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Governo e trattative, Meloni e i veti degli alleati: "Nomi autorevoli o decido io"

(agf)

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La presidente pronta al prendere o lasciare. "Dobbiamo correre o il rischio è deludere". Foulard e cravatte in dono ai suoi parlamentari: "Ora sobrietà, diventeremo un modello"
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Se gli alleati dovessero continuare a mettersi di traverso, Giorgia Meloni ha già in mente come reagire. Porterà il suo pacchetto di ministri sul tavolo di maggioranza. E dirà: prendere o lasciare. Con me, oppure senza Fratelli d'Italia. Li sfiderà a rompere sul risiko delle poltrone. Non crede che ci sarà bisogno di arrivare a tanto, ha spiegato ai fedelissimi in queste ore. Ma è anche vero che non è così lontana dal punto di rottura con i partner. Mi gioco tutto - è il senso dei suoi ragionamenti - perché se cedo adesso, dovrò cedere sempre. E dunque, nessun ministero di peso a Licia Ronzulli. Niente vicepremier per Matteo Salvini, perché creerebbe condizioni politiche esplosive. E battaglia senza quartiere per assicurare la presidenza del Senato a Fratelli d'Italia con Ignazio La Russa. 

È il giorno in cui più di centottanta parlamentari del partito più di des…

Se gli alleati dovessero continuare a mettersi di traverso, Giorgia Meloni ha già in mente come reagire. Porterà il suo pacchetto di ministri sul tavolo di maggioranza. E dirà: prendere o lasciare. Con me, oppure senza Fratelli d'Italia. Li sfiderà a rompere sul risiko delle poltrone. Non crede che ci sarà bisogno di arrivare a tanto, ha spiegato ai fedelissimi in queste ore. Ma è anche vero che non è così lontana dal punto di rottura con i partner. Mi gioco tutto - è il senso dei suoi ragionamenti - perché se cedo adesso, dovrò cedere sempre. E dunque, nessun ministero di peso a Licia Ronzulli. Niente vicepremier per Matteo Salvini, perché creerebbe condizioni politiche esplosive. E battaglia senza quartiere per assicurare la presidenza del Senato a Fratelli d'Italia con Ignazio La Russa. 

È il giorno in cui più di centottanta parlamentari del partito più di destra che abbia mai vinto le elezioni nell'Italia repubblicana si presentano a Montecitorio. Li ha convocati la leader. A tutti, tocca in dono un foulard o una cravatta blu. Sopra c'è scritto: XIX legislatura, gruppo Fratelli d'Italia. Dovranno indossarla giovedì, quando si riuniranno le Camere per la prima volta. Tutti, come fossero una falange. Per segnalare sobrietà e rispetto delle istituzioni, è la tesi. "Siete leoni - è il discorso motivazionale di Giovanni Donzelli, presto con un incarico di peso nel partito - ma dovete essere umili come formichine".

Meloni è rinfrancata da due giorni di riposo e famiglia, al Nord. Invita le truppe a muoversi dentro e fuori dalle aule con "discrezione", ma è consapevole che quanto sosterrà davanti agli eletti finirà presto battuto dalle agenzie di stampa. È per questo che il primo messaggio lo riserva agli alleati. Vuole che sappiano. Spiega che nel suo esecutivo saranno promossi solo ministri competenti. E promette che di fronte ai veti di Lega e Forza Italia farà "all in" - sceglie proprio la metafora del poker - come si trattassero di bluff da svelare al tavolo verde. "L'ho detto agli alleati e lo dico anche a voi: puntiamo a dar vita a un governo autorevole e di altissimo livello, che parta dalle competenze. Non c'è spazio per questioni secondarie rispetto a questo obiettivo".

Le "questioni secondarie", però, le tolgono il sonno. E questo perché non è facile partire bene a Palazzo Chigi, se si litiga sugli incarichi di governo invece di dedicarsi alle gigantesche emergenze che incombono. "Lavoreremo per procedere spediti partendo dalle urgenze come caro bollette, approvvigionamento energetico e legge di bilancio - promette - Non possiamo e non vogliamo perdere tempo".  Eppure, i giorni passano e il rebus resta sgangherato. "La mia paura più grande - confida alla platea - è deludere chi ci ha scelto il 25 settembre". La clessidra, in effetti, si consuma velocemente. "Il nostro obiettivo è correre - dice la presidente di Fratelli d'Italia - Nella formazione del governo non possiamo e non vogliamo perdere tempo".

Il resto è propaganda buona a tenere caldi menti e cuori degli eletti. "Abbiamo rotto tutti gli schemi, creando diversi cortocircuiti nella sinistra e nel mainstream". E ancora: "Tutto quello che faremo sarà per difendere gli italiani e non saremo mai disposti a fare scelte che vadano contro l'interesse nazionale". Resta il problema di conciliare promesse e realtà, europeismo e passione per l'estrema destra europea. Nel videocollegamento di domenica con Vox, ad esempio, Meloni aveva indicato come punti di riferimento i governi di Polonia e Repubblica Ceca, oltreché il nascente esecutivo svedese. Ieri ha rilanciato: "Non ci ispiriamo a nessuno, ma siamo la nostra storia e vorremmo essere, domani, un modello di ispirazione per gli altri. Noi siamo una cosa completamente diversa da tutto quello che è stato visto finora". Un po' criptico. E soprattutto: chissà cosa ha in mente di dimostrare da domani.