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Camera a Fontana leghista filo-Putin. Dal Pd agli Lgbt: "Sfregio all’Italia"

Il vice di Salvini ce la fa al quarto scrutinio: FI non si smarca ma mancano 14 voti. Striscione in Aula: "No a un presidente omofobo e pro-russo"
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ROMA - "Eccomi, sono il cattivo", dice Lorenzo Fontana - e pare divertito - quando riceve deputati di maggioranza e opposizione nell'anticamera del suo nuovo studio da presidente della Camera, per il brindisi di inizio mandato (mancano solo Pd e M5S, compreso Roberto Fico, per protesta). La frase dà il segno della giornata, passata a schivare le polemiche e surfare sul fiume di dichiarazioni che riemergono dal passato. Le famiglie arcobaleno bollate come "schifezze". Gli elogi di Putin. La maglietta anti-sanzioni alla Russia. L'ingaggio da osservatore al referendum farsa in Crimea. Sulle agenzie scorrono le reazioni internazionali. Il Financial Times: "È un euroscettico ammiratore di Putin". La Reuters: "Un politico pro-Russia e anti-gay". Perfino il quotidiano dei vescovi Avvenire, nonostante la postura da cattolico di ferro ultra-conservatore, parla di "affermazioni e amicizie politiche controverse e imbarazzanti&quo…

ROMA - "Eccomi, sono il cattivo", dice Lorenzo Fontana - e pare divertito - quando riceve deputati di maggioranza e opposizione nell'anticamera del suo nuovo studio da presidente della Camera, per il brindisi di inizio mandato (mancano solo Pd e M5S, compreso Roberto Fico, per protesta). La frase dà il segno della giornata, passata a schivare le polemiche e surfare sul fiume di dichiarazioni che riemergono dal passato. Le famiglie arcobaleno bollate come "schifezze". Gli elogi di Putin. La maglietta anti-sanzioni alla Russia. L'ingaggio da osservatore al referendum farsa in Crimea. Sulle agenzie scorrono le reazioni internazionali. Il Financial Times: "È un euroscettico ammiratore di Putin". La Reuters: "Un politico pro-Russia e anti-gay". Perfino il quotidiano dei vescovi Avvenire, nonostante la postura da cattolico di ferro ultra-conservatore, parla di "affermazioni e amicizie politiche controverse e imbarazzanti".

Lui, 42 anni da Verona, secondo leghista eletto sullo scranno più alto di Montecitorio dopo Irene Pivetti, nel discorso in Aula non fa una plissé. Cita il Papa, "riferimento spirituale della maggioranza degli italiani", Tommaso D'Aquino e il beato Carlo Acutis, il "patrono del web" morto a 15 anni. Ringrazia Umberto Bossi, "senza il quale non avrei mai iniziato la mia attività politica". Batte sul tasto dell'autonomia caro ai leghisti: "È fondamentale", ripete in serata al Tg1, dopo essere salito al Quirinale dal presidente Mattarella. Sostiene che "l'Italia non deve omologarsi a realtà estere o monolitiche e a culture che non diversificano". Nell'intervento, non prende mai le distanze dalla Russia. Lo fa solo informalmente prima, intercettato da Repubblica nel cortile della Camera. Poche frasi per dire: "Mai stato in Russia. E comunque la maglietta è di otto anni fa". Sulle sanzioni a Mosca, dice di avere cambiato posizione, ma appena "due giorni prima della guerra".

Quando nel 2016 Fontana salutava gli 'amici' di Alba Dorata: "Con noi l'Europa tornerà ad essere faro di civiltà"

Subito dopo comincia la conta. È la quarta chiama, basta la maggioranza assoluta. A differenza del Senato, Forza Italia non si smarca: Fontana ottiene 222 voti sui 237 del centrodestra. Tolto un assente giustificato, dal pallottoliere mancano 14 preferenze. "Forzisti tendenza Ronzulli", dicono nel Carroccio. Ma anche "leghisti scontenti". Tra le schede nulle affiorano 5 "Attilio Fontana", il governatore della Lombardia. Messaggio in codice a Matteo Salvini sulle prossime regionali. Anche il Pd ha qualche defezione: mancano 3 voti per la candidata di bandiera, Cecilia Guerra. E spuntano 3 voti in più per il terzopolista Matteo Richetti. Il M5S fa l'en plein tra i suoi 52 eletti con Federico Cafiero de Raho.

Camera, Zan e Scarpa alzano striscione contro Fontana: "No a un presidente omofobo pro Putin"

Prima dello scrutinio i dem srotolano lo striscione con la scritta "No a un presidente omofobo pro Putin". Fanno in tempo a farsi fotografare, poi arrivano i commessi. A sorreggere il telo c'è Alessandro Zan, padre del ddl contro l'omotransfobia, che ora il Pd potrebbe candidare come vice-presidente. La destra applaude l'elezione. L'opposizione no. "L'Italia non merita questo sfregio", twitta Enrico Letta. "Putin festeggia", aggiungono dal Nazareno. Per Carlo Calenda "non dovrebbe presiedere un'assemblea". Un po' più timido il M5S: "Ho un quadro valoriale completamente distante, ma buon lavoro", dice Giuseppe Conte, che ha avuto Fontana come ministro nel suo primo governo, quello gialloverde. Si fa sentire la comunità Lgbt+, che parla di "medioevo". "Aggredire le istituzioni in questo modo è un'offesa allo Stato e alla volontà popolare", commenta Giorgia Meloni. Gongola Matteo Salvini: "Due a zero e palla al centro".