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Schegge d’opposizione: è tutti contro tutti anche per i posti di vice

(ansa)

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Al voto su Fontana ognuna delle tre forze ha presentato un suo candidato. E adesso lo scontro si sposta sulle altre poltrone in ballo alle Camere
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ROMA - Lo stato dei rapporti fra i tre blocchi della minoranza somiglia un po' a una scena delle Iene di Quentin Tarantino: sospetti e pistole puntate - figurativamente parlando, ovvio - in vista delle prossime nomine in ballo. Ovvero le vicepresidenze della Camera e del Senato (otto nomi in tutto, di cui quattro destinate all'opposizione), poi i questori e i segretari d'aula. Dopo ancora, la guida delle commissioni di vigilanza, cioè Rai e Copasir, che spettano sempre all'opposizione. Centrosinistra, cioè Pd e rossoverdi assieme, da una parte; 5 Stelle dall'altra; defilate Azione e Italia viva. Un accordo tra i primi due soggetti, viste le consistenze numeriche, basterebbe a tagliare fuori i centristi. Il problema è che però nessuno si fida dell'altro e per questo motivo, specie dopo il semi-misterioso soccorso arrivato al Senato al centrodestra per Ignazio La Russa, timori e congetture contrapposte si sprecano. Già la decisi…

ROMA - Lo stato dei rapporti fra i tre blocchi della minoranza somiglia un po' a una scena delle Iene di Quentin Tarantino: sospetti e pistole puntate - figurativamente parlando, ovvio - in vista delle prossime nomine in ballo. Ovvero le vicepresidenze della Camera e del Senato (otto nomi in tutto, di cui quattro destinate all'opposizione), poi i questori e i segretari d'aula. Dopo ancora, la guida delle commissioni di vigilanza, cioè Rai e Copasir, che spettano sempre all'opposizione. Centrosinistra, cioè Pd e rossoverdi assieme, da una parte; 5 Stelle dall'altra; defilate Azione e Italia viva. Un accordo tra i primi due soggetti, viste le consistenze numeriche, basterebbe a tagliare fuori i centristi. Il problema è che però nessuno si fida dell'altro e per questo motivo, specie dopo il semi-misterioso soccorso arrivato al Senato al centrodestra per Ignazio La Russa, timori e congetture contrapposte si sprecano. Già la decisione di ieri di contarsi e tastare la tenuta dei tre blocchi con delle candidature di bandiera per la guida di Montecitorio ha dimostrato che manca un coordinamento. Così mentre Pd e verdi-sinistra convergevano su Maria Cecilia Guerra, il M5S ha puntato su Federico Cafiero de Raho - ritrovandosi un voto in più - e Azione-Italia viva su Matteo Richetti.

Pd-5 stelle: un week end di trattative

Ora comunque c'è il fine settimana davanti per tentare delle serie interlocuzioni. "Serve aprire una fase nuova tra le opposizioni. Se e la situazione è preoccupante non si può rimanere congelati al passato e le occasioni non mancheranno", è la riflessione dell'ex segretario Pd Nicola Zingaretti, sempre rimasto in ottimi rapporti con Giuseppe Conte. In casa dem Enrico Letta ha delegato la trattativa al suo fidatissimo Marco Meloni, senatore, che dialoga anche con Francesco Lollobrigida di FdI. Mentre l'ex presidente del Consiglio per ora fa lavorare dietro le quinte due dei suoi vice, entrambi rieletti, cioè Michele Gubitosa e Alessandra Todde. "In questo tipo di discussioni la parola finale spetterà ai leader di partito", spiega un parlamentare ben addentro. Tradotto: prima o poi Conte e Letta dovranno tornare a parlarsi, sempre se non decideranno di arrivare bendati in aula, esponendosi quindi alle scorrerie di Matteo Renzi e dei suoi, considerati invece abilissimi in questo tipo di dinamiche da pokeristi incalliti. Quando ieri è stato nominato ufficialmente Lorenzo Fontana, tra i banchi del centrosinistra e dei 5 Stelle non c'è stato un applauso, gelo totale. Tra i deputati renzian-calendiani invece la postura è stata diversa, più da quarta gamba (del centrodestra) che da terzo polo.

La partita delle vicepresidenze

Nel Pd si fanno i nomi di Deborah Serracchiani o Alessandro Zan per la vicepresidenza; nel caso di quest'ultimo, bandiera dei diritti arcobaleno, sarebbe ovviamente una scelta simbolica e antitetica per marcare ulteriormente le distanze da Fontana. Al Senato si scaldano Simona Malpezzi e Anna Rossomando. Nel M5S invece Conte ha deciso che farà sì delle proposte, ma saranno poi i gruppi parlamentari a votare al proprio interno se dare il via libera. I nomi più gettonati sono quelli di Chiara Appendino alla Camera e Stefano Patuanelli al Senato. L'ex ministro all'inizio della scorsa legislatura era stato capogruppo dei suoi a Palazzo Madama, un ruolo che adesso dovrebbe riandare a Mariolina Castellone. Di certo comunque la coppia Appendino-Patuanelli è la più spendibile sul mercato delle nomine per i 5 Stelle. C'è comunque un accordo generico di massima sulla suddivisione delle commissioni. Al Pd andrebbe il Copasir e al M5S la Vigilanza Rai. Renzi e co. sono convinti che la spartizione sia stata già sottoscritta, ma invece no, il weekend sarà lungo.