BRUXELLES - Se non è un commissariamento, di certo sarà almeno una supervisione. Molto, molto stringente. I riflettori della Commissione Ue sui Paesi con debito ad "alto rischio" tra un anno si accenderanno. E controlleranno passo dopo passo le politiche dei governi nazionali per rientrare dall'eccessiva esposizione. E tra le "nazioni" ad "alto rischio" e quindi sotto osservazione di certo c'è l'Italia.
La riforma del Patto di Stabilità preparata dall'esecutivo europeo è pronta. La riunione collegiale la approverà tra una settimana, mercoledì prossimo. L'obiettivo dell'ultimo anno - su cui hanno lavorato il commissario italiano Paolo Gentiloni e il lettone Valdis Dombrovskis - è stato quello di rendere il Patto meno "stupido" rispetto alla congiuntura che l'Ue ha vissuto dopo l'esplosione della pandemia e che ora sta vivendo a causa dell'attacco russ…
BRUXELLES - Se non è un commissariamento, di certo sarà almeno una supervisione. Molto, molto stringente. I riflettori della Commissione Ue sui Paesi con debito ad "alto rischio" tra un anno si accenderanno. E controlleranno passo dopo passo le politiche dei governi nazionali per rientrare dall'eccessiva esposizione. E tra le "nazioni" ad "alto rischio" e quindi sotto osservazione di certo c'è l'Italia.
La riforma del Patto di Stabilità preparata dall'esecutivo europeo è pronta. La riunione collegiale la approverà tra una settimana, mercoledì prossimo. L'obiettivo dell'ultimo anno - su cui hanno lavorato il commissario italiano Paolo Gentiloni e il lettone Valdis Dombrovskis - è stato quello di rendere il Patto meno "stupido" rispetto alla congiuntura che l'Ue ha vissuto dopo l'esplosione della pandemia e che ora sta vivendo a causa dell'attacco russo all'Ucraina. L'idea di base, dunque, punta a definire regole coeve. Capaci cioè di rispondere effettivamente alle esigenze di questa fase e non a quelle di venti anni fa.
Ma questo non vuol dire che il controllo sugli Stati meno morigerati venga meno. Anzi, quelli più indebitati saranno messi comunque sotto vigilanza. E forse anche in maniera più puntuale. A cominciare dall'Italia. Che con il suo rapporto debito-Pil vicino al 150 per cento è, dopo la Grecia, la "pecora più nera" d'Europa. Una notizia non troppo felice per Giorgia Meloni che proprio domani verrà a Bruxelles a presentarsi ai vertici delle Istituzioni europee.
E allora come cambierà il Patto di Stabilità e Crescita? Il primo aspetto, che ci tocca direttamente, riguarda la regola sul debito eccessivo. I Trattati fino ad ora stabiliscono che chi ha un debito superiore al 60% del Pil deve ridurre "l'eccesso" di un ventesimo ogni anno. Per l'Italia consisterebbe in un intervento-monstre: almeno 50 miliardi l'anno. Ma si tratta di una misura ormai inconciliabile con gran parte dei membri, compresa la Francia. Ecco, questa previsione sarà cancellata. Così come l'altra regola che stabilisce un obbligatorio miglioramento dei saldi dell'0,5 per chi non raggiunge il pareggio di Bilancio (un vantaggio anche per la Germania). Due passi avanti per le situazioni che l'Ue sta attraversando. Per il nostro Paese un vantaggio netto.
Ma nelle trattative per definire la proposta i "frugali" del nord Europa hanno chiesto qualcosa in cambio: un "enforcement" sui criteri di vigilanza. Un rafforzamento delle misure sanzionatorie. Perché loro partono da un presupposto: con il Recovery avete avuto tanti soldi, ora fate le riforme e mettetevi in regola. Quindi? Quindi i Paesi con debito eccessivo dovranno concordare un piano di rientro quadriennale con la Commissione.
Nessun criterio generale applicato a tutti, ma la valutazione specifica di ogni singolo Paese. Il punto è proprio questo. Tra un anno, dal primo gennaio 2024 quando cesserà la sospensione del Patto di Stabilità, l'Italia dovrà presentarsi a Bruxelles e concordare con la Commissione come ridurre il debito nei successivi quattro anni. Non è ancora un commissariamento, non si tratta dell'arrivo della "Trojka" a Roma, ma certo la politica economica nazionale avrà dei margini di autonomia molto limitata. Come dicono ironicamente alcuni rappresentanti del nord, è "finita la pacchia", perché la regola del ventesimo era talmente pesante da non essere mai applicata.
Adesso, invece, ci sarà un esame da superare ogni anno, ogni volta che si presenta la legge di Bilancio. Il modello è quello del Pnrr, con verifiche costanti e l'indicazione di un percorso di aggiustamento fiscale che punta a rendere sostenibile il debito. I quattro anni possono diventare sette se il Paese in questione chiede una "dilazione" in virtù del raggiungimento di obiettivi indicati con nuovi investimenti. Se la tabella di marcia non viene rispettata, allora parte subito la procedura d'infrazione e via con la vera Trojka. E comunque ogni passo dovrà essere adottato dal Consiglio europeo, quindi dai leader dei 27 e non all'unanimità.
Da tenere presente che non verranno modificati i parametri stabiliti dai Trattati: resta il 3 per cento nel rapporto deficit-Pil e il 60 per cento in quello debito-Pil. Ma poiché la proposta della Commissione si trasformerà a gennaio in veri e propri testi legislativi, correggerà alcuni aspetti dei Regolamenti. In questo senso sarà introdotto una sorta di "nuovo parametro": il 90 per cento nel rapporto debito-Pil. Sarà però una soglia che indicherà il debito considerato ad "alto rischio". Quelli, in sostanza, su cui intervenire. Su cui far pesare l'attenzione dell'Unione e sui quali prevedere un iter dei risparmi cogente. Quelli al di sotto del 90%, come la Germania (la Francia è poco sopra), saranno di fatto ignorati.
Per l'Italia dunque, se il progetto della Commissione diventerà realtà e il proposito è di approvazione entro il 2023, si presenterà la necessità di negoziare quasi tutto. Considerando che anche sul Pnrr c'è un esame semestrale. Dal 2024 il test sarà doppio. E pensare di agire senza avere buoni rapporti con Bruxelles può diventare davvero pericoloso.