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Scelta da madre “prima di tutto”, ora lavori perché altre possano farlo

(ansa)

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La leader rappresenta, che lo voglia o no, un modello per le ragazze che vogliono spiccare il volo
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Sullo sfondo c'è una bambina. La immaginiamo durante il volo infinito verso Bali, scorrazzare libera nell'aereo presidenziale, stordirsi di cartoni animati, raggomitolarsi e cedere al sonno. O nel caldo umido indonesiano, armata di pennarelli, mentre colora le maglie strette del protocollo del G20. Dov'è la tua mamma, piccola? È di là con Narendra Modi, o con Joe Biden o con Xi Jinping. O magari è impegnata in una sessione plenaria sulla crisi energetica. O partecipa a un incontro bilaterale. O forse è qui fuori che cerca di uscire dall'isolamento a cui vorrebbe condannarla Emmanuel Macron.

Giorgia Meloni, presidente del Consiglio al suo primo G20, ha scelto di portare con sé, con la sua agenda fitta, col suo staff e il suo jet lag, la figlia Ginevra, sei anni. "Vogliamo che nostra figlia cresca in serenità, distante da realtà che marcherebbero la distanza con i suoi coetanei", aveva detto il…

Sullo sfondo c'è una bambina. La immaginiamo durante il volo infinito verso Bali, scorrazzare libera nell'aereo presidenziale, stordirsi di cartoni animati, raggomitolarsi e cedere al sonno. O nel caldo umido indonesiano, armata di pennarelli, mentre colora le maglie strette del protocollo del G20. Dov'è la tua mamma, piccola? È di là con Narendra Modi, o con Joe Biden o con Xi Jinping. O magari è impegnata in una sessione plenaria sulla crisi energetica. O partecipa a un incontro bilaterale. O forse è qui fuori che cerca di uscire dall'isolamento a cui vorrebbe condannarla Emmanuel Macron.

Giorgia Meloni, presidente del Consiglio al suo primo G20, ha scelto di portare con sé, con la sua agenda fitta, col suo staff e il suo jet lag, la figlia Ginevra, sei anni. "Vogliamo che nostra figlia cresca in serenità, distante da realtà che marcherebbero la distanza con i suoi coetanei", aveva detto il first gentleman Andrea Giambruno, al giuramento della premier al Quirinale.

Perché quindi, in quei quasi quattro giorni che richiedono ogni energia mentale, fisica ed emotiva di un capo di Stato, Giorgia Meloni ha scelto di prendere su di sé il carico - gratificante, inevitabile, pesantissimo - di una figlia al seguito?

Non per passare con lei del tempo di qualità che difficilmente è contemplato dal protocollo. Non per mancanza di alternative familiari o professionali deputate al temporaneo accudimento. E allora perché? Probabilmente lei, che ricordiamo "donna, madre e cristiana", ritiene che la vicinanza alla figlia sia prioritaria, perché la presenza materna è un valore non negoziabile, anche quando lo Stato richiede alla propria leader 48 ore di coinvolgimento e attenzione assoluti.

Ma è vera presenza materna quella condivisa con Modi e Biden o strappata a un bilaterale con Erdogan? Meloni forse è convinta di riuscire a fare tutto, come lo siamo noi, madri prede del rovinoso delirio di onnipotenza, cresciute nel mito supereroico del multitasking, trappola nefasta che, glorificandoci, ci soffoca. Chissà se anche lei, laggiù in Indonesia, è divorata dal senso di colpa di chi si sente sempre al posto sbagliato. Chissà se quando parla con Trudeau vorrebbe essere a spasso con Ginevra.

Anni fa avremmo plaudito a una donna che tiene tutti i pezzi insieme e ostenta la propria maternità mentre governa, perché non c'è imbarazzo ma solo orgoglio nell'essere madri. Oggi abbiamo imparato che la conciliazione, per consentire alle donne di volare, va declinata altrimenti. C'è un tempo del lavoro e c'è un tempo dell'accudimento. Talvolta, per esempio in un G20 a Bali, sono difficilmente sovrapponibili.

Il beneficio di una maternità intensiva e capillare è un orpello ideologico, funzionale a una società stantia e privo di evidenze empiriche. Lo spiega Annalisa Monfreda in un piccolo libro prezioso ('Ho scritto questo libro invece di divorziare', Feltrinelli). "Nessuno ci racconta mai il valore del tempo che non trascorriamo con i nostri figli. Quel fiorire che può avvenire solo lontano dai nostro occhi".

Giorgia Meloni si declina al maschile, è latrice di politiche declinate al maschile. Portando Ginevra al G20 compie un atto femminile, intriso di profonde contraddizioni aspirazionali e identitarie che lei intende pervicacemente tenere insieme.

Possiamo guardarla con sospetto, disapprovarla, detestarla o accettarla. Tuttavia lei, unica premier donna al G20, rappresenta, che lo vogliamo o no, un modello per le ragazze, in termini di possibilità. Per questo ha il dovere di lavorare per garantire a tutte le possibilità di spiccare il volo. Per questo è importante seguirla, osservarla e puntare il dito lì dove il modello stride con la forma di futuro che vorremmo per noi e per le nostre figlie.