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Pd, dopo il no di Cottarelli cresce il pressing per Moratti. Marcucci: "Non buttiamo via la chance di vincere in Lombardia"

Andrea Marcucci 
L'appello dell'ex capogruppo dem al Senato: "I nostri elettori capirebbero". E sul ritiro del professore: "La sua indisponibilità è figlia della rassegnazione che si respira nel partito"
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"Il Pd non butti via la possibilità di vincere in Lombardia. Prenda in considerazione la candidatura di Letizia Moratti, gli elettori capirebbero. E nella decisione finale dovrebbero essere determinanti i sindaci di Milano, Bergamo e Brescia: Sala, Gori e Del Bono". Andrea Marcucci, ex capogruppo dem al Senato, oggi nel cda della Fondazione Luigi Einaudi, si smarca e unisce la sua voce a quella di coloro che chiedono a Enrico Letta di non sbarrare la strada all'ex vicepresidente di Fontana. 

Marcucci, come si vince in Lombardia? Come si sconfigge la destra?
"La destra governa ininterrottamente la Regione da quasi 30 anni, e non parliamo di un territorio qualsiasi ma della Lombardia. Nei giorni scorsi è avvenuta una frattura importante nella giunta del leghista Fontana e si è concretizzata una possibilità inedita per il centrosinistra, essere competitivo alle prossime elezioni regionali, allargando l'alleanza a tutte le…

"Il Pd non butti via la possibilità di vincere in Lombardia. Prenda in considerazione la candidatura di Letizia Moratti, gli elettori capirebbero. E nella decisione finale dovrebbero essere determinanti i sindaci di Milano, Bergamo e Brescia: Sala, Gori e Del Bono". Andrea Marcucci, ex capogruppo dem al Senato, oggi nel cda della Fondazione Luigi Einaudi, si smarca e unisce la sua voce a quella di coloro che chiedono a Enrico Letta di non sbarrare la strada all'ex vicepresidente di Fontana. 

Marcucci, come si vince in Lombardia? Come si sconfigge la destra?
"La destra governa ininterrottamente la Regione da quasi 30 anni, e non parliamo di un territorio qualsiasi ma della Lombardia. Nei giorni scorsi è avvenuta una frattura importante nella giunta del leghista Fontana e si è concretizzata una possibilità inedita per il centrosinistra, essere competitivo alle prossime elezioni regionali, allargando l'alleanza a tutte le forze disponibili. Ripeto, a me sembra un'opportunità, non una minaccia".

Quindi il centrosinistra unito dovrebbe sostenere Letizia Moratti?
"Io avvierei subito un confronto sul programma. Quali sono i punti irrinunciabili del Pd lombardo? Quali sono le priorità dei tanti nostri amministratori? In un contesto simile, il Pd dovrebbe prendere in seria considerazione la candidatura di Letizia Moratti".

Ma non si rischierebbe in questo caso di vincere la Lombardia e di "perdere" il Pd perché militanti e elettori non capirebbero l'appoggio a una ex berlusconiana?
"Letizia Moratti è da sempre una personalità autonoma, un tratto che ha confermato anche nei suoi numerosi incarichi politici. Ripeto, credo che sia importante aprire un confronto. Anche le recenti elezioni politiche, ci hanno insegnato che per vincere è necessario allargare il campo, non restringerlo. La possibilità di mandare la Lega all'opposizione al Pirellone, dovrebbe farci ragionare di più. Il nostro elettorato spesso si è dimostrato più pragmatico dei nostri dirigenti".

Pensa a primarie del centrosinistra anche con Moratti e con chi altri?
"Le primarie sono sempre state una strada maestra, ma naturalmente ci vuole la disponibilità di tutti i possibili candidati. Se questa disponibilità non c'è, bisogna trovare altre strade. Vorrei che nella decisione finale fossero determinanti i nostri primi cittadini a partire da Giuseppe Sala, Giorgio Gori ed Emilio Del Bono".

Cottarelli comunque non si candida.
"Carlo Cottarelli è una delle personalità più prestigiose del centrosinistra lombardo. La sua indisponibilità è figlia della rassegnazione che si respira nel Pd. Per questo serve ancora di più una sferzata: ripartiamo da un piano per la Lombardia e vediamo chi ha più chance di fare competere la nostra area politica".

Come vede il futuro politico dei Dem?
"Va ritrovata la spinta originaria del Lingotto, che è quella che ha garantito al Pd di essere protagonista di diverse stagioni politiche. Vedo all'orizzonte un pericolo: rinchiudersi in un cortile identitario, tornare indietro all'epoca dei Ds. Un congresso così inutilmente lungo certamente non aiuta a ritrovare lo slancio che ci serve".

Il Pd, che lei ha contribuito a fondare, resta sempre il suo partito?
"Ho appena rinnovato la tessera, nonostante tutto. E dal congresso, mi aspetto quel contributo riformista che considero determinante".

Il mantra di Calenda e Renzi è unire i riformisti, ma cosa significa?
"Le dico cosa penso io che facciamo prima. Io credo che sia necessario creare un asse tra forze politiche riformiste, smettere di farsi le guerre, e cominciare a pensare a come essere competitivi con la destra al governo. Il 25 settembre abbiamo perso tutti, è una consapevolezza che dovrebbe aiutarci a superare i rancori, e ad avviare un dialogo nell'interesse dell'Italia, in una chiave finalmente non ideologica ma concreta".