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Letta chiude la porta del Pd a Moratti: "Nessun motivo per sostenerla"

Enrico Letta, segretario del Pd (ansa)
Il pressing su Pisapia. Bonaccini (in corsa per la leadership) chiede tempi più rapidi per il congresso  
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"Non c'è un solo motivo al mondo per cui il Pd debba candidare Letizia Moratti, ex ministra di Berlusconi ed ex assessora del leghista Fontana". Enrico Letta apre la Segreteria convocata per fissare i paletti del congresso costituente (che probabilmente avrà tempi più brevi rispetto ai piani originari) chiudendo le porte a ogni ipotesi d'accordo con il Terzo Polo per le regionali lombarde. Indisponibile a subire i diktat di Renzi e Calenda su una personalità del centrodestra fra l'altro parecchio invisa al popolo di sinistra.

"È bene ricordare", rincara Letta, "che il Pd in Lombardia è in salute, governa nella stragrande…

"Non c'è un solo motivo al mondo per cui il Pd debba candidare Letizia Moratti, ex ministra di Berlusconi ed ex assessora del leghista Fontana". Enrico Letta apre la Segreteria convocata per fissare i paletti del congresso costituente (che probabilmente avrà tempi più brevi rispetto ai piani originari) chiudendo le porte a ogni ipotesi d'accordo con il Terzo Polo per le regionali lombarde. Indisponibile a subire i diktat di Renzi e Calenda su una personalità del centrodestra fra l'altro parecchio invisa al popolo di sinistra.

"È bene ricordare", rincara Letta, "che il Pd in Lombardia è in salute, governa nella stragrande maggioranza dei capoluoghi e a Milano è sopra il 30 per cento". Dunque andare a rimorchio dei centristi è un'ipotesi da non prendere neppure in considerazione. Come poi dirà in chiaro, per fugare "equivoci e ambiguità", il suo numero 2, Peppe Provenzano: "Chiudiamola qui, non c'è alcuna possibilità che il Pd, che è un partito di centrosinistra, insegua la strategia di Calenda", ribadisce il deputato siciliano al termine della riunione. "Noi siamo un partito vero e affidiamo ai territori la definizione delle candidature. Certo è che non subiamo le imposizioni di nessuno, tanto meno del Terzo polo che guarda a destra e cerca di spaccare il centrosinistra". Un giochino ormai scoperto - come pure quello di Conte, assai criticato nel corso della Segreteria, soprattutto per il suo "silenzio sulla questione dei migranti" - al quale i Dem non intendono prestare il fianco. Anche a costo di ritrovarsi, a pochi mesi dalle regionali, senza un nome forte da schierare.

Dopo aver incassato, per l'ennesima volta, il no di Beppe Sala, deciso a non muoversi da Palazzo Marino, gli emissari del Nazareno sono scesi in pressing su Giuliano Pisapia. Il quale però vorrebbe essere lasciato fuori dalla contesa. In campo resta ancora l'opzione Carlo Cottarelli, che tuttavia preferirebbe correre con l'appoggio di Azione; insieme a quella del sindaco di Brescia, Emilio Del Bono, che convince poco. Ragion per cui starebbe avanzando l'ipotesi Primarie di coalizione da tenersi a metà dicembre, in contemporanea con il Lazio, dove l'assessore alla Sanità Alessio D'Amato, sostenuto pure da Calenda, sembra avere le chance migliori. Sempre che le manovre di Goffredo Bettini per chiudere un'intesa con il M5S su Enrico Gasbarra non colgano nel segno: se ne sarebbe parlato domenica, al pranzo del suo compleanno, guest star Conte e D'Alema.

Una matassa che finisce per incrociarsi con la partita del congresso, inaugurato ieri dall'appello di Letta a partecipare alla fase costituente del Pd. Nel corso della riunione al Nazareno il segretario ha aperto alla possibilità di accorciare il percorso che dovrebbe concludersi il 12 marzo, ai gazebo. È stata l'insistenza dell'ala riformista che sostiene Stefano Bonaccini a spingerlo a rivedere i piani. "Dobbiamo sbrigarci, serve un nuovo leader", l'ha incalzato Enrico Borghi. "Tutti quelli che incontro mi chiedono una cosa sola: fate presto", ribadisce il senatore Alfieri. Perciò Letta ha spiegato che sì, si può fare, a patto di non comprimere le fasi della chiamata e della discussione aperta a tutti. Semmai si potrà tagliare quella delle candidature. E fare le Primarie entro febbraio.

"Mi pare ci si stia accorgendo che i tempi dovevano essere più in sintonia con ciò che si aspettano i nostri iscritti ed elettori", plaude Bonaccini. Ma la sinistra dem non ci sta: "La data attuale è un buon punto di caduta tra chi preferisce accelerare e chi approfondire", avverte Provenzano. "Se l'unica preoccupazione di chi vuol candidarsi è anticipare le Primarie significa che non si vuole affrontare il vero problema del Pd, quello della sua identità".