Migranti, colloquio Mattarella-Macron. E Tajani torna a mani vuote dal vertice Ue
dal nostro corrispondente Claudio Tito , dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES - "Ne abbiamo discusso, ma non c'è stato nulla di concreto". La frase che sinteticamente racchiude l'esito del Consiglio dei ministeri degli esteri dell'Ue è proprio questa. L'ha pronunciata l'Alto rappresentante dell'Unione, Josep Borrell, alla fine della riunione in riferimento alla questione migranti. Tutto rinviato, dunque. Al prossimo vertice dei titolari degli Interni. Che, però, difficilmente produrrà esiti in tempi brevi. La politica dei "pugni sul tavolo", come spesso accade a Bruxelles, non ha dato insomma risultati.
Scontro Italia-Francia ancora aperto
Lo scontro tra Italia e Francia non è chiuso. Ha assunto toni più ragionati dopo la telefonata tra il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e l'inquilino dell'Eliseo, Emmanuel Macron. Un colloquio che è servito a svelenire il clima e ad allentare la tensione. Ma se il governo Meloni si aspettava una…
BRUXELLES - "Ne abbiamo discusso, ma non c'è stato nulla di concreto". La frase che sinteticamente racchiude l'esito del Consiglio dei ministeri degli esteri dell'Ue è proprio questa. L'ha pronunciata l'Alto rappresentante dell'Unione, Josep Borrell, alla fine della riunione in riferimento alla questione migranti. Tutto rinviato, dunque. Al prossimo vertice dei titolari degli Interni. Che, però, difficilmente produrrà esiti in tempi brevi. La politica dei "pugni sul tavolo", come spesso accade a Bruxelles, non ha dato insomma risultati.
Scontro Italia-Francia ancora aperto
Lo scontro tra Italia e Francia non è chiuso. Ha assunto toni più ragionati dopo la telefonata tra il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e l'inquilino dell'Eliseo, Emmanuel Macron. Un colloquio che è servito a svelenire il clima e ad allentare la tensione. Ma se il governo Meloni si aspettava una apertura dall'Ue per dare una soluzione all'emergenza migratoria, ieri di certo non l'ha avuta.
Il ruolo di Tajani
Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha cercato di ricomporre e ridimensionare la lite con Parigi. Del resto l'esponente forzista appartiene alla componente più dialogante dentro la maggioranza di centrodestra. Ma al di là dei toni più rilassati, non c'è stato nulla di più. Un colloquio con la "collega" francese con delega agli Affari europei Boone, una promessa di riprendere il discorso. Ma come ha detto Borrell "niente di concreto". Anzi, nel giro di tavolo alcuni ministri hanno persino ricordato che, numeri alla mano, quella italiana non è l'emergenza principale visto che, come ha spiegato l'Agenzia europea Frontex, nel 2022 il numero di irregolari è aumentato del 73% fino a raggiungere quota 275.500, ma quasi la metà arriva dalla cosiddetta rotta balcanica. E il numero dei richiedenti asilo in Italia è tra i più bassi nell'Unione. Non solo. Ieri mattina la Commissione europea è stata ancora più esplicita: "L'Italia è finora il primo beneficiario del meccanismo di solidarietà per la redistribuzione dei migranti".
Tajani: "Soluzione europea"
"L'Italia - ha spiegato Tajani - ha posto il problema della migrazione, è un problema europeo, non di Italia e Francia. Ho ribadito che per noi il problema va affrontato a livello comunitario". E in effetti nessuno nega che debba essere individuata una soluzione europea, ma non quella indicata da Roma. Il capo italiano della diplomazia sembrava soprattutto preoccupato di non esacerbare il confronto con la Francia specificando che il dialogo con la francese Boone è stato positivo. "I toni oggi -ha sottolineato - non erano di frattura. Mi sembra ci fosse la volontà di tutti di cercare e trovare una soluzione europea". L'Italia ha anche chiesto la convocazione di un vertice straordinario congiunto dei ministri degli Esteri e degli Interni. Al momento appare praticabile solo quello, già annunciato, con i responsabili degli Affari Interni. E forse non è un caso che dalla sponda transalpina non siano arrivati toni definitivamente concilianti ma solo un richiamo alla "responsabilità davanti a vite umane". Evidentemente il colloquio Mattarella-Macron in questo momento è servito in primo luogo a evitare il peggio.
Le Ong e gli sbarchi
E che il problema non sia superato lo fa capire sempre Tajani che è tornato a puntare l'indice contro le Ong. "Devono essere rispettate delle regole - è stata la sua posizione - perché un conto è il soccorso in mare un altro è avere un appuntamento in mare con qualcuno che porta delle persone". Sebbene abbia anche aggiunto, aprendo la porta ad una mediazione, che se si ripresenteranno altre navi dello stesso tipo, il governo italiano valuterà "caso per caso". Esattamente l'opposto di quanto predicato in questi giorni da Matteo Salvini.
Ricollocamenti, strada impervia
Il punto, dunque, resta sempre lo stesso. La strada che porta ad una intesa per i ricollocamenti obbligatori dei migranti è pressoché impossibile in Europa. A cominciare dal fatto che i governi sovranisti di Ungheria e Polonia non accetteranno mai una ipotesi del genere. La strada, semmai, è quella dei patti volontari. Ma per siglarli serve un'azione diplomatica che non passa dalla "linea dura" o dalla "pacchia è finita".