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La tela del Quirinale per fermare lo scontro e rinsaldare il rapporto. Telefonata a Meloni

Il presidente francese Emmanuel Macron e il Capo dello Stato Sergio Mattarella durante un incontro al Quirinale il 24 ottobre 2022
  (ansa)

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Il dialogo tra i capi di Stato di Italia e Francia risale a sabato ed è stato reso noto ieri. L'Eliseo resta freddo con Palazzo Chigi ora attende un segnale
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PARIGI-ROMA - Non si può rovinare un'amicizia tra due Paesi per un'incomprensione tra ministri. Le 19.30 di sabato scorso. Con questo spirito Sergio Mattarella ed Emmanuel Macron si sentono al telefono, una chiacchierata che riapre i canali diplomatici tra Italia e Francia dopo la furibonda lite sui migranti. È la telefonata distensiva che tutti si aspettavano. Ed è stata condivisa con palazzo Chigi. Subito dopo Mattarella chiama infatti Giorgia Meloni per ragguagliarla. La notizia però viene resa pubblica soltanto ieri, alle nove del mattino, con un comunicato congiunto, pubblicato sui siti di Quirinale ed Eliseo: "Nel corso del colloquio entrambi hanno affermato la grande importanza della relazione tra i due Paesi e hanno condiviso la necessità che vengano poste in atto condizioni di piena collaborazione, in ogni settore sia in ambito bilaterale sia dell'Unione europea".

Non si sa chi ha chiamato chi. Fonti del nostro g…

PARIGI-ROMA - Non si può rovinare un'amicizia tra due Paesi per un'incomprensione tra ministri. Le 19.30 di sabato scorso. Con questo spirito Sergio Mattarella ed Emmanuel Macron si sentono al telefono, una chiacchierata che riapre i canali diplomatici tra Italia e Francia dopo la furibonda lite sui migranti. È la telefonata distensiva che tutti si aspettavano. Ed è stata condivisa con palazzo Chigi. Subito dopo Mattarella chiama infatti Giorgia Meloni per ragguagliarla. La notizia però viene resa pubblica soltanto ieri, alle nove del mattino, con un comunicato congiunto, pubblicato sui siti di Quirinale ed Eliseo: "Nel corso del colloquio entrambi hanno affermato la grande importanza della relazione tra i due Paesi e hanno condiviso la necessità che vengano poste in atto condizioni di piena collaborazione, in ogni settore sia in ambito bilaterale sia dell'Unione europea".

Non si sa chi ha chiamato chi. Fonti del nostro governo dicono Mattarella, ma non ci sono conferme. La telefonata è stata preceduta da una tessitura su più livelli. La nota non entra nei dettagli. Non specifica come la crisi sui migranti si possa sbloccare nel concreto. Formula un auspicio. Mattarella ha voluto mettere in sicurezza il trattato del Quirinale, che disciplina una collaborazione su più fronti tra Italia e Francia.

È la seconda volta che il Presidente deve intervenire per ricucire, dopo le tensioni sui gilet gialli nel 2019 provocati da Luigi Di Maio. Ma al Colle non vogliono passare per quelli che mettono provvidenziali toppe agli incidenti dei sovranisti. Mattarella ha a cuore il sistema Italia. È il presidente della Repubblica, la sua è diplomazia morale. Non ha poteri esecutivi, come Macron. Gli interessa salvare la relazione, mantenere l'Italia nell'alveo storico delle nostre alleanze. Scongiurare l'isolamento. Macron invece può dire ai suoi ministri di attenuare la polemica.

Dopodiché la palla ora è di nuovo nel campo dei rispettivi esecutivi. Vedremo come evolverà. Ancora ieri il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha difeso "la fermezza" della destra. E da Parigi fanno sapere che nel concreto non è cambiato nulla, quindi non accoglieranno i 3500 migranti attualmente in Italia. Macron e Meloni sono però entrambi a Bali, al G20. Potrebbero parlarsi lì, volendo.

Al Quirinale giudicano questa tempesta meno diromente di quella di tre anni fa. Diversa è la composizione del governo. C'è la corrente dei duri, rappresentata da Matteo Salvini e Matteo Piantedosi, col primo che gioca una doppia partita, interna ed esterna, di sponda con Marine Le Pen, ma c'è anche la fazione moderata, incarnata dal duo Fitto-Tajani. Il Ppe potrà svolgere una mediazione pacificatrice. Anche Meloni dovrà mediare. A meno che non voglia sposare l'asse di Visegrad, refrattaria ad ogni tipo di accoglienza.

Visto dall'Eliseo il colloquio dovrebbe incoraggiare ad abbassare i toni da una parte e dall'altra. Ma ci si aspetta una presa di distanza netta della premier rispetto alla linea del ministro Salvini. Il leader francese non ha mai nascosto la stima per Mattarella, definito come un "amico". "Si scambiano opinioni su molti temi di attualità e su questioni più ampie. Penso in particolare alla loro discussione sull'Europa", confida uno sherpa di Macron, ricordando quanto sia stato apprezzato il discorso sull'Ue pronunciato l'anno scorso da Mattarella alla Sorbona. Agli sforzi di mediazione degli ultimi giorni ha partecipato la nuova ambasciatrice italiana Emanuela D'Alessandro, già consigliera diplomatica al Quirinale dove aveva attraversato la precedente crisi ai tempi in cui Salvini era ministro dell'Interno.

Ecco perché il leader francese ha aspettato di parlare con Mattarella, senza decidere di allargare lo scontro con Roma come reclamavano alcuni suoi fedelissimi. Il ministro dell'Interno Gérald Darmanin aveva già minacciato "ulteriori conseguenze sulla relazione bilaterale". La linea di Darmanin ha trovato nuovi argomenti quando c'è stata la conferenza stampa di Giorgia Meloni, che giustificava la nota di Palazzo Chigi sullo sbarco in Francia dell'Ocean Viking senza che ce ne fosse stata conferma dalle autorità francesi. Una nuova provocazione, secondo il ministero dell'Interno dove si ripete che il messaggio inviato al collega Piantedosi è stato sempre lo stesso: è l'Italia che deve accogliere quella nave in quanto "porto più vicino e sicuro". "La sfida adesso è agire a livello europeo affinché le regole che siamo riusciti a fissare sulla redistribuzione dell'accoglienza possano essere rispettate", ha commentato Gabriel Attal, uno dei ministri più vicini al capo di Stato.

Il Quirinale il suo per la tregua l'ha fatto. Capiremo presto come la telefonata tra i due presidenti si riverberà nel concreto.