Delega sui porti, l'ultima parola a Meloni. La Lega: "Ci vogliono fregare"
di Matteo Pucciarelli , di Matteo Pucciarelli"Ci vogliono fregare...", è la confessione di un leghista in odor di sottogoverno, e il riferimento è ai cugini di Fratelli d'Italia. Tutto ruota attorno alle deleghe da dare o meno al ministero del Sud e del Mare. Del sud alla Lega interessa tutto sommato poco, ma del mare parecchio: perché se le Capitanerie di Porto verranno tolte al ministero delle Infrastrutture guidato da Matteo Salvini e consegnate a Nello Musumeci, per il leader del Carroccio si rompe un pezzo di giocattolo. Sarebbe l'addio al sogno, accarezzato a lungo, di tornare alla stagione dei porti chiusi, delle ong che soccorrono migranti nel Mediterraneo additate a nemico pubblico numero uno e tutto il resto. Nel biennio 2018-2019, con Salvini al ministero degli Interni a spadroneggiare, la cosa fruttò sovraesposizione mediatica e una valanga di voti alle Europee.
Le deleghe da affidare ai due ministeri saranno quindi oggetto di trattative e lo scontro sotterraneo tra…
"Ci vogliono fregare...", è la confessione di un leghista in odor di sottogoverno, e il riferimento è ai cugini di Fratelli d'Italia. Tutto ruota attorno alle deleghe da dare o meno al ministero del Sud e del Mare. Del sud alla Lega interessa tutto sommato poco, ma del mare parecchio: perché se le Capitanerie di Porto verranno tolte al ministero delle Infrastrutture guidato da Matteo Salvini e consegnate a Nello Musumeci, per il leader del Carroccio si rompe un pezzo di giocattolo. Sarebbe l'addio al sogno, accarezzato a lungo, di tornare alla stagione dei porti chiusi, delle ong che soccorrono migranti nel Mediterraneo additate a nemico pubblico numero uno e tutto il resto. Nel biennio 2018-2019, con Salvini al ministero degli Interni a spadroneggiare, la cosa fruttò sovraesposizione mediatica e una valanga di voti alle Europee.
Le deleghe da affidare ai due ministeri saranno quindi oggetto di trattative e lo scontro sotterraneo tra Lega e Fdi è già in corso. L'ultima parola però spetta a Giorgia Meloni, che in Consiglio dei ministri dovrà portare il decreto con la rimodulazione dei compiti. Ad oggi il borsino vede in discesa le mire di Salvini. Al Mit andrebbe la riforma e la gestione delle autorità portuali, che hanno un peso economico non da poco, ma non quella dei traffici marittimi e delle Capitanerie. Anche perché il ministero del Mare, per avere un senso, deve pur possedere qualche delega vera. Di certo Meloni non ha alcuna intenzione di regalare al suo vicepremier il palcoscenico della lotta all'immigrazione: dovesse avere la delega alle Capitanerie, a Palazzo Chigi già lo immaginano a bordo di una motovedetta col cappellino e con fare da controllore delle coste, in trance da campagna elettorale permanente. Più un rischio che un'opportunità.
L'incertezza sulle deleghe in questione pesa anche per le nomine a sottosegretario. Perché il fedelissimo di Salvini e uomo forte della Lega ligure Edoardo Rixi, che veniva dato addirittura possibile ministro al Mit, punta molto ad avere voce in capitolo sul tema porti. Invece la creazione del ministero del Mare, che pure era stata buttata lì in campagna elettorale proprio dal Carroccio, complica un po' le cose. A dimostrazione che il braccio di ferro è in corso c'è, banalmente, la conferma fatta ieri dall'ex presidente della regione Sicilia: "Avremo tempo di parlare delle deleghe...", risposta data a proposito dei porti. "Il messaggio di fare il ministero del Mare è importantissimo, il 50 per cento delle importazioni arriva via mare, però ne vanno coordinate organizzazione e competenza ed è una cosa complicata. Noi al momento non ne sappiamo nulla", commenta l'ex sottosegretario forzista Mino Giachino, oggi presidente di Saimare, ramo della logistica. Di per sé l'accoppiata sud e mare non pare riuscitissima: i porti che contano di più, a parte Gioia Tauro e Napoli, sono tutti al nord, cioè Genova, Trieste, Livorno, La Spezia, Ravenna. Ma il dettaglio che conta è tutto politico e riguarda i poteri del "Capitano".