Regionali, Calenda chiama Letta e scommette su Moratti
di Giovanna Vitale , di Giovanna VitaleROMA - Non si sentivano da mesi, Enrico Letta e Carlo Calenda. Dopo la rottura dell'accordo per le Politiche, il segretario del Pd e il leader di Azione avevano interrotto ogni rapporto. Ma ora che la spallata di Letizia Moratti rischia di mandare in frantumi il centrodestra lombardo, l'occasione di riconquistare al centrosinistra la regione più importante d'Italia è troppo ghiotta per continuare a ignorarsi.
E così il senatore romano ha alzato il telefono e ha chiamato l'inquilino del Nazareno. Sostanzialmente per proporgli un patto: scegliere insieme i candidati governatori sia in Lombardia sia nel Lazio. Due personalità in grado di accontentare entrambi: l'economista Carlo Cottarelli, eletto a Palazzo Madama con l'alleanza progressista, nel primo caso; l'assessore uscente alla Sanità, Alessio D'Amato, nel secondo. Una partita doppia da considerare come un'unica grande battaglia che vedrebbe Pd e Terzo polo marc…
ROMA - Non si sentivano da mesi, Enrico Letta e Carlo Calenda. Dopo la rottura dell'accordo per le Politiche, il segretario del Pd e il leader di Azione avevano interrotto ogni rapporto. Ma ora che la spallata di Letizia Moratti rischia di mandare in frantumi il centrodestra lombardo, l'occasione di riconquistare al centrosinistra la regione più importante d'Italia è troppo ghiotta per continuare a ignorarsi.
E così il senatore romano ha alzato il telefono e ha chiamato l'inquilino del Nazareno. Sostanzialmente per proporgli un patto: scegliere insieme i candidati governatori sia in Lombardia sia nel Lazio. Due personalità in grado di accontentare entrambi: l'economista Carlo Cottarelli, eletto a Palazzo Madama con l'alleanza progressista, nel primo caso; l'assessore uscente alla Sanità, Alessio D'Amato, nel secondo. Una partita doppia da considerare come un'unica grande battaglia che vedrebbe Pd e Terzo polo marciare uniti, forti di un'intesa sui nomi e sul programma, senza però geometrie variabili. Significa cioè che nelle due regioni il Pd dovrà archiviare ogni trattativa con i 5Stelle, altrimenti non se ne farà nulla. A quel punto, specie se nel Lazio Letta dovesse confermare il matrimonio con Giuseppe Conte, Azione e Iv correrebbero da soli ovunque: appoggiando Moratti al Nord e un altro esponente d'area, se non addirittura lo stesso D'Amato, al Centro. Perché "una cosa è certa: io non posso fare il fidanzato di ripiego dei Dem", ha sibilato Calenda con i suoi.
Decisive saranno le prossime tre settimane. E non soltanto perché la vicepresidente dimissionaria della Lombardia sta facendo carte false per strappare il sostegno del Pd, oltre che dei terzopolisti. E senza neppure bisogno di ambasciatori: del suo salto della quaglia avrebbe infatti già parlato sia con Letta, sia con Dario Franceschini, con il sindaco Beppe Sala e con diversi dem locali. Al momento, tuttavia, con scarso successo. Tant'è che "Moratti candidata con il centrosinistra? Oggettivamente la vedo difficile", risponde il primo cittadino di Milano, che per il Nazareno sarebbe il vero asso vincente, se solo lui avesse voglia di scendere in campo. Il sogno in grado di sbaragliare la concorrenza per la sua capacità di pescare nel vasto bacino moderato che non intende consegnarsi alla destra, né di Meloni né di Salvini.
Il nodo, in ogni caso, non potrà essere sciolto prima di fine novembre. Il 19 è prevista l'assemblea nazionale di Azione e il 25 quella di Italia Viva, convocate per formalizzare la nascita della federazione tra i due partiti. Soltanto dopo Calenda potrà ufficialmente chiudere (o far saltare) l'accordo sulle regionali anche a nome di Matteo Renzi. Il quale non fa mistero di preferire la soluzione Moratti a quella Cottarelli, col retropensiero di spaccare Forza Italia e annettere per questa via un pezzo di mondo berlusconiano. Interessato, il leader centrista, pure alla vicenda del Lazio, dove la candidatura di D'Amato - e il suo passato da segretario romano dei Comunisti italiani - gli fa storcere parecchio il naso.
Un gioco a incastri ancora pieno di variabili. Cottarelli sarebbe difatti disponibile a cimentarsi solo se a sostenerlo, insieme al Pd e ai rossoverdi, ci sarà anche il Terzo polo. Esattamente le crepe in cui Moratti sta provando a infilarsi per portare dalla sua buona parte delle forze che finora in Regione le hanno fatto opposizione. A partire da Renzi e Calenda. Per i quali lei resta comunque una carta da calare sul tavolo delle alleanze possibili.