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Sanchez rimpiange Draghi: è gelo anche con Madrid

La Spagna non firma la dichiarazione dei Paesi del Mediterraneo sulle "Ong fuorilegge". Il 9 dicembre primo incontro ufficiale con Meloni
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Dopo la prima presa di contatto, che risale a un paio di settimane fa, Pedro Sánchez ha sottolineato come Giorgia Meloni parli "un ottimo spagnolo". Ma evidentemente non sono sufficienti le affinità linguistiche per intendersi. È bastata la prima grave crisi, che già contrappone in modo frontale Roma e Parigi e semina scompiglio in Europa, perché Madrid prendesse le distanze dal suo tradizionale alleato.

Del resto, in quella dichiarazione congiunta sulle "Ong fuorilegge", firmata da Italia, Grecia, Malta e Cipro, c'è appunto un grande assente, la Spagna, che è il quinto membro del gruppo Med5 impegnato da tempo nella ricerca delle soluzioni più efficaci al problema migratorio. La Spagna "non può sostenere proposte che premierebbero i Paesi che non rispettano i loro obblighi in termini di diritto marittimo internazionale e che andrebbero a discapito di quelli che, come la Spagna, rispettano…

Dopo la prima presa di contatto, che risale a un paio di settimane fa, Pedro Sánchez ha sottolineato come Giorgia Meloni parli "un ottimo spagnolo". Ma evidentemente non sono sufficienti le affinità linguistiche per intendersi. È bastata la prima grave crisi, che già contrappone in modo frontale Roma e Parigi e semina scompiglio in Europa, perché Madrid prendesse le distanze dal suo tradizionale alleato.

Del resto, in quella dichiarazione congiunta sulle "Ong fuorilegge", firmata da Italia, Grecia, Malta e Cipro, c'è appunto un grande assente, la Spagna, che è il quinto membro del gruppo Med5 impegnato da tempo nella ricerca delle soluzioni più efficaci al problema migratorio. La Spagna "non può sostenere proposte che premierebbero i Paesi che non rispettano i loro obblighi in termini di diritto marittimo internazionale e che andrebbero a discapito di quelli che, come la Spagna, rispettano i loro obblighi e salvano vite con risorse pubbliche", ha detto all'Ansa un portavoce del Ministero dell'Interno di Madrid.

Una presa di distanze netta che rischia di scavare un solco tra due Paesi da sempre uniti da interessi strategici comuni. L'irritazione è palese anche nelle parole del ministro degli Esteri José Manuel Albares che, intervistato dal Periódico de España, riflette: "Assistiamo a un aumento del numero di migranti che cercano di raggiungere l'Europa tranne che attraverso una rotta: la Spagna. Perché? Perché abbiamo una lunga e solida collaborazione con i Paesi di origine e di transito".

Un lavoro avviato già nei primi anni Duemila, all'epoca del governo Zapatero, grazie all'abilità del ministro Miguel Ángel Moratinos, e che nel tempo ha dato i suoi frutti. Madrid, poi, è riuscita nei mesi scorsi ad allentare la tensione con il Marocco (seppure a prezzo di qualche critica per la revisione della sua linea sulla crisi del Sahara occidentale) frenando così la pressione migratoria più preoccupante, quella sulle frontiere di Ceuta e Melilla.

L'interesse strategico del governo Sánchez a infiammare nuovamente il dibattito migratorio è dunque in questo momento pari a zero. Anzi, dalle parole del ministro Albares traspare una critica a chi non si è saputo attrezzare al meglio per prevenire l'emergenza, come invece ha fatto la Spagna. Ma la freddezza che si prospetta nel futuro dei rapporti con il governo Meloni ha ovvie motivazioni politiche. A nessuno è sfuggito in Spagna - e meno ancora all'esecutivo di sinistra - l'augurio fatto dalla leader di Fratelli d'Italia all'amico Santiago Abascal, fondatore e guida di Vox, perché l'estrema destra iberica possa presto arrivare al governo.

A un anno dalle prossime politiche, il leader socialista spagnolo può permettersi tutto tranne che concessioni alla destra. Per questo si è dovuto quasi giustificare per quella prima presa di contatto con Meloni (alla quale farà seguito il primo incontro ufficiale il 9 dicembre, in occasione del vertice Euromed ad Alicante) spiegando che "i rapporti tra Spagna e Italia sono rapporti che trascendono i governi e uniscono le nostre società in diversi ambiti".

È come un mettere le mani avanti, prevedendo che le relazioni non saranno per niente facili. Di certo, non come lo sono state con Giuseppe Conte, nella fase dell'alleanza con il Pd, e neppure con Mario Draghi, un rapporto che si è andato consolidando nel tempo e che ora Sánchez sembra già rimpiangere.