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Rampelli (FdI): "Da Colle Oppio siamo finiti a Palazzo Chigi, ancora non ci crediamo"

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Il primo mentore della futura premier: "Con le frange estreme della destra non abbiamo nulla a che vedere"   
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"Sì, l'impasse è superata, il governo si farà. E ora lasciatemelo dire: sono emozionato". Per Fabio Rampelli, il padre nobile della comunità politica di Giorgia Meloni, l'attraversamento del deserto sta per terminare. Il leader della storica sezione del Fronte della Gioventù di Colle Oppio, primo mentore della futura premier, si guarda indietro e quasi non ci crede: "Sono stupito, ma positivamente. Senza santi in Paradiso si può partire dalla strada e arrivare alla guida dell'Italia". E se chiedi al deputato romano quali incroci della storia hanno portato la Destra a Palazzo Chigi, lui risponde così: "È finita semplicemente la stagione della democrazia commissariata, si è tornati a far scegliere i cittadini. E Giorgia la spunta perché rappresenta una politica interclassista e intergenerazionale". Una Destra matura, che ha reciso i legami con il passato? "Questa domanda …

"Sì, l'impasse è superata, il governo si farà. E ora lasciatemelo dire: sono emozionato". Per Fabio Rampelli, il padre nobile della comunità politica di Giorgia Meloni, l'attraversamento del deserto sta per terminare. Il leader della storica sezione del Fronte della Gioventù di Colle Oppio, primo mentore della futura premier, si guarda indietro e quasi non ci crede: "Sono stupito, ma positivamente. Senza santi in Paradiso si può partire dalla strada e arrivare alla guida dell'Italia". E se chiedi al deputato romano quali incroci della storia hanno portato la Destra a Palazzo Chigi, lui risponde così: "È finita semplicemente la stagione della democrazia commissariata, si è tornati a far scegliere i cittadini. E Giorgia la spunta perché rappresenta una politica interclassista e intergenerazionale". Una Destra matura, che ha reciso i legami con il passato? "Questa domanda è immancabile. Ho letto commenti positivi alla ferma condanna del rastrellamento del Ghetto, ma noi dichiarazioni e gesti concreti di condanna li abbiamo sembre fatti. Noi e pure l'Msi, se dobbiamo dirla tutta. Poi ci sono frange estremiste che hanno altre idee, è vero. Ma noi con quella storia - dice Rampelli - non abbiamo nulla a che fare".

Un'intesa politica dopo lo scontro di giovedì al Senato e la vicenda del foglietto di Berlusconi con le critiche verso Meloni: l'impasse è superata?
"Direi proprio di sì. La conferma che andremo in delegazione congiunta al Quirinale è un segnale di grande forza e ritrovata coesione".

La visita di Berlusconi in via della Scrofa, anche plasticamente, la ritiene una vittoria di Giorgia Meloni?
"La visita è stata molto gradita. Non si tratta di una vittoria, non siamo al gioco di Monopoli. È normale che il leader del primo partito riceva visite nella sua sede, fa parte di un protocollo non scritto".

Ci sono davvero le premesse per un via libera a un governo in breve tempo?
"Sì. Giorgia Meloni è pronta, il lavoro di tessitura lo ha anticipato in queste settimane di duro lavoro, proprio con lo scopo di fare presto, non appena il Capo dello Stato le avrà dato il mandato a comporre il governo".

Le fibrillazioni interne a Forza Italia rimangono un problema per la tenuta della maggioranza?
"Giorgia Meloni darà rappresentanza a tutti i partiti che hanno contribuito alla vittoria, fermo restando le sue prerogative a scegliere ministri coerenti con il suo progetto di governo. Quindi la mia risposta è no, non ci saranno problemi nella maggioranza".

Lollobrigida, in un'intervista a Repubblica, si è detto certo che a dare la fiducia al governo Meloni ci saranno altre "risorse" non attualmente in maggioranza.
"Se ci saranno ne saremo felici perché questa è una fase storica molto complicata per l'Italia e per l'Europa, dalle forze di opposizione ci attendiamo comportamenti responsabili che non producano nel tessuto sociale focolai d'intolleranza e violenza. Ma avremo comunque una maggioranza autosufficiente di centrodestra".

Non cessano le polemiche sulle scelte fatte per le presidenze delle Camere. Si poteva convergere su figure meno divisive, come dice l'opposizione?
"Le faccio i nomi di presidenti della Camera veramente "divisivi", molti esplicitamente comunisti: Nilde Iotti, Giorgio Napolitano (che si schierò a favore dell'invasione sovietica di Budapest), Luciano Violante, Fausto Bertinotti, Laura Boldrini, Roberto Fico (che FDI perfino votò). Io penso che essere di parte non significhi essere divisivi e loro lo hanno dimostrato. La seconda e terza carica dello Stato rappresentano ruoli di garanzia. È un errore andare fuori dall'Italia a parlarne male, si colpiscono gli interessi della nazione, non gli avversari politici".