabotti, 37 anni, leghista. La sua ambizione? "Tirare il Paese fuori dalle secche".
Giorgia Meloni ha regalato ai suoi deputati una cravatta col simbolo di Fdi, alle donne un foulard, molti scappano via veloci perché il treno per non tornare a casa non aspetta. "Ho sensazioni positive" si dice ottimista Gimmi Cangiano, da Caserta. Tornerà qui giovedì quando la Camera aprirà i battenti per la prima seduta. Fabio Pietrella, 45 anni, imprenditore del tessile eletto a Parma, dice che questa "è la notte prima degli esami", e "tutti siamo chiamati a dare un contributo, per risollevare un Paese in difficoltà".
Che fine ha fatto Orlando? È alle prese con l'iscrizione da più di un'ora e non è ancora uscito. Al Senato Vito Crimi, ormai ex, dispensa consigli ai novizi: "Quando smetterete di emozionarvi durante un discorso in aula allora vorrà dire che è venuto il momento di fare altro". Si aggira anche Paola Taverna. Per molti lasciare è difficile. Qual è la priorità?, chiedono al neosenatore meloniano Antonio Iannone. "Lasciamoli lavorare!", risponde. Lo si diceva anche di lui, al suo tempo. Si registrano Giulio Terzi di Sant'Agata, Stefano Patuanelli, Claudio Lotito. "Sarò al servizio della collettività", annuncia il presidente della Lazio che ha coronato un sogno giovanile: senatore. I neoparlamentari avranno tempo fino a giovedì per bollinare l'elezione. In serata si affaccia Enrico Letta. I big Berlusconi, Meloni, Conte, Calenda, Bossi (alla decima legislatura) tra oggi e domani. Quelli di Fratelli d'Italia hanno lasciato il palazzo da un pezzo quando riemerge anche Orlando. Non ha ultimato la procedura. "Si è inceppato il tesserino", lo si sente mormorare, mentre si allontana. Una metafora del Pd.