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In Lombardia i dem invocano le primarie per il "dopo Fontana", Cottarelli resta in attesa

Il segretario pd Peluffo: "Non sosteniamo Moratti". Della Vedova: "Lei è un assist per il governatore uscente"
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 "Questa non è un'assemblea su Letizia Moratti, vero?". Le parole di un dirigente durante il conclave del Pd lombardo la dicono lunga sull'aria che tira in casa dei democratici. Quella di ieri doveva essere l'assemblea decisiva, quella che avrebbe consegnato alla campagna elettorale delle Regionali un candidato, una candidata, o quantomeno il perimetro di una coalizione. E invece nulla di fatto.
A riunione iniziata è arrivato il tweet di Calenda su Moratti che ha messo una pietra sopra quel campo largo che il Pd ormai invoca prima di ogni tornata elettorale. Ma che alla fine non si forma mai. È andata così alle ultime politiche, dove il segretario di Azione ha fatto saltare l'accordo - che sembrava ben saldo - con Enrico Letta e sta andando così in vista delle elezioni lombarde. "Noi non accettiamo diktat", spiega il segretario regionale Vinicio Peluffo riferendosi al ticket Moratti-Cottarelli che Calenda …

 "Questa non è un'assemblea su Letizia Moratti, vero?". Le parole di un dirigente durante il conclave del Pd lombardo la dicono lunga sull'aria che tira in casa dei democratici. Quella di ieri doveva essere l'assemblea decisiva, quella che avrebbe consegnato alla campagna elettorale delle Regionali un candidato, una candidata, o quantomeno il perimetro di una coalizione. E invece nulla di fatto.
A riunione iniziata è arrivato il tweet di Calenda su Moratti che ha messo una pietra sopra quel campo largo che il Pd ormai invoca prima di ogni tornata elettorale. Ma che alla fine non si forma mai. È andata così alle ultime politiche, dove il segretario di Azione ha fatto saltare l'accordo - che sembrava ben saldo - con Enrico Letta e sta andando così in vista delle elezioni lombarde. "Noi non accettiamo diktat", spiega il segretario regionale Vinicio Peluffo riferendosi al ticket Moratti-Cottarelli che Calenda e Renzi hanno proposto al Pd. E aggiunge: "Noi Letizia Moratti non la sosteniamo". "E ci mancherebbe altro!", scrive su Facebook l'eurodeputato Pierfrancesco Majorino.

Ma per qualcuno, come il senatore Alessandro Alfieri (Base Riformista), bisognerebbe andare a vedere le carte dell'ex vice di Attilio Fontana. In un'assemblea in cui il nome di Letizia Moratti è comparso in quasi tutti gli interventi, si è perciò evidenziato un paradosso, quello di un partito del 20 per cento, o poco meno, che resta appeso alle decisioni di uno del 10. Ma ce n'è un altro di paradosso: proprio mentre i dem lombardi (con 16 astenuti) danno al loro segretario mandato per portare a casa le primarie di una coalizione ampia, quella coalizione è già azzoppata in partenza. Perché dalle parti di Azione e di Italia viva si esclude categoricamente che Moratti voglia misurarsi ai gazebo del centrosinistra. L'ennesimo pasticcio, insomma, in casa di un Pd che in Lombardia rischia di replicare il modello - poco fortunato - delle politiche, con un'alleanza ristretta a Verdi, Sinistra e +Europa. Anche un accordo con il Movimento Cinque Stelle - non certo decisivo visto l'appeal che i grillini hanno in Lombardia è ben al di sotto della media nazionale - appare lontanissimo. Lo ha detto il coordinatore regionale Dario Violi: "Per adesso non c'è alcuna visione comune con il Pd". Quale sarà la strategia dei dem lo si capirà il 20 novembre, questa è la deadline che l'assemblea si è data per sciogliere i nodi. "È già tardi!", avvisa qualcuno. Perché le probabilità di votare a febbraio con il Lazio sono altissime. Entro la fine di novembre il Consiglio regionale dovrebbe votare le modifiche alla legge elettorale che allineano la Lombardia al resto d'Italia: a deciodere la data delle elezioni non sarà più il prefetto ma il governatore uscente. E Attilio Fontana vuole andare alle urne al più presto. Sfruttando i ritardi dell'ennesimo inciampo targato Pd.