ROMA - C'erano una volta gli strali contro la casta, quella che voleva intascarsi i vitalizi, mentre lei no, "perché nun so' politica", come da memorabile concione nella borgata romana di Tor Sapienza. Era il 2014, un'era politica fa. Ora per Paola Taverna e il fido Vito Crimi (un altro che ghignava: "la casta si tiene il malloppo!") è in arrivo una ricompensa. Non è un vitalizio, certo, ma un contratto di tutto rispetto, in termini economici, che vale un altro lustro nel Palazzo: 70 mila euro l'anno. Pagato dai contribuenti, coi fondi dei gruppi parlamentari. Il biglietto d'oro offerto da Giuseppe Conte ai grandi ex, rimasti fuori dal Parlamento causa tagliola del doppio mandato, è valido solo per due. "I due più meritevoli, i più esperti", dicono nel M5S.
ROMA - C'erano una volta gli strali contro la casta, quella che voleva intascarsi i vitalizi, mentre lei no, "perché nun so' politica", come da memorabile concione nella borgata romana di Tor Sapienza. Era il 2014, un'era politica fa. Ora per Paola Taverna e il fido Vito Crimi (un altro che ghignava: "la casta si tiene il malloppo!") è in arrivo una ricompensa. Non è un vitalizio, certo, ma un contratto di tutto rispetto, in termini economici, che vale un altro lustro nel Palazzo: 70 mila euro l'anno. Pagato dai contribuenti, coi fondi dei gruppi parlamentari. Il biglietto d'oro offerto da Giuseppe Conte ai grandi ex, rimasti fuori dal Parlamento causa tagliola del doppio mandato, è valido solo per due. "I due più meritevoli, i più esperti", dicono nel M5S.
Taverna&Crimi
L'identikit porterebbe "naturalmente" a loro, è la risposta dalla sede di Campo Marzio: Taverna & Crimi. Tutti gli altri, no. Almeno per ora dovranno pazientare. Col placet del leader - e sulla scorta di una mezza promessa fatta in estate da Beppe Grillo per non derogare all'unico caposaldo rimasto dei 5 Stelle delle origini - il Movimento è pronto a sfornare gli stipendi per i big rimasti senza scranno. Continueranno ad avere accesso a Montecitorio e Palazzo Madama, tra stucchi dorati, divanetti e buvette, retrocessi al rango di collaboratori parlamentari. Stipendio fisso, però: saranno assunti, uno alla Camera, l'altra al Senato, come dipendenti del gruppo grillino. Un imponibile da poco meno di 70 mila euro l'anno. Tremila euro netti al mese.
Il gettone per gli esclusi
La pratica è già in lavorazione. Ora che si sono insediati i capigruppo, varati i regolamenti interni, stabilito il budget, si può procedere col gettone per gli esclusi. I primi due contratti saranno firmati entro fine mese, per Taverna e Crimi. Vicinissimi a Conte, che umanamente si sente un po' in debito, avendoli rassicurati per mesi che alla fine sarebbe riuscito a convincere Beppe Grillo a cambiare idea. Da settimane, nel Movimento, si ragionava su come inquadrarli: prof della scuola di formazione interna? Difficile giustificare un esborso così elevato, per un'incombenza saltuaria. Stipendio da dirigenti di partito? Fa troppo Prima Repubblica. E allora la formula trovata sarebbe questa, appunto: collaboratori dei gruppi.
Chi potrebbe reclamare cosa
I posti però sono pochi. E in teoria diversi ex parlamentari potrebbero reclamarli, occupando ancora posti d'onore nelle gerarchie interne: due ex ministri come Danilo Toninelli e Fabiana Dadone, membri del comitato dei probiviri. Laura Bottici, che fa parte del comitato dei garanti nazionali. Così come Roberto Fico, che però da ex presidente della Camera ha strappato un ufficio per altri 5 anni all'altana di Montecitorio (sotto al tetto dove i grillini protestarono nel 2013) con tanto di mini-staff esterno. Il rischio che qualcuno inquadri la mossa come un fare figli e figliastri da parte dell'ex premier c'è. Lui sembra farsene una ragione. Chi dovesse protestare, è già fuori dal Parlamento. Il pulpito dei malumori interni sarebbe striminzito e la pattuglia degli eletti a Camera e Senato è di strettissima osservanza contiana.
Grillo sui "nuovi ruoli"
Nemmeno Grillo dovrebbe mettersi di traverso, avendo detto per primo che un manipolo di ex parlamentari sarebbe stato coinvolto con "nuovi ruoli", a libro paga. Ma il garante, dice chi lo conosce, è imprevedibile. Dunque chissà. Certo è un giochino facile riavvolgere il nastro delle dichiarazioni, tornare al "nun so' politica" degli inizi. Che ora potrebbe diventare: "Nun so' parlamentare". Collaboratore sì, però.