“Sit-in all’ambasciata russa”. Letta in piazza per la pace brucia Conte e unisce il Pd
di Matteo Pucciarelli , Giovanna VitaleIl Pd si riprende la piazza pacifista. Con una mossa a sorpresa Enrico Letta scavalca Giuseppe Conte che avrebbe voluto «mettere il cappello» sulla grande manifestazione (promossa ma non ancora convocata) della Rete pace e disarmo. Ricompatta il partito, in particolare l’ala sinistra, decisa a «non regalare la parola pace al M5S». Provando a smontare il tentativo in corso del Movimento di drenare temi e sensibilità alla sinistra.
Appuntamento giovedì alle 18.30 davanti all’ambasciata russa: lì Letta e compagni si ritroveranno dopo aver protestato contro il regime iraniano a un mese esatto dall’arresto di Masha Amini, uccisa per non aver indossato correttamente il velo islamico. A organizzare la mobilitazione su una piattaforma chiarissima, senza ambiguità né possibilità di equivoci sulla condanna alla Russia di Putin e il sostegno al governo Zelensky, è un gruppo di associazioni che proprio ier…
Il Pd si riprende la piazza pacifista. Con una mossa a sorpresa Enrico Letta scavalca Giuseppe Conte che avrebbe voluto «mettere il cappello» sulla grande manifestazione (promossa ma non ancora convocata) della Rete pace e disarmo. Ricompatta il partito, in particolare l’ala sinistra, decisa a «non regalare la parola pace al M5S». Provando a smontare il tentativo in corso del Movimento di drenare temi e sensibilità alla sinistra.
Appuntamento giovedì alle 18.30 davanti all’ambasciata russa: lì Letta e compagni si ritroveranno dopo aver protestato contro il regime iraniano a un mese esatto dall’arresto di Masha Amini, uccisa per non aver indossato correttamente il velo islamico. A organizzare la mobilitazione su una piattaforma chiarissima, senza ambiguità né possibilità di equivoci sulla condanna alla Russia di Putin e il sostegno al governo Zelensky, è un gruppo di associazioni che proprio ieri hanno lanciato la campagna di adesione all’appello “Non c’è vera pace senza verità. Non c’è verità senza libertà”: da Base Italia di Marco Bentivogli a LiberiOltre, dal Comitato Giovani per l’Ucraina a personalità come Luigi Manconi, Sandro Veronesi, Leonardo Becchetti e Luca Diotallevi.
Una iniziativa apartitica, ma chiaramente rivolta al centrosinistra (ci sarà anche +Europa), per chiedere alcune cose molto precise: cessate il fuoco e ritiro immediato delle truppe russe dal territorio ucraino; stop all’escalation nucleare e ripresa del percorso per il disarmo dalle armi atomiche; riconoscimento della piena indipendenza e autonomia dello Stato ucraino secondo i confini stabiliti dalla comunità internazionale prima del 2014. Una serie di punti che il Pd condivide fino alle virgole. E che gli permettono di superare l’imbarazzo e il timore di ritrovarsi in una piazza ostile, magari condita da slogan anti-europeisti, anti-atlantisti o peggio di insulti contro la scelta dem, tuttora rivendicata, di inviare armi alla resistenza ucraina.
«Non possiamo fermare la guerra con le nostre mani, ma insieme possiamo chiedere di far avanzare la pace. Siamo tutti ucraini, siamo tutti europei», recita l’appello. Un primo passo, per il Pd, per rompere il ghiaccio. Riconnettersi sentimentalmente con un popolo che ha spesso faticato ad accettare l’intransigenza di Letta contro l’aggressione russa, foriera di enormi paure al di qua delle Alpi. Anche per questo l’atteggiamento di Conte è giudicato imperdonabile in casa dem. «Mettere il cappello sulle manifestazioni promosse dalla società civile è un errore», denuncia Graziano Delrio. «Tutte le forze politiche devono essere alleate in questo sforzo, deve esistere una sola piazza, quella che parte dal basso, non quella di Conte o di qualche altro capo partito. La pace è troppo importante per essere lasciata a iniziative estemporanee o mediatiche».
L’ex capogruppo, cattolico militante, parteciperà a tutte le manifestazioni che si stanno moltiplicando nel Paese. E così farà la sinistra interna. «Noi saremo in ogni piazza dove c’è una richiesta di pace», conferma Marco Furfaro, che per i dem cura i rapporti con associazioni e movimenti. A patto, avverte la responsabile Esteri Lia Quartapelle, che le parole d’ordine siano limpide: «Senza solidarietà con gli ucraini manifestare per la pace diventa un esercizio buono solo per la polemica interna».
Così il 21, 22 e 23 ottobre rimane in piedi la mobilitazione della Rete pace disarmo (ne fanno parte Arci, Acli, Cgil, Legambiente, movimento nonviolento, Un ponte per), sulla scia di quella di luglio, dove vennero organizzati presidi in 70 città italiane. Poi a novembre ci sarà invece la grande manifestazione promossa dalla sigla Europe for peace e di cui aveva parlato proprio Conte. «Aperta a tutti, ma che partirà dalla società civile — dice Francesco Vignarca, portavoce della Rete — e da due punti programmatici chiari: cessate il fuoco e conferenza di pace».
I dirigenti dei partiti potranno ovviamente partecipare, ma c’è una certa gelosia della propria autonomia da parte delle varie sigle del pacifismo italiano, le quali sono comunque sempre state contrarie all’invio di armi. «Forse c’è anche troppa frammentazione, la grande manifestazione doveva essere già stata convocata...», ragiona Flavio Lotti della Tavola della pace, organizzatore storico della marcia Perugia-Assisi. Mao Valpiana, da poco tornato da Kiev con la carovana di aiuti alla popolazione ucraina, riflette: «Se facciamo la manifestazione per la pace, ci dicono che non serve a niente. Se non la facciamo, ci chiedono “perché non scendete in piazza?”. Insomma, pare proprio che la responsabilità della mancata pace sia dei pacifisti...». Senza bandiere di partito, conferma la 5 Stelle Vittoria Baldino, «noi ci saremo perché serve la pressione della piazza per spingere i governanti al negoziato»