Matteo Piantedosi apre il dossier Libia per provare a incidere subito sui flussi migratori ma tiene in cima alla sua agenda l'impronta da dare alla gestione dell'ordine pubblico nelle piazze italiane per difenderle da quelli che definisce "professionisti della sommossa che stanno provando ad organizzarsi".
"Equilibrio e moderazione, uso della forza sempre come ultima opzione", assicura nelle stesse ore in cui gli studenti occupano La Sapienza, difendendo però l'operato della polizia negli scontri di martedì. "Gli agenti hanno impedito che ci fosse l'assalto ad una manifestazione legittima. Quando si arriva al contatto fisico si vedono poi scene che nemmeno io vorrei vedere. Nessuno vuole conflittualità, spero che il clima si possa rasserenare", l'auspicio del ministro che invita ad abbassare i toni anche sul fascismo "una ferita aperta con abissi indimenticati e indimenticabili".
Prova dunque a sm…
Matteo Piantedosi apre il dossier Libia per provare a incidere subito sui flussi migratori ma tiene in cima alla sua agenda l'impronta da dare alla gestione dell'ordine pubblico nelle piazze italiane per difenderle da quelli che definisce "professionisti della sommossa che stanno provando ad organizzarsi".
"Equilibrio e moderazione, uso della forza sempre come ultima opzione", assicura nelle stesse ore in cui gli studenti occupano La Sapienza, difendendo però l'operato della polizia negli scontri di martedì. "Gli agenti hanno impedito che ci fosse l'assalto ad una manifestazione legittima. Quando si arriva al contatto fisico si vedono poi scene che nemmeno io vorrei vedere. Nessuno vuole conflittualità, spero che il clima si possa rasserenare", l'auspicio del ministro che invita ad abbassare i toni anche sul fascismo "una ferita aperta con abissi indimenticati e indimenticabili".
Prova dunque a smorzare la tensione già alta Piantedosi, che non nasconde la preoccupazione per una situazione che rischia di degenerare fin dalle prossime manifestazioni. "Ci sono segnali che ci inducono a tenere alta l'attenzione", dice dopo aver riunito al Viminale il Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica con i vertici delle forze dell'ordine e dell'Intelligence.
Per segnare subito un cambio di rotta sull'immigrazione e avvertire Europa e ong il ministro, in attesa di mettere mano ad un provvedimento che rimoduli i flussi per lavoro e i corridoi umanitari, rispolvera il decreto sicurezza che ha contribuito a scrivere da capo di gabinetto di Salvini al Viminale. Ma non basta: al capo dell'Aise Caravelli Piantedosi ha chiesto la reale situazione in Libia la cui instabilità - dice - "è un elemento determinante nella crescita della spinta migratoria", con un aumento del 76 % degli arrivi. I due grandi barconi, con 6-700 persone, soccorsi due giorni fa dalle nostre motovedette in zona Sar italiana ne sono la conferma. Partiti entrambi dalla Cirenaica, controllata dalle milizie sotto l'influenza dei russi mentre la Tripolitania è ormai sotto la giurisdizione della Turchia. E dunque all'Intelligence Piantedosi ha chiesto se, nella Libia terra di nessuno, l'Italia può trovare interlocutori affidabili per portare avanti la sua strategia: fermare le partenze prevedendo flussi legali verso l'Europa da Libia, Tunisia ed Egitto e ripartizione nella Ue dei migranti in arrivo con quote che premino gli Stati come l'Italia in prima linea per gli sbarchi. Limitati a chi arriva autonomamente o viene soccorso in zona Sar italiana.
La linea sulle Ong resta quella dei porti chiusi. "Abbiamo applicato la legge, i famosi decreti sicurezza rivisitati ma che sono rimasti sostanzialmente nel loro impianto", spiega il ministro dell'Interno confermando che la direttiva firmata come anticamera al divieto di ingresso in acque italiane per le due navi attualmente nel Mediterraneo (a cui adesso si è aggiunta la Geo Barents di Msf con 268 migranti) è innanzitutto un avvertimento. "Vogliamo lanciare un messaggio ai partner. La condivisione deve esserci non a sbarco avvenuto ma la presa in carico deve partire subito". Da Norvegia e Germania ancora nessuna risposta. E comunque, rassicura Piantedosi mentre sulla Ocean Viking e della Humanity1 gli oltre 400 soccorsi si preparano ad una lunga permanenza in mare, "le persone a bordo non sono in condizioni di insicurezza e siamo disponibili a farci carico di chi dovesse versare in condizioni di fragilità".