Il Popolo delle Libertà esiste ancora e produce buchi di bilancio: Berlusconi creditore di tre milioni
di Emanuele Lauria , di Emanuele LauriaMeno male che Silvio c'è. Anche per sorreggere un partito fantasma e subissato dai debiti. Chi si ricorda il Pdl? Lo volle Berlusconi, che lo fondò nel 2008 salendo su un predellino, e doveva essere - fu per qualche anno - il partito unico del centrodestra. Non durò molto e non è stata indimenticabile l'avventura del Popolo della libertà, che ha chiuso i battenti nel 2013. Ma nove anni dopo, il Pdl esiste ancora, è una forza politica senza alcun'attività il cui certificato di esistenza in vita (non politica ma solo giuridica) è il bilancio: l'ultimo, chiuso al 31 dicembre del 2021, presenta un indebitamento pari a 7 milioni e mezzo di euro. Una parte del quale è nei confronti del Cavaliere che, per colmare la voragine nei conti della sua creatura, ha concesso negli anni scorsi un "prestito infruttifero" da quasi tre milioni di euro. Carte alla mano, l'ex…
Meno male che Silvio c'è. Anche per sorreggere un partito fantasma e subissato dai debiti. Chi si ricorda il Pdl? Lo volle Berlusconi, che lo fondò nel 2008 salendo su un predellino, e doveva essere - fu per qualche anno - il partito unico del centrodestra. Non durò molto e non è stata indimenticabile l'avventura del Popolo della libertà, che ha chiuso i battenti nel 2013. Ma nove anni dopo, il Pdl esiste ancora, è una forza politica senza alcun'attività il cui certificato di esistenza in vita (non politica ma solo giuridica) è il bilancio: l'ultimo, chiuso al 31 dicembre del 2021, presenta un indebitamento pari a 7 milioni e mezzo di euro. Una parte del quale è nei confronti del Cavaliere che, per colmare la voragine nei conti della sua creatura, ha concesso negli anni scorsi un "prestito infruttifero" da quasi tre milioni di euro. Carte alla mano, l'ex partito nato dalla fusione di FI e An, di fatto, è debitore non solo nei confronti dell'ex premier, ma anche di Forza Italia per circa 1 milione e mezzo di euro e dell'ex partito di Gianfranco Fini per poco meno di 700 mila euro, a causa di un contenzioso tutt'ora pendente. Fini, peraltro, dal 2010 in poi lanciò una dura battaglia per abbattere il Pdl, culminata nella fuoriuscita di un gruppo di parlamentari che fondò Futuro e libertà.
A gravare sulle casse pidielline, segnala l'Adnkronos, ci sono soprattutto le controversie legali "ancora in atto": due sono le "più rilevanti", "in passato sfociate nel totale pignoramento dei residui crediti per rimborsi elettorali per un importo, che al 31 dicembre del 2021 si conferma di 1 milione 167mila 235 euro". Una controversia, si legge nella relazione gestionale firmata dai rappresentanti legali pidiellini, ovvero dal presidente liquidatore Fabio Roscioli e dal suo vice, Pasquale Grimaldi, è proprio quella "sorta con Alleanza nazionale, associazione in liquidazione", che, "riguarda gli addebiti di spesa da essa in precedenza effettuati per il triennio 2009-2011: ad oggi è ancora efficace l'atto di pignoramento presso terzi a valere sui crediti per contributi elettorali, di ammontare pari a 759 mila 239 euro".
L'altra "maggiore controversia" a carico delle finanze pidielline, invece, "continua ad essere il giudizio che vede il Popolo della libertà contrapposto alla società 'Roboris Re srl', di cui però "non si segnalano novità": la causa è sub iudice nella Corte d'Appello di Roma perchè attualmente rinviata per precisazione delle conclusioni" all'udienza del prossimo 17 novembre. La politica italiana che brucia sigle e formazioni politiche a tempo di record ha nel suo backstage ancora il Pdl: un residuo della storia che non smette di produrre debiti e controversie in tribunale.