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Vertice Meloni-Al Sisi, Noury (Amnesty International): "Su Regeni solo insabbiamenti. Pesano gli affari commerciali, non i diritti"

Il portavoce dell'organizzazione: "Il rischio è che anche stavolta da parte dell'Egitto ci sia soltanto ipocrisia"
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"Insabbiamenti, ostruzionismi, ritardi, mancanza totale di collaborazione. Questo è quello che abbiamo ricevuto finora dall'Egitto. Difficile essere fiduciosi oggi, se questi sono i precedenti". Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, segue da anni il caso Regeni e il processo contro Patrick Zaki. All'indomani del faccia a faccia tra la premier Giorgia Meloni e il presidente egiziano Al Sisi, è convinto che ci sia poco da essere ottimisti.

Il portavoce della presidenza egiziana ha parlato di "cooperazione per raggiungere verità e giustizia". Una formula di rito, incipriata dall'ipocrisia, o …

"Insabbiamenti, ostruzionismi, ritardi, mancanza totale di collaborazione. Questo è quello che abbiamo ricevuto finora dall'Egitto. Difficile essere fiduciosi oggi, se questi sono i precedenti". Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, segue da anni il caso Regeni e il processo contro Patrick Zaki. All'indomani del faccia a faccia tra la premier Giorgia Meloni e il presidente egiziano Al Sisi, è convinto che ci sia poco da essere ottimisti.

Il portavoce della presidenza egiziana ha parlato di "cooperazione per raggiungere verità e giustizia". Una formula di rito, incipriata dall'ipocrisia, o c'è margine di collaborazione stavolta?

"Il rischio che sia solo ipocrisia c'è, se ci basiamo su quello che è avvenuto in passato. Può essere che il governo egiziano si sia limitato alla solita formula e che quello italiano abbia fatto il minimo sindacale, rivendicando l'attenzione sulle vicende Regeni e Zaki. Se è così, o se siamo invece a un punto di svolta, lo capiremo a breve. Teniamo a mente due date".

Quali?

"La prima: il 29 novembre, quando si terrà una nuova udienza del processo per Zaki. Vedremo se ci sarà l'ennesimo rinvio o se ci sarà una decisione che avvicina la fine del processo, con la fissazione dell'udienza  per emettere una sentenza. L'altra data è il 13 febbraio 2023, quando davanti al gup capiremo se ci sono novità sui domicili in Egitto dei 4 imputati per l'omicidio Regeni. Indirizzi che finora le autorità egiziane hanno sempre negato".

 

Quanto hanno pesato finora gli interessi commerciali, pensiamo alla vendita di armi, rispetto ai diritti umani, nelle relazioni Italia-Egitto?

"Hanno pesato al 100%. E pesano ancora di più adesso, dato che l'Egitto è strategico nella ricerca di fonti energetiche alternative alla Russia. Guardiamo al contesto della Cop27 di Sharm El-Sheikh: all'Egitto è stato consentito di organizzare una conferenza internazionale sulla crisi climatica, chiudendo un occhio sulla crisi dei diritti umani. Stiamo parlando di un Paese dove solo nelle settimane precedenti al vertice sono state arrestate 500 persone perché volevano manifestare pacificamente. E in 100 sono tuttora incriminate per reati contro la sicurezza dello Stato, avviandosi verso una sicura condanna. La vicenda più conosciuta è quella di Alaa Abd El-fattah, un blogger finito in carcere per diffusione di notizie false. Adesso è in sciopero della sete, dopo 220 giorni di sciopero della fame".

Quante chance ci sono che Zaki torni in Italia?

"Poche. A meno che le pressioni italiane non portino a risultati concreti. Non basta rivendicare 'ottime relazioni' nei consessi internazionali. Queste relazioni, se sono davvero buone, devono avere conseguenze. Nel caso di Meloni, capiremo nelle prossime settimane se ci saranno novità sostanziali o se ci si è limitati al solito vuoto rituale".