Fuori dall’auletta dove erano riuniti i 5Stelle, si sentivano le grida dei grillini siciliani: «Se ci asteniamo e poi vince Renato Schifani e non Pietro Grasso, chi lo racconta in Sicilia che siamo per l’antimafia?». 16 marzo 2013, mattina. Pierluigi Bersani, allora segretario Pd, aveva appena fatto sapere all’ex procuratore antimafia Grasso, neo eletto, che l’aveva scelto come seconda carica dello Stato. Quel giorno, nel tardo pomeriggio, al quarto scrutinio, Grasso veniva eletto presidente del Senato con 137 voti (117 a Schifani). Poche ore dopo, il sondaggio di Swg mostrava che il 62% degli elettori erano pro Grasso. La scelta era giudicata molto o abbastanza soddisfacente.
Oggi lo stesso istituto di ricerca ha testato il gradimento per Ignazio La Russa, ex missino ed ex ministro della Difesa: la seconda carica dello Stato eletta da Meloni e Salvini con l’aiuto di 17 o 19 “franchi salvatori” dell’opposizione, riscuote la …
Fuori dall’auletta dove erano riuniti i 5Stelle, si sentivano le grida dei grillini siciliani: «Se ci asteniamo e poi vince Renato Schifani e non Pietro Grasso, chi lo racconta in Sicilia che siamo per l’antimafia?». 16 marzo 2013, mattina. Pierluigi Bersani, allora segretario Pd, aveva appena fatto sapere all’ex procuratore antimafia Grasso, neo eletto, che l’aveva scelto come seconda carica dello Stato. Quel giorno, nel tardo pomeriggio, al quarto scrutinio, Grasso veniva eletto presidente del Senato con 137 voti (117 a Schifani). Poche ore dopo, il sondaggio di Swg mostrava che il 62% degli elettori erano pro Grasso. La scelta era giudicata molto o abbastanza soddisfacente.
Oggi lo stesso istituto di ricerca ha testato il gradimento per Ignazio La Russa, ex missino ed ex ministro della Difesa: la seconda carica dello Stato eletta da Meloni e Salvini con l’aiuto di 17 o 19 “franchi salvatori” dell’opposizione, riscuote la simpatia del 41% degli elettori-campione. Sei su dieci non hanno apprezzato. Così come qualche polemica ha suscitato ieri sui social il vedere La Russa andare in via della Scrofa, dove si teneva il vertice tra Meloni e Berlusconi. Una sgrammaticatura istituzionale, questa l’obiezione, per il presidente del Senato, che però ha spiegato di essere là non per ragioni politiche ma per un saluto alla fondazione di An.
La serie storica di sondaggi sui presidenti delle Camere elaborata da Swg, certifica che le figure percepite come unitarie e nuove rispetto agli schieramenti politici di provenienza, sono le più apprezzate. Il record di basso gradimento ce l’ha l’attuale presidente della Camera, Lorenzo Fontana, finora vice di Salvini, una militanza cattolico integralista. Ha totalizzato il 34%, nella rilevazione fatta dal 14 al 17 ottobre. Né il campione di elettori sondati aveva simpatizzato per l’elezione a seconda carica dello Stato di Elisabetta Casellati nel 2018, che piaceva al 39%, mentre il 59% aveva gradito Roberto Fico a Montecitorio. Exploit di popolarità per Laura Boldrini, che eletta presidente della Camera il 16 marzo 2013 al quarto scrutinio, piaceva al 61%. Gli attacchi perché troppo di sinistra, cominciarono dopo.