Luigi Di Maio, finale amaro: addio anche a Impegno Civico
di Matteo Pucciarelli , di Matteo PucciarelliForse chissà, un giorno la parabola di Luigi Di Maio diventerà oggetto di studio. L'ultima notizia, battuta ieri sera per Adnkronos da Ileana Sciarra, è il sipario che si chiude su uno spettacolo che ahimé non stava guardando più nessuno: l'ex ministro degli Esteri si dimette da segretario di Impegno civico, il partito che era stato creato in fretta e furia dopo la caduta del governo di Mario Draghi e che alle elezioni, alleato del centrosinistra, ha racimolato lo 0,6 per cento.
L'inizio della fine (politica)
Pensare che a inizio giugno la politica italiana pareva ruotare attorno a lui. Con l'Italia non in guerra, ma partner dell'Ucraina, il suo ruolo alla Farnesina - già di per sé pesantissimo - valeva il doppio. Il ministro si era anche impegnato a redigere un piano di pace, una proposta per risolvere il conflitto in corso di cui si era parlato molto nelle cancellerie di mezza Europa. Nel frattempo, Di Maio…
Forse chissà, un giorno la parabola di Luigi Di Maio diventerà oggetto di studio. L'ultima notizia, battuta ieri sera per Adnkronos da Ileana Sciarra, è il sipario che si chiude su uno spettacolo che ahimé non stava guardando più nessuno: l'ex ministro degli Esteri si dimette da segretario di Impegno civico, il partito che era stato creato in fretta e furia dopo la caduta del governo di Mario Draghi e che alle elezioni, alleato del centrosinistra, ha racimolato lo 0,6 per cento.
L'inizio della fine (politica)
Pensare che a inizio giugno la politica italiana pareva ruotare attorno a lui. Con l'Italia non in guerra, ma partner dell'Ucraina, il suo ruolo alla Farnesina - già di per sé pesantissimo - valeva il doppio. Il ministro si era anche impegnato a redigere un piano di pace, una proposta per risolvere il conflitto in corso di cui si era parlato molto nelle cancellerie di mezza Europa. Nel frattempo, Di Maio faceva a sportellate con il presidente del M5S, Giuseppe Conte, di cui non condivideva più la linea politica; finché non decise di mollare il Movimento di cui era stato capo politico, portandolo al record elettorale del 2018. Lo seguirono una settantina di parlamentari dei 5 Stelle. Una mossa di sicuro non osteggiata né da Draghi, né da Sergio Mattarella né dal Pd e che doveva servire a puntellare l'esecutivo. Ma siccome in politica nulla è mai davvero prevedibile e ciò che avviene nel palazzo può far girare la testa e perdere la lucidità, tutti i calcoli si sono rivelati sbagliati.
Di Maio che coltivava un rapporto privilegiato con Giancarlo Giorgetti, Di Maio che ipotizzava un ticket con il sindaco di Milano Beppe Sala, Di Maio blandito da centristi e vecchie volpi della politica che in lui vedevano un possibile traghettatore verso non si è mai capito bene dove. Invece Lega, Forza Italia e M5S hanno rovinato ogni piano: fine del governo, tutti a casa.
Impegno Civico
Così il ministro, preso in contropiede, ha cambiato nome al gruppo parlamentare: da Insieme per il futuro a Impegno civico. Denominazioni che avevano una caratteristica in comune, cioè non significare nulla. Qual era l'identità politica di Di Maio, passato dal populismo ai gilet gialli al centrosinistra iper atlantista nel giro di quattro anni? Gli elettori non hanno fatto in tempo a capirlo ed eccoci qua. Neanche nel suo collegio di Napoli, sostenuto dal tutta la coalizione, è riuscito a spuntarla. Il prestatore di simbolo Bruno Tabacci, almeno lui è riuscito a conquistare il suo strapuntino nel collegio di Milano e dopo poche ore, come nelle commedie crudeli, ha sentenziato che l'avventura politica con Di Maio era finita.
Con sé il ministro uscente si è portato a fondo un pezzo di gruppo dirigente del passato M5S, altra gente che a un certo punto pareva potentissima e pienamente accettata dal sistema, da Laura Castelli a Vincenzo Spadafora. E magari in effetti sì, il cosiddetto sistema li aveva pure accettati e normalizzati. Sarà stato proprio quello il peccato capitale che invece coloro che si sono recati alle urne non gli hanno mai perdonato: da incendiario a pompiere nel giro di troppo poco tempo, una promessa tradita che ha condannato un signor nessuno - qual era il giovane Di Maio entrato in Parlamento nel 2013 - a ritornare tale. Una punizione anche eccessiva, in politica di parabole, contorsioni e miserie umane se ne sono viste di assai peggiori. Ma così è la vita e nulla vieta a Di Maio, passata la delusione, di reinventarsi ancora. A 36 anni lo si può fare senza problemi.