La premier al debutto Ue: “Non sono una marziana, vengo qui per dialogare”
dal nostro inviato Tommaso Ciriaco , dal nostro inviato Tommaso CiriacoBRUXELLES - La Maserati si ferma sotto il palazzo dedicato ad Altiero Spinelli, dieci anni nelle carceri fasciste e il privilegio di aver costruito un continente. Alle 16.04 si apre lo sportello, Giorgia Meloni mette piede in Europa. "Fa freddo, qui...". Su Bruxelles piove. Nel salone dell'Europarlamento la accoglie con un sorriso sincero Roberta Metsola. "Visita bagnata - allenta la tensione la premier - visita fortunata".
Sarà una missione complicata. Preparata dalla presidente del Consiglio con sessioni intensive a Palazzo Chigi assieme a Raffaele Fitto, che ha letteralmente costruito l'agenda del viaggio. Accompagnata dall'esperienza dell'ambasciatore Piero Benassi e dai consigli - strana la vita - del commissario Ue all'Economia, Paolo Gentiloni. L'obiettivo davanti a tutto, mai come questa volta. Quello della leader è uno soltanto: "Costruire un rapporto con von der Leyen, capirsi, creare una chimica". Perch&ea…
BRUXELLES - La Maserati si ferma sotto il palazzo dedicato ad Altiero Spinelli, dieci anni nelle carceri fasciste e il privilegio di aver costruito un continente. Alle 16.04 si apre lo sportello, Giorgia Meloni mette piede in Europa. "Fa freddo, qui...". Su Bruxelles piove. Nel salone dell'Europarlamento la accoglie con un sorriso sincero Roberta Metsola. "Visita bagnata - allenta la tensione la premier - visita fortunata".
Sarà una missione complicata. Preparata dalla presidente del Consiglio con sessioni intensive a Palazzo Chigi assieme a Raffaele Fitto, che ha letteralmente costruito l'agenda del viaggio. Accompagnata dall'esperienza dell'ambasciatore Piero Benassi e dai consigli - strana la vita - del commissario Ue all'Economia, Paolo Gentiloni. L'obiettivo davanti a tutto, mai come questa volta. Quello della leader è uno soltanto: "Costruire un rapporto con von der Leyen, capirsi, creare una chimica". Perché l'esecutivo di destra ha bisogno di Bruxelles. E perché no, dirà a sera Meloni, trovandoci faccia a faccia si capirà che "non siamo marziani, ma persone in carne ossa".
Anatomia di un esordio. Patrizia Scurti, che di Meloni è segretaria e ombra, solca il tappeto rosso a passo veloce, un piede dietro al capo. Disposti a forma di freccia tricolore, la responsabile comunicazione Giovanna Ianniello e il coordinatore dell'ufficio stampa Fabrizio Alfano. Poi, allargando l'inquadratura, Fitto assieme a Benassi e al nuovo consigliere diplomatico Francesco Talò. Non tutto, intanto, fila come previsto dall'agenda. Alle 17, Metsola domanda: "Dov'è Ursula?". Non è certo il traffico, perché qui a Bruxelles è la "settimana verde" del Parlamento, le istituzioni dunque deserte, le strade poco congestionate. Il suo staff riprende in mano la scaletta, si attiva per colmare il ritardo di "Ursula".
Offrono un caffè alla premier italiana, poi girano un video che viene diffuso sui canali social. Sul tavolo, succo di frutta e cornetti al cioccolato. Il colloquio con la Presidente del Parlamento, alla fine, dura ottanta minuti. Quindi Meloni lascia l'Europarlamento. Sei italiani, alcuni con badge delle istituzioni, la acclamano: "Grande Giorgia". "Oh, non li ho pagati eh...". Sale in macchina, procede lentamente verso palazzo Berlaymont.
La colpa dello slittamento è del maltempo che ha costretto a un viaggio più complesso da Berlino, fa sapere il portavoce della Commissione. Von der Leyen, intanto, la accoglie. Fuori, tre ragazzi italiani mostrano un cartello: "Un governo di fascisti non ci rappresenta".
Per organizzare la prima missione internazionale a Bruxelles, la premier silenzia il cuore e lo tradisce con la ragione. L'istinto è lontano dall'Unione, la ragione consiglia prudenza e costruisce ponti necessari. Altro che "la pacchia è finita", è il tempo di cenare con Charles Michel e tenersi a distanza di sicurezza dall'amico sovranista Viktor Orban: "Vedersi da vicino può aiutare a cambiare la narrativa fatta sulla sottoscritta e sul governo italiano - è la sintesi che fa con un sorriso al termine del colloquio con il Presidente del Consiglio europeo - E dall'altra parte mi sembra che c'erano persone che avevano voglia di ascoltare".
Si muove come trapezista, alterna registri. Ma non sempre indovina quelli migliori per favorire la "chimica" con von der Leyen. Sul librone delle visite che le porge Metsola, ad esempio, appunta: "L'Europa vive nelle identità delle sue nazioni, nelle tradizioni dei suoi popoli, nei sogni dei suoi giovani". Poco dopo, però, prova a bilanciare, chissà se ci riesce: "Ho voluto organizzare qui a Bruxelles la prima visita istituzionale per dare il segnale di una Italia che vuole partecipare, collaborare e difendere l'interesse nazionale dentro alla dimensione Ue".
Resta comunque lo sforzo, sincero. La voglia di alternare la pubblica affermazione della difesa dell'interesse nazionale a colloqui privati in cui dirsi disponibile a compromessi necessari. È per questo che da giorni la presidente studia i dossier. Con Fitto, che ha costruito il viaggio facendo combaciare agende e limando spigoli. E affidandosi ai "consigli" di Gentiloni, a cui lo lega la comune radice capitolina. Pranza con lui nella residenza di Benassi, bevono Valpolicella. "Lottiamo per la stessa cosa, Paolo". L'opposto di quanto fece Giuseppe Conte da premier, per mesi neanche mezza telefonata con il commissario.
Alle 21 decolla per Roma. "È andata benissimo, sono contenta". Non per aver strappato risultati concreti, ma per aver investito sulla chimica. Da qualche parte bisognerà pur cominciare.