Per chi suona la campanella. Cinquantasei anni dopo Hemingway, venneno Prodi e Dini. È il maggio del '96, Romando Prodi, leader dell'Ulivo, subentrò al Lamberto Dini, tecnico. Prima il passaggio avveniva all'interno dello studio del presidente del Consiglio dove si teneva un colloquio tra i due premier e si discuteva dei dossier più scottanti e urgenti. Nessuno vedeva nulla. C'era un unico dettaglio - ha raccontato Massimo Sgrelli, l'inventore del rito e per oltre 15 anni capo dipartimento del Cerimoniale di Palazzo Chigi - che si notava: "L'entrante era sempre più allegro dell'uscente".
Il primo passaggio
La prima volta, nel '96, non se ne accorse nessuno. La cerimonia fu sobria e discreta. Dopo è diventata uno show: si allestisce un set con giornalisti, fotografi e cameraman. La banda. Il passaggio di consegne per le 'piene funzioni'. Un commesso consegna su un vassoio la campanella dorata e, con quella, il nuovo Presidente del Consiglio dirige le riunioni del Cdm nella sala del Mappamondo, a favore di telecamere.
Letta, Renzi, Berlusconi e Conte
Se il passaggio più plateale fu quello tra Enrico Letta (non più sereno) e Matteo Renzi, tra sorrisi beffardi e sguardi offesi, i meno sobri erano con Berlusconi, a volte corrucciato, altre volte divertito. Neanche il rigido Mario Monti è riuscito a resistere: suonò la campanella divertito e in modo plateale davanti alle telecamere con il leader FI risentito. Come lo era stato Prodi, quando sorrise, elegantemente ma nascondendo i denti, passando la campanella a D'Alema.
Le ultime cerimonie
Il passaggio di testimone tra Giuseppe Conte e Mario Draghi nel pieno della pandemia di Covid fu segnato dall'amuchina. Un anno prima si svolse con una formula inedita: il premier Conte per il suo bis decise di non rinunciare allo scampanellio, succedendo a se stesso. Prima, dal '96, da quando esiste il rito della campanella, c'erano stati solo due casi di capo di governo che sono subentrati a se stesso: Massimo D'Alema, che passò il testimone dal primo al suo secondo governo, nel '99, e Silvio Berlusconi, nel passaggio dal bis al ter, nel 2005. In entrambi i casi, però, c'è stato il silenzio. Per nessuno aveva suonato la campanella.