Servizi e Pnrr, Meloni accentra le deleghe Malumori tra i ministri, la partita è aperta
di Giuliano Foschini , Emanuele Lauria , di Giuliano Foschini, Emanuele LauriaROMA - Chiusa questa difficile prima settimana di governo, con le retromarce su medici No-Vax e decreto rave, la premier Giorgia Meloni ha deciso che i dossier più delicati dovranno necessariamente passare per le mani sue e dei suoi collaboratori più fedeli. Ecco perché nel Consiglio dei ministri di ieri sono state ratificate due decisioni politicamente molto pesanti: è stata cambiata la legge numero 124 del 2007, quella che regolamenta i servizi di intelligence, per permettere ad Alfredo Mantovano, sottosegretario alla presidenza, di ricoprire il ruolo di Autorità delegata. Sarà dunque lui a gestire le competenze su Servizi e cybersicurezza. È stata poi affidata a Raffaele Fitto, ministro degli Affari europei, la delega per il Pnrr e i fondi per la Coesione. Fino a ieri era l'Economia a vigilare sulla spesa di tutti i ministeri dei 222 miliardi a disposizione del nostro Paese per il Piano nazionale di ripresa e resilienza. E Fitto,…
ROMA - Chiusa questa difficile prima settimana di governo, con le retromarce su medici No-Vax e decreto rave, la premier Giorgia Meloni ha deciso che i dossier più delicati dovranno necessariamente passare per le mani sue e dei suoi collaboratori più fedeli. Ecco perché nel Consiglio dei ministri di ieri sono state ratificate due decisioni politicamente molto pesanti: è stata cambiata la legge numero 124 del 2007, quella che regolamenta i servizi di intelligence, per permettere ad Alfredo Mantovano, sottosegretario alla presidenza, di ricoprire il ruolo di Autorità delegata. Sarà dunque lui a gestire le competenze su Servizi e cybersicurezza. È stata poi affidata a Raffaele Fitto, ministro degli Affari europei, la delega per il Pnrr e i fondi per la Coesione. Fino a ieri era l'Economia a vigilare sulla spesa di tutti i ministeri dei 222 miliardi a disposizione del nostro Paese per il Piano nazionale di ripresa e resilienza. E Fitto, con le nuove mansioni, ha già disposto una ricognizione sulla spesa degli altri uffici.
I due interventi non sono politicamente neutri. Anzi. Il primo si porta dietro una responsabilità importante: la legge prevedeva che l'Autorità delegata "non potesse esercitare funzioni di governo ulteriori" e questo perché il ruolo è estremamente delicato, visto il raccordo tra le Agenzie di sicurezza e il Consiglio e quello all'interno del Comitato interministeriale per la sicurezza di cui fanno parte il presidente del Consiglio e alcuni dei ministri più pesanti. Introdurre una norma ad personam - fermo restando lo standing che un uomo di Stato come Mantovano garantisce in quel ruolo - su un tema così delicato come la sicurezza nazionale, è una grossa responsabilità. Che fin qui si era preso soltanto Silvio Berlusconi, nominando Gianni Letta come Autorità delegata prima che Mario Monti ristabilisse la norma e la sua ratio. È anche vero, però, che in un primo momento la Meloni aveva deciso di tenere per sé la delega. E che poi sono stati proprio i più alti apparati di Stato a suggerirle, in un momento delicato sul piano internazionale come questo, che non fosse opportuno accentrare le cariche. A maggior ragione oggi che l'Autorità delegata ha anche una responsabilità diretta sulla cybersicurezza. E il tema della guerra ibrida è delicato e attualissimo. Giovedì prossimo le rappresentanze di tutti i paesi Nato si incontreranno a Roma per gli stati generali della sicurezza cibernetica ai quali dovrebbe partecipare anche il segretario generale, Jens Stoltenberg. Che incontrerà proprio la premier Meloni: un incontro cruciale per confermare il posizionamento atlantico del nostro Paese nonostante le scivolate degli altri due leader di maggioranza, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi.
Va letta nella stessa ottica la scelta di Fitto come garante e di fatto commissario dei fondi del Pnrr. In contrapposizione con l'iperattivo Salvini. Il ministro delle Infrastrutture, ancor prima della fiducia in Aula alla premier, era intervenuto in maniera scomposta annunciando piani economici, opere, finanziamenti. E invece il suo spazio di movimento sarà limitato. A fare da controllore sarà Fitto, considerato affidabile a Bruxelles. E che dovrà riferire direttamente e soltanto a una persona: la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che nel frattempo, con il decreto di riordino dei ministeri, si pone a capo di un comitato che sovraintende a tutte le competenze sul mare. Inclusa la gestione dei balneari, finora affidata al Turismo. Volge così a conclusione la partita delle deleghe, tuttavia ancora non chiusa: il Cdm di ieri non ha sciolto tutti i nodi sulle competenze dei ministeri senza portafoglio. In particolare del Mezzogiorno (Musumeci), Affari regionali (Calderoli) e Riforme (Casellati). A riprova di difficoltà, resistenze e malumori sopiti che restano da superare