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Le opposizioni: "Da Meloni intervento identitario e di estrema destra"

Diversità di vedute anche all'interno degli stessi partiti, dove c'è chi dice "è tornata la politica" e chi parla di intervento "vittimista e retorico" senza soluzioni.  Su una sola cosa sono tutti d'accordo: il debutto della premier è stato "tecnicamente ineccepibile" ma "chiaramente connotato"
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Il discorso di Giorgia Meloni non ha solo spiazzato le opposizioni, le ha anche - tanto per cambiare - divise. Facendo registrare una notevole diversità di vedute anche all'interno degli stessi partiti, dove c'è chi dice "è tornata la politica" e chi parla di intervento "vittimista e retorico".  Su una sola cosa sono tutti d'accordo: il debutto della premier è stato "tecnicamente ineccepibile" ma "molto identitario, chiaramente connotato" verso la destra estrema.

Spiega l'ex ministro del Lavoro Andrea Orlando: "Non ha detto una parola sui salari, ha ribadito il blocco navale, ha annunciato un condono fiscale. Da oggi è ancora più chiara la differenza fra destra e sinistra, che nessuna professione di europeismo e atlantismo - peraltro imposta dal contesto internazionale e dai 200 miliardi del Pnrr in ballo - può nascondere".

Scandalizzata, l'ala sinistr…

Il discorso di Giorgia Meloni non ha solo spiazzato le opposizioni, le ha anche - tanto per cambiare - divise. Facendo registrare una notevole diversità di vedute anche all'interno degli stessi partiti, dove c'è chi dice "è tornata la politica" e chi parla di intervento "vittimista e retorico".  Su una sola cosa sono tutti d'accordo: il debutto della premier è stato "tecnicamente ineccepibile" ma "molto identitario, chiaramente connotato" verso la destra estrema.

Spiega l'ex ministro del Lavoro Andrea Orlando: "Non ha detto una parola sui salari, ha ribadito il blocco navale, ha annunciato un condono fiscale. Da oggi è ancora più chiara la differenza fra destra e sinistra, che nessuna professione di europeismo e atlantismo - peraltro imposta dal contesto internazionale e dai 200 miliardi del Pnrr in ballo - può nascondere".

Scandalizzata, l'ala sinistra del Pd, soprattutto per il "revisionismo storico che tende a mettere sullo stesso piano fascismo e Resistenza, peraltro mai citata esplicitamente: è passata dalle lodi al Ventennio all'attacco dell'antifascismo, che è la madre di tutte le libertà da lei rivendicate. Terribile", denuncia il vicesegretario dem Peppe Provenzano. Con il giovane deputato Marco Furfaro colpito soprattutto da quel che mancava nel discorso di Meloni, fatto per "rispondere alla pancia dell'opinione pubblica: non parla mai di precarietà né di diritti civili, quando parla di donne parla di natalità, quando parla di fisco non parla mai di redistribuzione ma solo di condoni, a scuola e sanità non è mai associato l'aggettivo pubblico".

E dunque, per Marianna Madia, "la neopremier ha parlato come fosse ancora la leader dell'opposizione, è rimasta lì, non ha detto una sola cosa concreta che vuol fare né come farla, un misto di vittimismo e retorica: si riempie la bocca di pragmatismo e poi però cancella il ministero della transizione digitale mentre parla di sovranità tecnologica".

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Ma Matteo Orfini invita i compagni di partito  a fare esercizio di realismo: "Ha vinto la politica e lei ha fatto un discorso molto politico. Noi non dobbiamo rispondere con il programmismo. Ha collocato il governo dentro un quadro di destra sociale e con queste politiche si prepara a guidare il Paese, ponendosi come rappresentante della crisi sociale, voce dei deboli e dei fragili. Per cui noi dobbiamo riprendere a far politica magari non impiegando sei mesi a fare un congresso". Paola De Micheli non è d'accordo: "Ha fatto un comizio nel tentativo di portare avanti un'operazione culturale di destra-destra per accreditare se stessa e il suo partito nel consesso atlantico e per provare a rassicurare un Paese che non l'ha votata a maggioranza". Di più: "Meloni ha chiesto scusa in anticipo per tutte le promesse fatte in campagna elettorale che non riuscirà a mantenere con la prossima Legge di Bilancio". 

Non dissimile l'analisi di Nicola Zingaretti: "Giorgia Meloni ha proposto un’Italia più ingiusta: condono ai furbi, occhiolino agli evasori, meno tasse ai ricchi. Non è un caso che, tra tante parole, manchi drammaticamente un riferimento al tema più urgente di questo nostro Paese: il livello insostenibile delle diseguaglianze. Sui giovani paternalismo. Abbiamo ascoltato, come in campagna elettorale, una rassegna e denuncia dei problemi, senza soluzioni. Un comizio di un capo della destra".

Una critica condivisa anche da Carlo Calenda, ma non dall'ala renziana del suo gruppo. "Il discorso di Giorgia Meloni è una infinita lista della spesa condita con quintali di retorica ma nessuna traccia sul 'comè fare le cose. Nessuna scelta o idea di paese. È tutto un 'ma anche'. Sembrava un intervento di Conte, altro che rivoluzione sovranista. Una noia mortale" , ha scritto su Twitter il leader di Azione. "Altro che allarme democratico, qui c'è un concreto rischio di galleggiamento. Vaghi accenni su politica energetica, poco o nulla su scuola, cultura e sanità. Bene su Rdc e posizionamento internazionale dell'Italia. Bella la parte sulle donne. Il resto è fuffa".

Roberto Giachetti non condivide: " È stato un intervento molto intelligente che mette in chiatto la differenza fra governo tecnico e governo politico", afferma il deputato di IV. "Anche se io condivido poco di quel che ha detto, ha offerto una visione. Con una premessa sul difficile contesto in cui il governo dovrà muoversi, anche questa molto furba perché sa perfettamente che non potrà mantenere il 90 per cento delle promesse".

Il leader del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte per una volta d'accordo con quello di Azione: "Dalla presidente Meloni oltre un'ora di vuota retorica, condita da tanti slogan demagogici e i soliti richiami culturali della destra. I cittadini però non hanno ascoltato una sola parola su soluzioni per carobollette e crisi energetica. Meno male che erano 'pronti'", scrive su Twitter.