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Chi è Raffaele Fitto, il ministro agli Affari europei e al Pnrr del governo Meloni

(ansa)
Già governatore della Puglia a 31 anni, l'eurodeputato di FdI ha un passato da centrista e un presente da consigliere della leader per i dossier europei più spinosi
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Se si eccettua Gianfranco Rotondi, che però è un’acquisizione recentissima, il più democristiano dei Fratelli italiani è senz’altro Raffaele Fitto: emblema dello sfondamento al centro di Giorgia Meloni, fra gli artefici della sua svolta europeista. L’uomo che da Strasburgo ne ha costruito l’ascesa tra i leader conservatori del vecchio continente, accreditandola anche presso la grande famiglia dei popolari, la sua ex casa madre.

Nato a Maglie nel 1969, l’enfant prodige del berlusconismo inizia la sua lunga carriera politica nelle file della Balena Bianca sulle orme del padre Salvatore, morto nell’88 per un incidente stradale mentre era presidente della Puglia. Raffaele ne raccoglie l’eredità e, partendo da semplice consigliere, diventa a soli 31 anni il più giovane governatore d’Italia. Un’adolescenza per sua stessa ammissione scapestrata, un ruolo da centrocampista nel Maglie che gioca…

Se si eccettua Gianfranco Rotondi, che però è un’acquisizione recentissima, il più democristiano dei Fratelli italiani è senz’altro Raffaele Fitto: emblema dello sfondamento al centro di Giorgia Meloni, fra gli artefici della sua svolta europeista. L’uomo che da Strasburgo ne ha costruito l’ascesa tra i leader conservatori del vecchio continente, accreditandola anche presso la grande famiglia dei popolari, la sua ex casa madre.

Nato a Maglie nel 1969, l’enfant prodige del berlusconismo inizia la sua lunga carriera politica nelle file della Balena Bianca sulle orme del padre Salvatore, morto nell’88 per un incidente stradale mentre era presidente della Puglia. Raffaele ne raccoglie l’eredità e, partendo da semplice consigliere, diventa a soli 31 anni il più giovane governatore d’Italia. Un’adolescenza per sua stessa ammissione scapestrata, un ruolo da centrocampista nel Maglie che gioca in quarta serie, Fitto si laurea in Giurisprudenza e mette la testa a posto. Nel 1994, quando la Dc si scioglie, aderisce al Ppi, l’anno dopo segue Rocco Buttiglione nei Cristiano democratici uniti che si allea con Forza Italia. È la svolta. Alle elezioni del 1995 il giovane predestinato viene confermato consigliere regionale, prima fa l’assessore, quindi il vicepresidente della Puglia. Una carriera fulminante. Nel 1999 viene eletto parlamentare europeo nella circoscrizione Sud con Forza Italia, nel 2000 corre per la presidenza della sua Regione e vince. Dopo cinque anni spera nel bis, ma viene battuto da Nichi Vendola.

Una sconfitta cocente. Lui però non si perde d’animo, anche perché il Cavaliere lo stima molto e punta su di lui: nel 2006 lo candida alla Camera, lo nomina responsabile ai rapporti con altri partiti e movimenti per il Popolo della Libertà, quindi gli offre i galloni da ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Locali. Per quasi un decennio Fitto è uno dei fiori all’occhiello del berlusconismo. Poi però qualcosa si rompe. Nel frattempo rieletto a Strasburgo nel 2015 decide di divorziare da FI:  non condividendo alcune scelte politiche del suo partito, tra cui il cosiddetto Patto del Nazareno, prima fonda una sua corrente quindi esce. Prova a fondare un suo partito centrista con scarso successo finché nel 2018 non aderisce a Fratelli d’Italia, di cui due anni più tardi diventa il candidato presidente alle regionali pugliesi. Ma subisce un’altra sconfitta, stavolta per mano di Michele Emiliano. Resta a Strasburgo e assurge al ruolo di consigliere principe di Meloni per gli Affari europei. La stessa delega che ora prenderà, insieme a quella pensatissima sul Pnrr, nel governo trainato dalla prima premier donna dell’Italia repubblicana.