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La proposta della Lega: insegnare il veneto nelle scuole della Regione

Il ddl presentato alla Camera da 18 deputati, così il Carroccio torna alla carica col vecchio pallino dell'autonomia: lezioni di dialetto nelle classi degli istituti dell'obbligo. Protesta il Pd, Manzi: proposta risibile
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Arriva il profesór. La smania autonomista della Lega non si ferma al riordino di tasse e balzelli locali. Punta dritto alla scuola dell'obbligo. E suona così: nelle classi del Veneto, si insegni il veneto. E pace per la lingua di Dante e Manzoni. Si può sacrificare, almeno un po'. Così come l'inglese, forse un pizzico più utile, per la generazione Z, quando dovrà trovare un lavoro. Nonostante le resistenze di Fratelli d'Italia, vedi il vice-presidente della Camera, Fabio Rampelli, che ha già marcato le distanze, il Carroccio torna alla carica col vecchio pallino dell'autonomia. Anche perché c'è da recuperare terreno (e consensi) in quel pezzo di Stivale che è stato per decenni un granaio di voti e dove invece, alle scorse Politiche, la fiamma di Giorgia Meloni ha più che doppiato lo spadone di Alberto da Giussano.

Ecco allora la proposta di legge presentata alla Camera da un fol…

Arriva il profesór. La smania autonomista della Lega non si ferma al riordino di tasse e balzelli locali. Punta dritto alla scuola dell'obbligo. E suona così: nelle classi del Veneto, si insegni il veneto. E pace per la lingua di Dante e Manzoni. Si può sacrificare, almeno un po'. Così come l'inglese, forse un pizzico più utile, per la generazione Z, quando dovrà trovare un lavoro. Nonostante le resistenze di Fratelli d'Italia, vedi il vice-presidente della Camera, Fabio Rampelli, che ha già marcato le distanze, il Carroccio torna alla carica col vecchio pallino dell'autonomia. Anche perché c'è da recuperare terreno (e consensi) in quel pezzo di Stivale che è stato per decenni un granaio di voti e dove invece, alle scorse Politiche, la fiamma di Giorgia Meloni ha più che doppiato lo spadone di Alberto da Giussano.

Ecco allora la proposta di legge presentata alla Camera da un folto gruppo di deputati leghisti: il primo firmatario è il sottosegretario al Mise, il padovano Massimo Bitonci, di stretta osservanza salviniana, seguono Alberto Gusmeroli, presidente della Commissione Attività produttive, Ingrid Bisa, Dimitri Coin e un altro veneto ancora, Gianangelo Bof. In tutto sono 18 deputati. Il ddl chiede di inserire il veneto tra le lingue delle minoranze tutelate dall'articolo 6 della Costituzione. Al pari delle comunità albanesi, germaniche o francofone. E di modificare la legge 482 del '99 che tutela le minoranze linguistiche.

Il senso dell'operazione è chiaro: portare il veneto tra i banchi della scuola dell'obbligo. E prevedere "l'insegnamento delle lingue regionali nelle scuole di ogni ordine e grado, con una particolare attenzione alla scuola materna, affinché il bambino possa parlare la sua lingua materna", con rimando a una vecchia risoluzione del parlamento Ue del 1981. "La presente proposta di legge - c'è scritto nel ddl - inserisce quindi la lingua veneta tra le lingue minoritarie" e fissa "l'obbligatorietà dell'insegnamento nel rispettivo territorio regionale". Una volta approvato il ddl, toccherebbe alla Regione, guidata dal doge leghista Luca Zaia, attivarsi per siglare "un protocollo d'intesa con il Ministero dell'Istruzione" che stabilirebbe "i criteri generali per l'attuazione" della riforma.

Altra novità: anche i telegiornali dall'Adige al Piave potrebbero essere trasmessi, in parte, in lingua veneta. L'ultimo articolo del ddl infatti permette alla Regione di "sottoscrivere accordi con la società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo e con le emittenti radiotelevisive locali, anche a tal fine appositamente costituite, per la promozione di trasmissioni giornalistiche e di programmi generali in lingua minoritaria". A sentire il Carroccio, sarebbe in ballo "il diritto delle popolazioni ad esprimersi nelle loro lingue regionali e minoritarie". E dunque ci sarà un Tgr della Rai in lingua veneta, forse.

Protesta il Pd. Secondo la deputata Irene Manzi, capogruppo del Pd in VII commissione e responsabile Scuola del partito, "è risibile la proposta di legge della Lega per introdurre lezioni di dialetto veneto nelle scuole dell’obbligo della Regione. Sarebbero altri gli interventi di cui la scuola ha bisogno". Per i dem, "la Lega pensa di recuperare il consenso perso in Veneto con queste proposte strampalate? Intendono l’autonomia differenziata in questo modo? L’istruzione ha bisogno di investimenti e prospettiva e non certo di folklore ad uso e consumo del proprio elettorato".