Le due madri scrivono a Salvini: “Non siamo una minaccia"
di Lorenzo De Cicco , di Lorenzo De CiccoROMA - L'appello delle due mamme a Matteo Salvini per ora è rimasto lettera morta. Anzi. La macchina del Viminale si è già messa in moto, in senso contrario. L'obiettivo è cestinare di nuovo la formula genitore 1/genitore 2 e resuscitare l'abbinata madre/padre sulla carta d'identità. Il ministro Matteo Piantedosi ieri era in Germania, al G7 di Eltville sul Reno, ma ha dato mandato agli uffici legislativi di studiare la sentenza del tribunale civile di Roma, che ha dato ragione a due madri impossibilitate a registrare la figlia all'anagrafe della Capitale, a causa del decreto Salvini del 2019.
Quello che prevede appunto sui documenti la dicitura madre/padre, al posto della formula più larga di "genitore". "Caro ministro - ha scritto Sonia, una delle due mamme in una lettera aperta diffusa ieri - ho letto le sue parole e le note del governo dopo l'ordinanza del tribunale che ci riguarda personalmente. Sono…
ROMA - L'appello delle due mamme a Matteo Salvini per ora è rimasto lettera morta. Anzi. La macchina del Viminale si è già messa in moto, in senso contrario. L'obiettivo è cestinare di nuovo la formula genitore 1/genitore 2 e resuscitare l'abbinata madre/padre sulla carta d'identità. Il ministro Matteo Piantedosi ieri era in Germania, al G7 di Eltville sul Reno, ma ha dato mandato agli uffici legislativi di studiare la sentenza del tribunale civile di Roma, che ha dato ragione a due madri impossibilitate a registrare la figlia all'anagrafe della Capitale, a causa del decreto Salvini del 2019.
Quello che prevede appunto sui documenti la dicitura madre/padre, al posto della formula più larga di "genitore". "Caro ministro - ha scritto Sonia, una delle due mamme in una lettera aperta diffusa ieri - ho letto le sue parole e le note del governo dopo l'ordinanza del tribunale che ci riguarda personalmente. Sono figlia di un padre e di una madre che mi amano infinitamente, ma la mia bambina ha due mamme che l'hanno desiderata, la amano e si prendono cura di lei tutti i giorni. Non riesco a comprendere come la nostra richiesta minacci la famiglia tradizionale".
Ma il pressing della maggioranza sul ministero è alto. La questione interessa i sottosegretari della Lega e di FdI, per conto dei rispettivi partiti. E infatti si sono fatti sentire. Le ipotesi in campo sono due: fare appello contro la decisione dei giudici, ma i tempi sarebbero lunghi e nelle more del ricorso il ministero dovrebbe comunque permettere alle famiglie same-sex di registrare i figli. Ecco perché sta prendendo piede l'opzione B: un nuovo decreto. Non sarebbe un copia e incolla del provvedimento firmato tre anni fa da Salvini quando era al timone dell'Interno, per evitare di incappare in una nuova bocciatura da parte del tribunale, ma manterrebbe il principio.
La pratica è in lavorazione sull'asse Viminale-Palazzo Chigi, dove puntano il dito su presunti "problemi di esecuzione" della sentenza e su criticità relative "al sistema di identificazione personale". Un intervento del governo, insomma, ci sarà. I Comuni nel frattempo hanno le mani legate. Il Campidoglio guidato dal sindaco dem Roberto Gualtieri avrebbe voluto ripristinare subito la formula "genitore 1/genitore 2", ma gli uffici comunali hanno schiacciato sul freno: "Abbiamo pensato di cambiare immediatamente i moduli, già ieri, ma si tratta di servizi delegati dal Viminale, dunque fino a quando dal ministero non ci daranno indicazioni sui nuovi moduli, ammesso che non facciano appello, non possiamo intervenire", spiega Andrea Catarci, che nella giunta di Gualtieri è assessore all'Anagrafe e al Personale.
Per ora si resta nel limbo, dunque, mentre Giorgia Meloni nelle ultime 24 ore è intervenuta per 3 volte in qualità di presidente-mamma: prima per congratularsi con una neo-laureata in dolce attesa, poi per parlare della giornata mondiale della prematurità, poi ancora per applaudire alla norma di Montecitorio che permetterà alle deputate di allattare in Aula. Ma alle mamme del ricorso, nessuna risposta.
Al tribunale di Roma intanto c'è un caso simile pendente. Riguarda altre due mamme. "Manca la decisione del giudice, che arriverà nei prossimi mesi - spiega l'avvocato Alexander Schuster - Vedremo se l'Avvocatura dello Stato la impugnerà entro 30 giorni, oppure se lascerà perdere come è avvenuto per la prima causa". Quando però al Viminale c'era ancora Luciana Lamorgese.