Iotti, Corbella, Cristoforetti: le donne citate solo per nome da Giorgia Meloni. Le reazioni a sinistra: "Visione miope, le ha sminuite tutte"
di Giovanna Casadio , di Giovanna CasadioROMA - Ci sono prime volte e prime volte. Quando Giorgia Meloni nel discorso di insediamento alla Camera ha elencato il "suo" pantheon di donne, ad alzarsi in piedi tra i primi sono stati i leader Enrico Letta e Giuseppe Conte e poi tutte le deputate e i deputati di Pd, 5Stelle, terzopolisti insieme al centrodestra, ovviamente.
Ma se le citazioni sono state impeccabili, l'atteggiamento non è piaciuto alle donne di sinistra. Le assi (femminili) della scala che ha portato una giovane donna di destra a Palazzo Chigi, la prima volta in assoluto di una donna premier in Italia, raccontano piuttosto una cultura "individualista", che ha dimenticato le lotte dei movimenti delle donne negli Anni Settanta senza le quali quanto è stato possibile a Meloni, neppure sarebbe stato pensabile.
Cecilia D'Elia, senatrice e portavoce della conferenza delle donne del Pd, lo spiega andando a ritrovare il video dell'insediamento di Nilde Iotti, madre cost…
ROMA - Ci sono prime volte e prime volte. Quando Giorgia Meloni nel discorso di insediamento alla Camera ha elencato il "suo" pantheon di donne, ad alzarsi in piedi tra i primi sono stati i leader Enrico Letta e Giuseppe Conte e poi tutte le deputate e i deputati di Pd, 5Stelle, terzopolisti insieme al centrodestra, ovviamente.
Ma se le citazioni sono state impeccabili, l'atteggiamento non è piaciuto alle donne di sinistra. Le assi (femminili) della scala che ha portato una giovane donna di destra a Palazzo Chigi, la prima volta in assoluto di una donna premier in Italia, raccontano piuttosto una cultura "individualista", che ha dimenticato le lotte dei movimenti delle donne negli Anni Settanta senza le quali quanto è stato possibile a Meloni, neppure sarebbe stato pensabile.
Cecilia D'Elia, senatrice e portavoce della conferenza delle donne del Pd, lo spiega andando a ritrovare il video dell'insediamento di Nilde Iotti, madre costituente, donna della sinistra, prima presidente della Camera. Era il lontano 1979 e Iotti descriveva la sua emozione: " Io stessa non ve lo nascondo vivo in modo quasi emblematico questo momento, avvertendo in esso un significato più profondo, che supera la mia persona e investe milioni di donne che attraverso lotte faticose, pazienti, tenaci, si sono aperte la strada verso la loro emancipazione. E avere speso gran parte del mio impegno per il loro riscatto, per l'affermazione di una loro pari responsabilità sociale e umana, costituisce e costituirà sempre un motivo di orgoglio della mia vita".
Mentre Meloni dice "io ce l'ho fatta e potete farcela, ma con una visione individualistica", segnala sempre D'Elia. "Il punto è se accetti le regole del gioco stabilite dagli uomini o le metti in discussione. E comunque i riferimenti femminili sono dentro un discorso politico di destra in cui non c'è alcun riferimento alle diseguaglianze e alle Pari opportunità.
E poi c'è quella citazione senza cognome, che assegna le donne alla loro indeterminatezza: è quanto denuncia Laura Boldrini, ex presidente della Camera, uscendo dall'aula di Montecitorio e criticando l'impronta reazionaria e identitaria del discorso di Meloni. Poi provocando: "Dovrebbe chiamare il suo partito Fratelli e Sorelle d'Italia, sarebbe più inclusivo".
La neo premier così ha ricordato le donne che "hanno osato per impeto per ragione o per amore", assi appunto di quella scala che oggi ha portato lei fino alla presidenza del Consiglio. Le elenca per nome e solo dopo i suoi collaboratori forniscono i cognomi mentre in Transatlantico partono scommesse su chi sono, a chi esattamente si riferisse. Ecco quindi il grazie a Cristina (Trivulzio di Belgioioso) elegante organizzatrice di salotti e barricate; Rosalia (Montmasson), testarda al punto di partire con i Mille che fecero l'Italia. Come Alfonsina (Strada) che pedalò contro il vento del pregiudizio (nel 1924 partecipò al Giro d'Italia). Come Maria (Montessori) o Grazia (Deledda) che con il loro esempio spalancarono i cancelli dell'istruzione alle bambine di tutto il mondo. E poi Tina (Anselmi), Nilde (Iotti), Rita (Levi Montalcini), Oriana (Fallaci), Iaria (Alpi), Mariagrazia (Cutuli), Fabiola (Giannotti), Marta (Cartabia), Elisabetta (Casellati), Samantha (Cristoforetti), Chiara (Corbella Petrillo). Donne dei primari, al cui valore Meloni rende omaggio.
Commenta Paola De Micheli, ex ministra ora in corsa per la segreteria del Pd: "Un omaggio doveroso quello di Meloni, ma l'idea è che il merito sia tutto e esclusivamente personale. Dimentica le disuguaglianze. Non basta avere determinazione e coraggio, puoi non farcela lo stesso. È questo a rendere arrogante la sua impostazione. Viviamo una società in cui la povertà è ereditaria, tocca dire dove sta l'esclusione per donne e giovani e come combatterla". Per l'ex presidente della commissione parlamentare sui femminicidi, Valeria Valente è un errore "non avere affatto parlato della violenza sulle donne".
Inoltre prosegue Valente: "Vedo il rischio di vanificare il potenziale di essere donna in un posto decisivo : la sua visione si conferma miope e reazionaria, a partire dal linguaggio che ha usato tutto ossessivamente al maschile. Ha ringraziato le donne che ce l'hanno fatta prima di lei ma soprattutto ha elogiato la famiglia annunciando politiche contro la glaciazione demografica". E sempre sulle donne chiamate per nome, la dem Chiara Braga rimarca: "La prima presidente del Consiglio è quella che si vuole fare chiamare il presidente, che è strano dal punto di vista dell'italiano prima ancora che del linguaggio di genere. Una forzatura. E nel citare le donne protagoniste di tante conquiste e patti in avanti, sceglie di citarle per nome, cosa che non sarebbe avvenuta se si fosse trattato di uomini delle istituzioni. Non l'ho vissuta come una confidenza o vicinanza, ma come diminutio".
E poi c'è chi fa notare le mancanze. Ad esempio quella di Emma Bonino, prima commissaria italiana nella Ue, finita in carcere per affermare i diritti civili.