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Crisi Italia-Francia sui migranti. Meloni: "Ci vogliono isolare". La preoccupazione di Mattarella

Palazzo Chigi avverte i partner: “Linea dura”. Si valuta norma per la confisca delle navi Ong
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È sfuggita di mano. Perché un conto è fermare le navi che salvano naufraghi per raccogliere consenso in Italia, altro è alimentare una crisi diplomatica con Parigi, che accende fuochi più pericolosi a Bruxelles. Giorgia Meloni, però, continua a rivendicare le ultime mosse: "Questo governo è legittimato da un voto popolare - è il senso dei suoi ragionamenti - quindi andiamo avanti su questa linea". Se lo scontro dovesse continuare, dunque, non è da escludere che già nei prossimi giorni l'esecutivo riapprovi una norma in vigore nei decreti Salvini (poi cancellata) che permette di procedere con la confisca delle navi delle Ong. Nel frattempo, sono già partite denunce per i capitani di due imbarcazioni.


Certo, non sfugge neanche alla premier la portata della sfida ingaggiata con Emmanuel Macron: "La loro reazione è stata abnorme", è la linea, "l'obiettivo sembr…

È sfuggita di mano. Perché un conto è fermare le navi che salvano naufraghi per raccogliere consenso in Italia, altro è alimentare una crisi diplomatica con Parigi, che accende fuochi più pericolosi a Bruxelles. Giorgia Meloni, però, continua a rivendicare le ultime mosse: "Questo governo è legittimato da un voto popolare - è il senso dei suoi ragionamenti - quindi andiamo avanti su questa linea". Se lo scontro dovesse continuare, dunque, non è da escludere che già nei prossimi giorni l'esecutivo riapprovi una norma in vigore nei decreti Salvini (poi cancellata) che permette di procedere con la confisca delle navi delle Ong. Nel frattempo, sono già partite denunce per i capitani di due imbarcazioni.


Certo, non sfugge neanche alla premier la portata della sfida ingaggiata con Emmanuel Macron: "La loro reazione è stata abnorme", è la linea, "l'obiettivo sembra essere quello di isolarci". E tutto questo, detta la premier ai suoi ministri. perché "in carica c'è un esecutivo di destra". Sono ragionamenti su cui già stamane Meloni intende insistere in conferenza stampa, citando i numeri risicati nella redistribuzione dei migranti accolti dagli altri Paesi. "La solidarietà europea - è il concetto che rimbomba in queste ore - non può tradursi nel fatto che l'Italia debba affrontare questi problemi da sola". Il patto stracciato da Parigi, insomma, non cambia nulla, perché nullo o quasi è stato finora il sostegno degli Stati membri. E però, non saranno questi slogan a risolvere il problema. E a contenere il danno reputazionale della battaglia ingaggiata da Palazzo Chigi con mezza Europa, con picchi di tensione capaci di far impallidire le gesta di Matteo Salvini ai tempi del Viminale.
Le ritorsioni francesi possono diventare uno scoglio per l'immediato futuro. I francesi, ad esempio, forniscono energia all'Italia e, fino a poche settimane fa, hanno giocato di sponda con Roma nella partita della revisione del Patto di stabilità. Senza dimenticare quel nuovo debito comune Ue che Meloni sogna e Berlino nega: senza Macron, l'obiettivo è fallito in partenza. Per tutte queste ragioni, alcuni ministri continuano a mantenere un filo. L'ha fatto ieri Antonio Tajani, a livello diplomatico. E Raffaele Fitto, che lunedì scorso ha visitato la sua omologa francese Laurence Boone. Eppure, la rissa pubblica sembre travolgere tutto. Un altro terreno di scontro rischia di diventare presto Ventimiglia, dove i gendarmi francesi e gli agenti italiani rischiano di trovarsi ad agire sullo stesso lembo di confine, con input politici divergenti.
E Sergio Mattarella? Sul braccio di ferro in corso con la Francia il Colle tace. Ma il silenzio è la spia di una grande preoccupazione. Non ci voleva, a tre sole settimane dall'avvio del governo, anche perché potrebbe essere la prima di tante incomprensioni. Al Colle confidano di non dover intervenire: la crisi al momento è politica, non diplomatica. Pertanto si auspica un chiarimento tra Palazzo Chigi e l'Eliseo. Seppur preoccupante, questa non è ancora paragonabile alla tempesta provocata dal governo gialloverde nel 2019 sui gilet gialli, che Mattarella fu chiamato a mediare. Allora, la Francia ritirò il proprio ambasciatore e il Quirinale ci mise una pezza, culminata in una visita pacificatrice a Parigi. Quel precedente pesa.

Su come la pensi il capo dello Stato fa fede la frase pronunciata ieri durante l'incontro col premier Mark Rutte all'Aja: "L'Unione non è una comunità di meri rapporti economici, ma una comunità di valori, di stato di diritto, di diritti umani e tutto questo richiede una consapevolezza crescente". L'altro giorno, mentre esplodeva la questione migranti, aveva parlato di un'Italia Paese accogliente. Il presidente, d'altra parte, ha cercato sempre di mantenere il nostro Paese nell'alveo delle relazioni con Francia e Germania. L'ultimo passaggio due settimane fa, con Macron, partecipando a un'iniziativa comune contro la guerra, patrocinata da Sant'Egidio.