"Il Parlamento, se serve, migliorerà il testo" dice il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. E così sarà: toccherà nei prossimi giorni alle Camere mettere mano alla "legge manganello", il decreto rave che ha fatto, pronti-via, scivolare il governo Meloni in questa prima settimana di lavoro. Nessun emendamento dell'esecutivo, dunque, in modo da non farla sembrare una goffa retromarcia. Ma un intervento dei gruppi parlamentari per sanare i due vulnus che, per come oggi è scritto il 434 bis, mette sul tavolo della nostra democrazia: la possibilità di intervenire su una qualsiasi manifestazione con più di 50 persone, comprese per esempio le occupazioni delle scuole. E di farlo con armi potentissime: l'arresto e le intercettazioni a strascico.
Ecco perché i due interventi dovrebbero essere finalizzati proprio ad anestetizzare questi due pericoli: circoscrivendo il tipo di manifestazi…
"Il Parlamento, se serve, migliorerà il testo" dice il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. E così sarà: toccherà nei prossimi giorni alle Camere mettere mano alla "legge manganello", il decreto rave che ha fatto, pronti-via, scivolare il governo Meloni in questa prima settimana di lavoro. Nessun emendamento dell'esecutivo, dunque, in modo da non farla sembrare una goffa retromarcia. Ma un intervento dei gruppi parlamentari per sanare i due vulnus che, per come oggi è scritto il 434 bis, mette sul tavolo della nostra democrazia: la possibilità di intervenire su una qualsiasi manifestazione con più di 50 persone, comprese per esempio le occupazioni delle scuole. E di farlo con armi potentissime: l'arresto e le intercettazioni a strascico.
Ecco perché i due interventi dovrebbero essere finalizzati proprio ad anestetizzare questi due pericoli: circoscrivendo il tipo di manifestazioni alle quali la norma è rivolta, legandola probabilmente anche allo spaccio della droga. E abbassando i limiti massimi della pena a quattro anni in modo tale da non consentire le intercettazioni se non per i casi che già oggi sono previsti dall'articolo 644, secondo comma del codice, che punisce le "invasioni" con scopo di profitto. Resterà invece intatto l'impianto sulle misure preventive che prevedono, tra le altre cose, la confisca immediata dei mezzi utilizzati per organizzare i rave. Aspetto della norma fortemente voluto dal ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi.
Piantedosi che, da esponente tecnico dell'esecutivo, deve aver capito perfettamente l'impasse politica nella quale è finito con una norma - le parole sono di un ministro di questo governo - "dalle buone intenzioni ma scritta malissimo". Tanto che oggi pomeriggio incontrerà al Viminale i leader dei tre sindacati, Maurizio Landini (Cgil), Luigi Sbarra (Cisl) e Pierpaolo Bombardieri (Uil) che gli avevano chiesto un colloquio immediato proprio perché preoccupati che il decreto anti-rave possa intaccare le libertà sindacali e di manifestazione.
"Una preoccupazione sbagliata" dice a Repubblica Wanda Ferro, la sottosegretaria all'Interno di FdI: "L'Italia non può essere il luogo in cui si viene da mezza Europa per organizzare feste abusive nella certezza dell'impunità. Ma - rileva Ferro - in Aula il testo potrà essere ritoccato per avere un'ampia convergenza. Io ritengo che sia particolarmente importante conservare la parte relativa al sequestro dei mezzi e degli impianti audio, perché questo può rappresentare un forte deterrente per gli organizzatori".
Ferro parla principalmente ai suoi alleati. Perché a presentare gli emendamenti saranno sicuramente gli esponenti di Forza Italia che dal principio - già nel consiglio dei ministri con Antonio Tajani - avevano posto la questione. Fino a ieri ancora speravano che alla fine a mettere mano alla norma fosse lo stesso governo con un suo testo ma l'ipotesi è sempre più remota. Anzi, al Viminale la escludono. Il passaggio però è stretto. Perché se sarà Forza Italia a presentare gli emendamenti dovranno essere evidentemente condivisi con il resto della maggioranza, altrimenti il governo rischia di andare sotto. L'opposizione è lì che aspetta. E ha individuato già un tallone d'Achille. I parlamentari azzurri ritengono spropositata la pena di sei anni che consente, tra le altre cose, le intercettazioni. "Ma - spiega il sottosegretario Ferro - a mio avviso le captazioni sono necessarie, poiché è soprattutto con le comunicazioni via social che vengono organizzati i rave nel giro di pochissime ore".