La legge anti-raduni sarà cambiata. Ma Meloni: ne vado fiera
di Tommaso Ciriaco , Giuliano Foschini , di Tommaso Ciriaco, Giuliano FoschiniLa legge sui rave, nella sua conversione in Parlamento, cambierà. Probabilmente saranno abbassate le pene massime da sei a quattro anni, in modo tale da non prevedere l'arresto immediato e le intercettazioni telefoniche. Sicuramente sarà circoscritta la fattispecie, così da non poterla utilizzare come oggi invece è possibile per una qualsiasi "invasione di edifici", come un'occupazione di una scuola per esempio, ma soltanto in caso dell'organizzazione di rave. Come? Indicando come oggetto della norma i "raduni musicali non autorizzati" o legandoli, come ieri ha detto la premier Giorgia Meloni, allo "spaccio e uso di droghe". Il governo fa retromarcia sulla legge manganello. Se da una parte, infatti, la premier rivendica il suo primo decreto, dall'altro gli uffici preparano correzioni per poter uscire dall'imbarazzo nella quale la maggioranza è finita davanti a una norma, le parole sono di un esponente…
La legge sui rave, nella sua conversione in Parlamento, cambierà. Probabilmente saranno abbassate le pene massime da sei a quattro anni, in modo tale da non prevedere l'arresto immediato e le intercettazioni telefoniche. Sicuramente sarà circoscritta la fattispecie, così da non poterla utilizzare come oggi invece è possibile per una qualsiasi "invasione di edifici", come un'occupazione di una scuola per esempio, ma soltanto in caso dell'organizzazione di rave. Come? Indicando come oggetto della norma i "raduni musicali non autorizzati" o legandoli, come ieri ha detto la premier Giorgia Meloni, allo "spaccio e uso di droghe". Il governo fa retromarcia sulla legge manganello. Se da una parte, infatti, la premier rivendica il suo primo decreto, dall'altro gli uffici preparano correzioni per poter uscire dall'imbarazzo nella quale la maggioranza è finita davanti a una norma, le parole sono di un esponente dell'esecutivo, "oggettivamente scritta male e con profili forse anche di incostituzionalità". È possibile che sia lo stesso governo a presentare in Parlamento un maxi emendamento per sanare il testo. Se così non fosse, lo farà Forza Italia come ha spiegato a Metropolis ieri il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè, che ha parlato di "pena spropositata" e genericità "del decreto". La strada è quella tracciata dal ministro della Giustizia Carlo Nordio che ieri ha tenuto a precisare come "il decreto non incida sui sacrosanti diritti della libera riunione". E, più praticamente, dal suo vice, l'avvocato Francesco Paolo Sisto, che sibillino ieri ha spiegato: "Bisogna evitare a tutti i costi che questa norma possa essere applicata alla legittima manifestazione di dissenso, da quella sindacale a quella scolastica. Su questo dovremmo essere attenti e fare in modo che questo epilogo non ci sia". Come? "Basterà abbassare la pena sotto i cinque anni e le intercettazioni non saranno consentite. Insomma se la norma può essere migliorata si migliorerà ma solo e soltanto per colpire i rave".
Migliorare, dicono. Ma è chiaro che la questione della "legge manganello" non è più soltanto tecnica. Ma principalmente politica. Il 434 bis ha messo davanti il centrodestra alle sue divisioni interne: mentre infatti ancora ieri i ministri degli Interni e della Giustizia giuravano che l'unico obiettivo fossero i i rave, il deputato di Fratelli d'Italia Federico Mollicone diceva che invece no, "può essere applicata anche a occupazioni di edifici pubblici e privati". Lo sa anche la premier che, non a caso, ha deciso di intervenire in prima persona "rivendicando la legge", ha scritto su Facebook, "ne vado fiera perché l'Italia, dopo anni di governi che hanno chinato la testa di fronte all'illegalità, non sarà più maglia nera in tema di sicurezza". Ma nello stesso tempo chiedendo ai suoi di "rassicurare che riguarda soltanto i rave" e di lavorare per le modifiche in Parlamento. Certo, non sarà uno stravolgimento. E il governo, con il ministro Piantedosi, esibirà come bandiera le misure di prevenzione previste dal testo e che verranno mantenute: agli indagati sarà possibile applicare le misure di prevenzione personali e patrimoniali previste dal codice antimafia oltre alla confisca delle cose "utilizzate per commettere il reato".
Resta però la ferita politica. Nel primo consiglio dei ministri, con la conferenza stampa già convocata, Meloni non ha potuto non notare che Forza Italia non ha avuto alcun timore a porre perplessità sul testo. E a renderle note. E sa anche che se non sarà il governo a presentare gli emendamenti, lo faranno i parlamentari berlusconiani. Con il voto dell'opposizione (che la norma sui rave ha avuto l'effetto di compattare) il governo rischierebbe di andare sotto, certamente al Senato. Un'ipotesi non percorribile. Ecco perché se ufficialmente le parole sono di "rivendicazione"" bisognerà fare in realtà un passo indietro. C'è poi il caso Lombardia a rendere tutto ancora più difficile. L'uscita di Letizia Moratti ieri dalla giunta Fontana, su un tema poi così sensibile come il Covid, ha aperto una crisi nel governo della regione simbolo del centrodestra in Italia. E, anche in questo caso, Forza Italia sta da un'altra parte: non troppo lontana, non così vicina.