Pnrr, Meloni "bacchetta" Draghi: "Ritardi nella spesa, a fine anno 21 miliardi invece di 33"
di Emanuele Lauria , di Emanuele LauriaROMA - La (breve) luna di miele è finita: Giorgia Meloni denuncia subito le responsabilità del governo Draghi, con cui aveva collaborato in modo intenso prima del passaggio di consegne. E lo boccia, nei fatti, sul tema più delicato e impegnativo, quello del Pnrr. Un atto d’accusa fermo per quanto garbato, rivolto al recente passato, utile anche per mettere le mani avanti in caso di eventuali fallimenti.
Ma i numeri sono quelli che sono, e la presidente del consiglio li snocciola durante la prima seduta della cabina di regia. Uno su tutti: la Nadef ha posto l’obiettivo di spesa per il 2022 a quota 21 miliardi, contro i 33 stimati ad aprile. Un netto ridimensionamento del target. E quando fu scritto il Piano, dall’esecutivo Conte, la cifra presunta era ancora più alta, 42 miliardi.
Davanti ai ministri riuniti a Palazzo Chigi, Meloni sottolinea le difficoltà e prova a imporre un’accelerazione.
Secondo un approccio, dice sub…
ROMA - La (breve) luna di miele è finita: Giorgia Meloni denuncia subito le responsabilità del governo Draghi, con cui aveva collaborato in modo intenso prima del passaggio di consegne. E lo boccia, nei fatti, sul tema più delicato e impegnativo, quello del Pnrr. Un atto d’accusa fermo per quanto garbato, rivolto al recente passato, utile anche per mettere le mani avanti in caso di eventuali fallimenti.
Ma i numeri sono quelli che sono, e la presidente del consiglio li snocciola durante la prima seduta della cabina di regia. Uno su tutti: la Nadef ha posto l’obiettivo di spesa per il 2022 a quota 21 miliardi, contro i 33 stimati ad aprile. Un netto ridimensionamento del target. E quando fu scritto il Piano, dall’esecutivo Conte, la cifra presunta era ancora più alta, 42 miliardi.
Davanti ai ministri riuniti a Palazzo Chigi, Meloni sottolinea le difficoltà e prova a imporre un’accelerazione.
Secondo un approccio, dice subito, «che dev’essere pragmatico e non ideologico». La seconda rata, legata agli obiettivi raggiunti entro il 30 giugno, è arrivata ieri e ammonta a 21 miliardi di euro. «Ma ora — dice a chi la ascolta — serve il massimo impegno di tutti e la più alta collaborazione». Lo strumento l’ha già individuato: la cabina di regia che diventerà una sorta di camera di confronto permanente sulla spesa. «In precedenza — fa notare un ministro — si era riunita due o tre volte».
Ma soprattutto la premier ha indicato la figura centrale cui ruoterà l’attuazione del programma: il ministro per gli Affari regionali Raffaele Fitto cui ieri — con l’atto politicamente più rilevante — Meloni ha affidato il coordinamento della cabina di regia. L’esponente politico pugliese sarà una sorta di plenipotenziario del Pnrr: ha già avviato una ricognizione sullo stato dell’arte di impegni e spese e da martedì condurrà una serie di bilaterali con ministri e funzionari di ogni dicastero. Un ruolo centrale, ritagliato fra le competenze di colleghi non tutti felici, ma non privo di responsabilità.
Per non perdere la terza tranche di finanziamenti (19 miliardi) bisogna centrare entro il 2022 tutti i 55 obiettivi previsti dal piano, su trenta dei quali si registrano ritardi. A fronte di una macchina amministrativa complessa, non è scontato che Fitto e questo governo riescano a fare meglio di Draghi. Il ministro sottoporrà ai responsabili degli altri dicasteri un programma con impegni settimanali da rispettare. Ma lo sforzo rimane notevole. Anche per alcuni limiti che sono stati denunciati nel corso della seduta di ieri: l’aumento del costo dell’energia e delle materie prime rende più difficile l’espletamento delle gare previste.
È una delle ragioni per cui il governo Meloni intende chiedere a Bruxelles una modifica del piano, con esiti ancora incerti ma con l’obiettivo di dirottare risorse sul caro-energia. Fitto incontrerà oggi a Bruxelles la commissaria per la Coesione Elisa Ferreira. Intanto, su questo punto, il governo Meloni incassa il sostegno delle Regioni, per voce di Massimiliano Fedriga, già draghiano di ferro: «Sulla messa a terra delle opere è stato sollevato il problema dell’incremento dei costi. L’abbinamento fra aumento dei costi, la tempistica per la realizzazione delle opere e la speculazione in atto è una riflessione — dice Fedriga — che deve fare anche la commissione europea». La corsa contro il tempo è partita. Per quella che Meloni definisce «la sfida più importante per il governo e per l’Italia».