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Camera e Senato, ecco i presidenti di commissione: FI ripesca Mangialavori, FdI Terzi di Sant'Agata

Le nomine tra domani e giovedì. Fibrillazioni tra gli azzurri, in processione da Berlusconi di ritorno a Roma
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È la camera di compensazione delle ambizioni frustrate. Aspiranti ministri, vice-ministri e sottosegretari, rimasti con l'amaro in bocca cercano la rivalsa con l'ultima mano di nomine di questo avvio di legislatura: le presidenze di commissione tra Camera e Senato. Ventiquattro poltrone in tutto, se si prendono in considerazione gli organismi permanenti: 14 a Montecitorio, 10 a Palazzo Madama. FdI ne otterrà la metà.

Le frizioni maggiori si registrano in Forza Italia. Dove fino a ieri ballavano diversi nomi per la stessa casella. Il dossier è finito oggi nelle mani di Silvio Berlusconi, arrivato a Roma per le votazioni in Senato e che a Villa Grande riunirà i presidenti designati. In tutto gli azzurri potranno disporre di 5 cariche, 3 alla Camera e 2 al Senato. A Montecitorio FI reclama la delicata commissione Bilancio, che dovrebbe andare a Giuseppe Mangialavori, il deputato calabrese che Licia Ronzulli avrebbe voluto sottosegreta…

È la camera di compensazione delle ambizioni frustrate. Aspiranti ministri, vice-ministri e sottosegretari, rimasti con l'amaro in bocca cercano la rivalsa con l'ultima mano di nomine di questo avvio di legislatura: le presidenze di commissione tra Camera e Senato. Ventiquattro poltrone in tutto, se si prendono in considerazione gli organismi permanenti: 14 a Montecitorio, 10 a Palazzo Madama. FdI ne otterrà la metà.

Le frizioni maggiori si registrano in Forza Italia. Dove fino a ieri ballavano diversi nomi per la stessa casella. Il dossier è finito oggi nelle mani di Silvio Berlusconi, arrivato a Roma per le votazioni in Senato e che a Villa Grande riunirà i presidenti designati. In tutto gli azzurri potranno disporre di 5 cariche, 3 alla Camera e 2 al Senato. A Montecitorio FI reclama la delicata commissione Bilancio, che dovrebbe andare a Giuseppe Mangialavori, il deputato calabrese che Licia Ronzulli avrebbe voluto sottosegretario, escluso da Giorgia Meloni perché citato, ma non indagato, in un'inchiesta di 'ndrangheta. L'altro contendente era il tajaneo Paolo Barelli, che ha già dovuto rinunciare al Viminale come vice di Piantedosi e che dovrebbe restare fuori anche a questo giro. La Salute dovrebbe andare all'ex governatore sardo Ugo Cappellacci, a danno dell'ex sindaco di Verona, Flavio Tosi, e dell'ex sottosegretaria Deborah Bergamini. Per gli Affari Costituzionali il favorito è Nazario Pagano, mentre non sembra avere chance un altro deputato vicino a Tajani, Francesco Battistoni, che sognava la commissione Ambiente.  Al Senato, i forzisti puntano su Stefania Craxi agli Esteri (alla Camera la commissione dovrebbe andare a FdI, con l'ex ministro Giulio Tremonti) e ai Lavori pubblici, con Gianfranco Micciché. Mentre Claudio Fazzone dovrebbe andare al Copasir, come membro semplice.

FdI si è riunita ieri sera per chiudere la trattativa interna. Al Senato il partito di Meloni avrà 5 commissioni: Affari Costituzionali (con Alberto Balboni), Sanità (Francesco Zaffini), Agricoltura (Luca De Carlo), Bilancio (Nicola Calandrini) e Politiche Ue (l'ex ministro Giulio Terzi di Sant'Agata).  A Montecitorio la premier ha prenotato 7 caselle: agli Esteri, si diceva, Tremonti, alla commissione Lavoro Walter Rizzetto, alle Finanze Ylenja Lucaselli, alla Cultura è in pole Federico Mollicone, alla Giustizia Carolina Varchi, all'Ambiente Mauro Rotelli.  L'ultima casella da assegnare sono i Trasporti.

Alla Lega andranno 7 poltrone: 4 alla Camera, 3 al Senato. Anche in questo caso, ci sono gli esclusi dal governo da accontentare: due ex ministri, Massimo Garavaglia e Giulia Bongiorno, sono in pole per le commissioni Finanze e Giustizia del Senato. Sempre a Palazzo Madama, Roberto Marti guiderà lo Sport. Alla Camera Igor Iezzi è il favorito per la commissione Politiche Ue, Paolo Formentini o Antonino Minardo alla Difesa, Mirco Carloni all'Agricoltura e Alberto Gusmaroli alle Attività Produttive. I Moderati di Maurizio Lupi non avranno commissioni permanenti, ma la presidenza di una Bicamerale, probabilmente quella sulle Autonomie.

Ultime ore di trattative, tra domani e dopodomani si chiuderanno le nomine: per le commissioni di Montecitorio i deputati si riuniranno nel pomeriggio di mercoledì, mentre a Palazzo Madama le designazioni slittano a giovedì.