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Orfini: "Basta rifugiarsi nelle alleanze: così il Pd diventa un bonsai"

L'ex presidente del partito sulla fase congressuale: "La nostra vera costituente saranno gli anni di opposizione. Per la nuova segreteria voterò chi crede di più nei dem"
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"Una parte dei dirigenti dem non ha più fiducia nel Pd e vuole un Pd bonsai, perciò si rifugia nella politica delle alleanze”. Matteo Orfini, ex presidente del Partito democratico, alla vigilia dell’assemblea nazionale di sabato, lancia il “j’accuse”. Chiede di accelerare sul nuovo segretario e il congresso, tanto “la costituente del Pd saranno gli anni di opposizione”.  

Orfini, sabato inizia l’iter che porterà all’elezione del nuovo segretario del Pd, è bene accelerare? 

“Sì, dobbiamo fare rapidamente e avere un nuovo gruppo dirigente perché questo ci aiuterà a rafforzare il nostro lavoro d’opposizione. La vera fase costituente del Pd saranno gli anni di opposizione. Possiamo provare a chiudere il congresso entro fine gennaio o al massimo la prima settimana di febbraio”. 

Tra voi Dem polemizzate su tutto, anche sull’assemblea di sabato…

"Una parte dei dirigenti dem non ha più fiducia nel Pd e vuole un Pd bonsai, perciò si rifugia nella politica delle alleanze”. Matteo Orfini, ex presidente del Partito democratico, alla vigilia dell’assemblea nazionale di sabato, lancia il “j’accuse”. Chiede di accelerare sul nuovo segretario e il congresso, tanto “la costituente del Pd saranno gli anni di opposizione”.  

Orfini, sabato inizia l’iter che porterà all’elezione del nuovo segretario del Pd, è bene accelerare? 

“Sì, dobbiamo fare rapidamente e avere un nuovo gruppo dirigente perché questo ci aiuterà a rafforzare il nostro lavoro d’opposizione. La vera fase costituente del Pd saranno gli anni di opposizione. Possiamo provare a chiudere il congresso entro fine gennaio o al massimo la prima settimana di febbraio”. 

Tra voi Dem polemizzate su tutto, anche sull’assemblea di sabato se deve essere online o in presenza, alternativa poi scongiurata perché sarà in forma ibrida? 

“In questa fase i militanti vogliono discutere e partecipare. È importante guardarsi negli occhi. Vengo da una assemblea a Cecina che è finita a mezzanotte. La correzione che è stata apportata sull’assemblea era indispensabile, così chi vuole verrà a Roma e se no ci si collega a distanza. Il confronto è fondamentale” 

Alla corsa per la leadership già c’è una ampia offerta di candidati: da Stefano Bonaccini a Elly Schlein, Paola De Micheli, forse Dario Nardella, Matteo Ricci e Brando Benifei. A chi vanno le sue simpatie, o pensa a un altro nome? 

“Da ex reggente e ex presidente del partito, mi sento come un padre di famiglia che tiene per tutti. Però vedremo quali saranno davvero i candidati e quale lo schema. Ovvio che voterò per chi avrà idee più vicine alle mie e mostrerà di credere di più nel Pd. C’è una parte del gruppo dirigente che ha sfiducia e non ritiene che il Pd possa più essere il partito riformista che rappresenti il centrosinistra nel Paese. Ha l’idea di un Pd bonsai e si rifugia nella politica delle alleanze. Dobbiamo tornare a fare grande il Pd”. 

Congresso da concludere prima delle regionali di Lazio e Lombardia? 

“Il congresso serve a rinnovare il gruppo dirigente che risale a 5 anni fa, quando si confrontarono Nicola Zingaretti, Maurizio Martina, Roberto Giachetti. Giachetti è passato a un altro partito, Martina si è sfilato dalla politica e Zingaretti si dimise da segretario. Abbiamo chiamato Enrico Letta chiedendogli di prendere la responsabilità del partito. È trascorsa una era geologica” 

D’Amato candidato governatore nel Lazio? E in Lombardia? 

“Per la mia regione, il Lazio, sono molto contento della candidatura di Alessio D’Amato che ritengo sia la personalità più forte che il centrosinistra possa mettere in campo e lo ha dimostrato durante la gestione della pandemia. In Lombardia deciderà il gruppo dirigente lombardo, ci sono tanti candidati possibili, Majorino, Maran, altri. Ma non si può appoggiare Letizia Moratti, una personalità politica di centrodestra che i nostri elettori non voterebbero”. 

L’opposizione efficace oggi è quella di Giuseppe Conte e dei 5Stelle? 

“Ma io non li ho visti fare opposizione. Nei primi venti giorni di attività, il governo di Giorgia Meloni ha dovuto fare retromarcia sul decreto anti rave e sulla vicenda migranti su cui ha prodotto un disastro nazionale e internazionale. A fare opposizione è stato il Pd, i 5Stelle sono stati molto timidi visto anche il loro passato sui decreti sicurezza. Direi che Conte, come anche Renzi e Calenda, sono concentrati a fare opposizione al Pd piuttosto che alla destra”.