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Sottosegretari, la trattativa. Forza Italia reclama Editoria e Giustizia. No a Valentini agli Esteri

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Rush finale sui nomi. Al meloniano Butti l’Innovazione digitale. Il Terzo polo tratta con la maggioranza per Copasir o Vigilanza
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ROMA - Giustizia, Editoria, Mise (che controlla le telecomunicazioni). Sono le tre caselle chiave, dove Silvio Berlusconi punta a piazzare la bandierina di FI, per interposti sottosegretari, e marcare stretto l'operato del governo. Incassata la doppia fiducia a Camera e Senato, Giorgia Meloni intende chiudere rapidamente l'ultimo dossier legato alla formazione dell'esecutivo. Quaranta caselle da riempire a stretto giro di posta - "entro una settimana", mette a verbale il braccio destro Giovanbattista Fazzolari - per permettere alla macchina burocratica dei ministeri di lavorare a ranghi completi alla Finanziaria. Lo schema di massima è stato definito. Forza Italia, che aveva sparato: vogliamo 12 poltrone, dovrebbe accontentarsi di 2 viceministri e 6-7 sottosegretari. Alla Lega andranno due viceministri e 9 sottosegretari. Un posto a Noi Moderati. Il resto della torta andrebbe a FdI, anche se Giorgia Meloni potrebbe decidere di non giocare subito tutte le f…

ROMA - Giustizia, Editoria, Mise (che controlla le telecomunicazioni). Sono le tre caselle chiave, dove Silvio Berlusconi punta a piazzare la bandierina di FI, per interposti sottosegretari, e marcare stretto l'operato del governo. Incassata la doppia fiducia a Camera e Senato, Giorgia Meloni intende chiudere rapidamente l'ultimo dossier legato alla formazione dell'esecutivo. Quaranta caselle da riempire a stretto giro di posta - "entro una settimana", mette a verbale il braccio destro Giovanbattista Fazzolari - per permettere alla macchina burocratica dei ministeri di lavorare a ranghi completi alla Finanziaria. Lo schema di massima è stato definito. Forza Italia, che aveva sparato: vogliamo 12 poltrone, dovrebbe accontentarsi di 2 viceministri e 6-7 sottosegretari. Alla Lega andranno due viceministri e 9 sottosegretari. Un posto a Noi Moderati. Il resto della torta andrebbe a FdI, anche se Giorgia Meloni potrebbe decidere di non giocare subito tutte le fiches e di tenersi due-tre incarichi per i prossimi mesi.

In FI naturalmente l'ultima mano di nomine ripropone lo scontro fra l'ala Ronzulli (penalizzata sui titolari dei ministeri) e quella del vicepremier Antonio Tajani. I ronzulliani dunque vogliono recuperare. In quota Tajani dovrebbe farcela Paolo Barelli (viceministro all'Interno), anche se dall'altra sponda azzurra lo danno in bilico. Come è in forse Francesco Battistoni all'Agricoltura. Per la Giustizia è in pole come viceministro l'avvocato di Berlusconi, Francesco Paolo Sisto. All'Editoria è pronto Alberto Barachini. Valentino Valentini, l'uomo che per conto del Cavaliere teneva i rapporti con la Russia, non finirà agli Esteri (pesano i dubbi sia di Meloni sia di Tajani), e viaggia verso il Mise. Al Mef potrebbe essere recuperato Sestino Giacomoni, danneggiato dalla collocazione elettorale e rimasto sprovvisto di seggio. Gli altri nomi che circolano dentro FI sono Giuseppe Mangialavori (Sud), Matilde Siracusano (Pnrr) e l'ex viceministro Antonio Martusciello.

La Lega ha quasi chiuso la lista. I nomi blindati sono quattro, per tutti è un ritorno: Edoardo Rixi alle Infrastrutture, Nicola Molteni al Viminale, Claudio Durigon al Lavoro, per seguire da vicino il dossier pensioni, Lucia Borgonzoni alla Cultura. Il Carroccio rivendica anche la delega al Cipe (cassaforte miliardaria) sotto Palazzo Chigi, dove potrebbe accasarsi Federico Freni se non venisse confermato al Mef. In lizza per una poltrona da sottosegretario pure Vannia Gava (Energia), Giuseppina Castiello (Sud) e Pasquale Pepe.

In FdI si sta per chiudere la partita delle presidenze di Commissione, strategiche quanto, se non di più, un sottosegretariato. La delega all'Innovazione tecnologica, pesante come un ministero, dovrebbe andare al senatore Alessio Butti, già responsabile Telecomunicazioni del partito. Fazzolari è sicuro all'Attuazione del programma, così come Maurizio Leo all'Economia, con delega al fisco. Edmondo Cirielli dovrebbe finire agli Esteri, Marcello Gemmato alla Sanità, Galeazzo Bignami al Mise. Altri nomi buoni sia per la guida di una commissione sia per il sottogoverno: Paola Frassinetti all'Istruzione, Andrea Delmastro Delle Vedove alla Giustizia, Salvatore Deidda alla Difesa, Augusta Montaruli. La delega ai Servizi resterà nel paniere di Meloni, al massimo sarà affidata al sottosegretario di Palazzo Chigi, Alfredo Mantovano.

L'ultimo scampolo di nomine fa gola anche al Terzo Polo. Matteo Renzi non si accontenta di "giuntine" (quelle delle autorizzazioni) e ha messo nel mirino Copasir o Vigilanza Rai. L'ex premier ieri in Senato si è detto pronto a lanciare nomi in grado di raccogliere consensi nel centrodestra (Ettore Rosato, Mara Carfagna, Enrico Costa), in assenza di un accordo con Pd e M5S. "Se vogliono continuare così, alla fine è la destra che decide. Potremmo presentare nostri candidati e poi vediamo che succede". Non sembra andato a segno il tentativo di mediazione del dem Dario Franceschini. "Oggi mi ha detto: serve un accordo. Io gli ho risposto: ora?". Come dire: troppo tardi.