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Pd, Letta irritato per le resistenze ad accelerare il congresso. L'ipotesi di anticipare le primarie

Il segretario del pd, Enrico Letta (ansa)
Smentite le dimissioni sabato in assemblea. Lo sfogo de leader dem: "Non si può continuare a giocare sulla pelle del partito e mia"
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Non ci pensa nemmeno, Enrico Letta, a dimettersi al termine dell'Assemblea nazionale convocata sabato per votare le nuove regole del congresso e stabilire finalmente una data per le primarie. Non è un mistero che avrebbe voluto farlo la notte del 25 settembre, di fronte ai rovinosi risultati delle Politiche che hanno inchiodato il Pd sotto al 20 per cento. Né che al culmine della rissa tra l'ala riformista decisa a stringere i tempi della sua successione e quella sinistra intenzionata ad allungarli abbia cullato la tentazione di mollare tutto e lasciare i contendenti al loro destino perché, si è sfogato, "non si può continuare a giocare sulla pelle del partito e mia". 

Nonostante la grande amarezza, Letta intende dunque portare a termine il lavoro. "In queste ore il segretario - recita il Nazareno in una nota per smentire le voci di un imminente passo indietro - è completamente assorbito dall'impegno a pr…

Non ci pensa nemmeno, Enrico Letta, a dimettersi al termine dell'Assemblea nazionale convocata sabato per votare le nuove regole del congresso e stabilire finalmente una data per le primarie. Non è un mistero che avrebbe voluto farlo la notte del 25 settembre, di fronte ai rovinosi risultati delle Politiche che hanno inchiodato il Pd sotto al 20 per cento. Né che al culmine della rissa tra l'ala riformista decisa a stringere i tempi della sua successione e quella sinistra intenzionata ad allungarli abbia cullato la tentazione di mollare tutto e lasciare i contendenti al loro destino perché, si è sfogato, "non si può continuare a giocare sulla pelle del partito e mia". 

Nonostante la grande amarezza, Letta intende dunque portare a termine il lavoro. "In queste ore il segretario - recita il Nazareno in una nota per smentire le voci di un imminente passo indietro - è completamente assorbito dall'impegno a presentare in Assemblea nazionale una soluzione che superi le attuali complessità regolamentari e statutarie e consenta lo svolgimento con successo del congresso". Sarà lui a guidare la lunga e faticosa transizione. Non si faccia illusioni chi ha gettato nel campo delle ipotesi l'elezione di un "traghettatore" in grado di prendere subito il suo posto, nella speranza di allontanare l'appuntamento con i gazebo o di trovare un leader più malleabile. Anzi, l'irritazione di Letta ormai è tale da aver aumentato l'impazienza di chiudere al più presto un'intesa fra le varie anime del partito, necessaria a scongiurare una spaccatura che potrebbe tradursi in una scissione. È ciò che teme di più, il segretario. Che questa guerra di logoramento conduca alla morte per consunzione della principale forza di opposizione.

Perciò le sta studiando tutte per trovare un compromesso. A cominciare dalla proposta, che però è la più invisa alla sinistra, di invertire con una riforma statutaria le tappe del congresso: ossia, promuovere subito le primarie per eleggere il nuovo segretario che, legittimato dal voto popolare, potrà poi inaugurare un ampio e approfondito dibattito sull'identità e il profilo del Pd. Ma non sarà facile convincere i vari esponenti della tradizione post-diessina - da Provenzano a Orlando - che sono maggioranza tanto in Assemblea nazionale quanto nei gruppi parlamentari, non hanno ancora individuato un loro candidato e guardano alla vittoria annunciata di Stefano Bonaccini (appoggiato da Base riformista) come fumo negli occhi.

Lo dice chiaro il vicesegretario del Pd: "Si discute di anticipare la fine del congresso, ma la vera priorità è anticipare l'inizio. E bisogna decidersi", incalza Provenzano. "Se vogliamo farla seriamente la Costituente, non si possono comprimere i tempi di questa prima fase di apertura e discussione sui temi. Semmai si possono ridurre i tempi delle primarie. Altrimenti, si passi direttamente alla conta sui nomi: per me è una scorciatoia sbagliata, che non risolverà i nostri problemi, ma almeno ci risparmiamo le ipocrisie". Richiesta che sembra accomunarlo a Dario Franceschini, ormai virato sul sostegno all'outsider Elly Schlein: anche lei ha bisogno di tempo per formalizzare la sua iscrizione al partito, farsi conoscere e apprezzare dal popolo democratico.

Come andrà non è dato sapere. A 48 ore dal voto in Assemblea il compromesso è ancora di là da venire. Una cosa tuttavia è certa: se nel parlamentino del Pd si arrivasse allo showdown, senza un accordo preventivo, potrebbe essere davvero l'inizio della fine.