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Mattarella e Macron insieme per la pace: "Guerra in Ucraina sfida ai nostri valori"

Il Capo dello Stato e il presidente francese all’evento della comunità di Sant’Egidio a Roma. Applausi da tre ministri di Meloni
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ROMA - "La pace è possibile, ma sarà l'Ucraina a scegliere il momento e i termini. E a quel punto la si costruirà con l'altro", dice Emmanuel Macron. "Serve una pace che non ignori il diritto a difendersi e non distolga lo sguardo dal dovere di prestare soccorso a un popolo aggredito", sostiene Sergio Mattarella. "Presidente!", aveva detto poco prima il presidente Macron mettendo piede alla Nuvola. "Benvenuto a Roma", gli ha risposto in francese Mattarella. In attesa che perfezionino la loro intesa Macron e Meloni, il Quirinale ribadisce legame e sintonia con la Francia.


"Il grido della pace" si chiama l'evento, organizzato da Sant'Egidio. Teatro stracolmo. Capi religiosi da tutto il mondo. Il presidente della Cei Matteo Zuppi, a cui i ragazzi chiedono selfie come a una popstar. Il rabbino capo di Francia, Haim Korsia. Il segretario generale della Muslim Wold League, Abdul Karim Al-Issa. Migli…

ROMA - "La pace è possibile, ma sarà l'Ucraina a scegliere il momento e i termini. E a quel punto la si costruirà con l'altro", dice Emmanuel Macron. "Serve una pace che non ignori il diritto a difendersi e non distolga lo sguardo dal dovere di prestare soccorso a un popolo aggredito", sostiene Sergio Mattarella. "Presidente!", aveva detto poco prima il presidente Macron mettendo piede alla Nuvola. "Benvenuto a Roma", gli ha risposto in francese Mattarella. In attesa che perfezionino la loro intesa Macron e Meloni, il Quirinale ribadisce legame e sintonia con la Francia.


"Il grido della pace" si chiama l'evento, organizzato da Sant'Egidio. Teatro stracolmo. Capi religiosi da tutto il mondo. Il presidente della Cei Matteo Zuppi, a cui i ragazzi chiedono selfie come a una popstar. Il rabbino capo di Francia, Haim Korsia. Il segretario generale della Muslim Wold League, Abdul Karim Al-Issa. Migliaia di persone giunte da quaranta paesi occupano ogni poltroncina e persino i corridoi. Sono qui per far rivivere lo spirito di Assisi, acceso trentasei anni fa da Paolo Giovanni II. È un'urgenza mai così concreta. La guerra perduta nel cuore dell'Europa.

Mattarella viene accolto da una standing ovation, il cattolicesimo solidale ed inclusivo di Sant'Egidio è anche il suo. Dice: "Non possiamo consegnarci all'ingiustizia delle situazioni di fatto, né allo strazio di guerre infinite. L'Europa non può e non deve permettersi di cadere prigioniera della precarietà, incapace di assolvere al suo naturale ruolo di garante di pace e di stabilità nel Continente e nelle aree vicine. Ne va della nostra stessa libertà e prosperità". Ma non c'è pace senza giustizia. Mattarella spiega perché. "Se vuoi la pace preparala: è stata un'esortazione più volte ripetuta nei secoli. Non può esserci contrapposizione tra mezzi e fini se si vuole la pace. Non si può giungere alla pace esaltando la guerra e la volontà di potenza. Perché la pace è integrale o non esiste. E non esiste se non è corroborata da verità e giustizia.

A questi principi si sono conformate la Costituzione e i comportamenti della Repubblica. Una Costituzione frutto di una coscienza dolorosamente maturata nella ferocia devastante della seconda guerra mondiale, cui ci hanno condotto le dittature del Novecento". "Io ce l'ho messa tutta per dialogare con il presidente Putin, ma ora è il momento di parlare, anche sotto traccia, con il popolo russo perché "non è la loro guerra", dice Macron. "Oggi la pace non può essere la consacrazione delle legge più forte, né il cessate il fuoco che definirebbe uno stato di fatto". Il mondo cattolico è un mondo complesso, con voci difformi. Molti ci saranno il 5 novembre, in piazza a Roma. "La politica - ha detto Andrea Riccardi, il fondatore di Sant'Egidio - ha bisogno di "un'immaginazione alternativa".

Una politica realista ha bisogno di una visione ampia. Una delle cose più sciocche è che dire pace voglia dire essere filo-putiniani. Non è vero". Serve però un salto di qualità. Mattarella a fine aprile aveva suggerito il modello Helsinki, invitando a uno sforzo creativo. Per Riccardi è Macron il leader che può coagulare un'iniziativa europea. La sensazione che si ha, ascoltando l'inquilino dell'Eliseo, è che però la soluzione sia lontana. "Si parla troppo di riarmo, l'unica logica non può essere quella militare", ammonisce Zuppi.

Ci sono anche riflessi interni, che vanno colti. Il governo della destra è in carica da appena 24 ore e tre suoi importanti esponenti - Antonio Tajani, Urso, Matteo Piantedosi - si ritrovano insieme da Macron. Il miracolo consiste nel mettere insieme mondi in apparenza distanti, (ci sono anche Gianni Letta e Maurizio Landini), che ora dovranno giocoforza dialogare. "Lavoreremo sempre insieme alla Ue e alla Nato", ribadisce Tajani. Piantedosi incontra il collega francese Gerald Darmanin. "Credo in Sant'Egidio sin da tempi non sospetti", assicura Urso. È una prova di realismo, che precede il faccia a faccia serale tra Meloni e Macron.