Di Maio inviato Ue nel Golfo persico scelto nell’era Draghi. E ora il governo frena
di Matteo Pucciarelli , di Matteo PucciarelliCi sono due versioni attorno alla nomina (da ratificare) di Luigi Di Maio quale inviato speciale Ue nei paesi del Golfo Persico. La prima è quella meno maliziosa ed è quasi cronachistica: l'ex ministro degli Esteri nel corso del tempo, e visto il ruolo, si era creato un rapporto personale di stima con lo spagnolo Josep Borrell, Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Il quale anche pubblicamente, di recente, aveva lodato l'operato di Di Maio alla Farnesina.
A maggio Borrell aveva annunciato la creazione di questo nuovo incarico, poi confermato a settembre durante il vertice con il Consiglio di Cooperazione del Golfo. Poco dopo ci sono state le elezioni italiane, a Di Maio è andata male e quindi, piuttosto che restare a spasso, perché non farci un pensierino e candidarsi? Poi c'è la seconda versione. La scorsa estate l'ex leader dei 5 Stelle aveva guidato la scissione dal Movim…
Ci sono due versioni attorno alla nomina (da ratificare) di Luigi Di Maio quale inviato speciale Ue nei paesi del Golfo Persico. La prima è quella meno maliziosa ed è quasi cronachistica: l'ex ministro degli Esteri nel corso del tempo, e visto il ruolo, si era creato un rapporto personale di stima con lo spagnolo Josep Borrell, Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Il quale anche pubblicamente, di recente, aveva lodato l'operato di Di Maio alla Farnesina.
A maggio Borrell aveva annunciato la creazione di questo nuovo incarico, poi confermato a settembre durante il vertice con il Consiglio di Cooperazione del Golfo. Poco dopo ci sono state le elezioni italiane, a Di Maio è andata male e quindi, piuttosto che restare a spasso, perché non farci un pensierino e candidarsi? Poi c'è la seconda versione. La scorsa estate l'ex leader dei 5 Stelle aveva guidato la scissione dal Movimento con la benedizione di Mario Draghi, con il preciso intento di rafforzare il governo. I fatti sono andati diversamente, in maniera opposta e particolarmente rovinosa per la creatura politica di Di Maio creata in fretta e furia e bocciata senza appello alle urne. Così è arrivata questa sorta di risarcimento. Le persone più vicine a Di Maio e a Draghi negano questa lettura, anche se certamente l'ex presidente del Consiglio non si è opposto alla designazione. Ma sia nel Pd che tra i suoi vecchi compagni di Impegno civico le versioni ufficiose combaciano. Di sicuro l'ex ministro di questa eventualità non aveva messo al corrente nessuno di coloro che politicamente lo avevano seguito nell'avventura di Ic, anche perché sono operazioni che per andare in porto necessitano della massima riservatezza.
L'indicazione di Di Maio dunque non è arrivata dall'attuale governo e il ministro degli Esteri Antonio Tajani ci ha tenuto a ribadirlo, anche se sia Lega che Forza Italia facevano comunque parte del precedente esecutivo. "Chi l'ha indicato e in base a quali criteri? - si domandano i leghisti Paolo Formentini e Simone Billi, vicepresidente e capogruppo in commissione Affari esteri della Camera - Sulle modalità di selezione delle personalità da destinare a missioni così delicate in tema di energia e gas, a nome e per conto dell'intera Unione Europea, non ci possono essere opacità. Sull'adeguatezza delle competenze dell'ex titolare della Farnesina esprimiamo forti perplessità. Per queste ragioni abbiamo presentato un'interrogazione al ministro Tajani". Insomma, l'aria che ora tira attorno a questa nomina che deve comunque passare dal voto del Consiglio Affari esteri, se ne parla a dicembre, non è delle migliori. "Se l'Italia bocciasse Di Maio, un proprio connazionale, perché dovrebbero votarlo gli altri Paesi?", si domandava un funzionario europeo; anche se il nome indicato da Borrell e che ha passato la selezione di un panel di tecnici è quello dell'ex ministro, infatti, ci sono altre candidature in corsa.
Di Maio dovrebbe occuparsi di approvvigionamento energetico e quand'era ministro negli ultimi mesi aveva stretto degli accordi tra Italia, Angola, Azerbaijan e Algeria per aumentare le forniture di gas. Il suo eventuale ruolo avrebbe un mandato di due anni e una retribuzione generosa, la cifra esatta non c'è ma supera i 10 mila euro al mese, con una tassazione agevolata. Più a disposizione uno staff fornito dalla Ue e altre due persone di propria fiducia. Di Maio ha abbastanza competenze per la super consulenza? Se si fa il paragone con un'altra ex parlamentare del M5S e già viceministra agli Esteri proprio con Di Maio, Emanuela Del Re, che oggi è rappresentante speciale dell'Unione europea per il Sahel, sul piano politico si direbbe di sì. Quale miglior palestra della Farnesina, da titolare? Su quello professionale chissà: Del Re prima dell'avventura politica aveva accumulato una lunga esperienza accademica e di ricerca sul campo, mentre Di Maio - si sa - no.