Emiliano: "Autonomia della Lega in cambio del presidenzialismo per FdI, ecco l'osceno baratto della destra"
di Giuliano Foschini , di Giuliano FoschiniIl presidente della Puglia, Michele Emiliano, non prende scorciatoie. "La bozza sull'autonomia differenziata che c'è stata presentata in conferenza delle Regioni dal ministro Calderoli fa parte di un disegno antidemocratico che, da un parte, vuole dare ai più ricchi quello che viene tolto ai meno ricchi. E dall'altro vira sul presidenzialismo. È un progetto di cui avere paura".
Non crede di esagerare?
"Assolutamente no. Partiamo dal principio, e cioè dalla necessità di una maggiore autonomia a favore delle Regioni. Io sono presidente della Puglia da sette anni, dopo aver fatto il sindaco di Bari per dieci. E lo dico subito: sono d'accordo. È necessario appoggiarsi di più agli enti locali. Perché, lo abbiamo dimostrato moltissime volte in questi anni, e ancora più durante l'emergenza Covid, sono quelli che funzionano meglio. La crisi di questo Paese non viene dal sistema delle auton…
Il presidente della Puglia, Michele Emiliano, non prende scorciatoie. "La bozza sull'autonomia differenziata che c'è stata presentata in conferenza delle Regioni dal ministro Calderoli fa parte di un disegno antidemocratico che, da un parte, vuole dare ai più ricchi quello che viene tolto ai meno ricchi. E dall'altro vira sul presidenzialismo. È un progetto di cui avere paura".
Non crede di esagerare?
"Assolutamente no. Partiamo dal principio, e cioè dalla necessità di una maggiore autonomia a favore delle Regioni. Io sono presidente della Puglia da sette anni, dopo aver fatto il sindaco di Bari per dieci. E lo dico subito: sono d'accordo. È necessario appoggiarsi di più agli enti locali. Perché, lo abbiamo dimostrato moltissime volte in questi anni, e ancora più durante l'emergenza Covid, sono quelli che funzionano meglio. La crisi di questo Paese non viene dal sistema delle autonomie ma dallo Stato centrale. E invece di prendere atto di questa verità, questo governo di destra ha deciso incredibilmente di riformare quello che funziona meglio. Smontando il sistema".
Gli enti locali non sono sempre delle isole felici. Anzi.
"Vero".
I primi segnali che arrivano dal Pnrr non sono incoraggianti.
"Ma certo la colpa non è degli enti locali che lavorano sotto organico, spesso abbandonati. Ripeto: Regioni e Comuni sono il sistema più virtuoso della burocrazia italiana. Perché far partire da qui un progetto di revisione costituzionale?".
Ecco, perché?
"Io vedo, in corso, uno scambio politico sulla pelle della nostra Costituzione. La Lega chiede il federalismo e Fratelli d'Italia è pronto a concederlo in cambio del presidenzialismo. Il risultato è una repubblica presidenziale senza contrappesi con una babele di ordinamenti giuridici regionali "fai da te": questa prospettiva riduce gli spazi della democrazia, riportando indietro le lancette della storia. Stiamo facendo il percorso contrario al Risorgimento ed è un errore catastrofico che dobbiamo contrastare con tutte le nostre forze. In Parlamento e chiamando a raccolta le forze sociali che contestano un piano di questo genere".
Ma davvero non crede che il Sud abbia commesso errori imperdonabili in questi anni?
"Per quanto riguarda la Puglia, abbiamo fatto un percorso di lenta ma inarrestabile risalita in tutti gli indici relativi allo sviluppo, dal punto di vista dell'immagine e della autostima dei pugliesi.
Dal 2004 ad oggi la rivoluzione pugliese ha dato risultati generalmente positivi, fermo restando che è stata una fatica inenarrabile. La cosa più devastante che ci è capitata in questi anni, tolta la crisi economica e la pandemia, è quando il ministro Tremonti ha mandato la sanità pugliese in piano di rientro e ha bloccato così assunzioni, nuovi investimenti, nuovi ospedali. Questo blocco è durato sino a quando, con enormi sacrifici, non siamo riusciti nel 2016/17 a riattivare la costruzione dei nuovi ospedali e le assunzioni e, in generale, il superamento del piano di rientro. Ma ancora oggi il ministero a causa di quel vulnus ci tiene ancora in piano operativo impedendoci di avere, a parità di abitanti, lo stesso finanziamento e lo stesso personale dell'Emilia Romagna. Andate a guardare i finanziamenti statali della Sanità: a parità di abitanti ci sono stanziamenti diversi tra Nord, Centro e Sud. Com'è possibile che sui Lea, i Livelli essenziali di assistenza, ci siano differenze tra un cittadino della Lombardia e uno della Calabria? Hanno forse diritti diversi? Come, parlando di regioni, non si può partire da questo?".
Il Partito democratico sta però avendo una posizione non netta, sull'argomento. E Stefano Bonaccini, uno dei candidati alla segreteria, ha sempre avuto posizioni simili ai governatori leghisti del Nord sui temi dell'Autonomia. Non rischiate, lei e il presidente campano De Luca, di restare isolati in questa battaglia?
"Prima di partecipare all'incontro in conferenza delle Regioni con Calderoli ho richiesto e ottenuto una riunione degli uffici di presidenza del Pd di Camera e Senato per portare il partito su una posizione unitaria. E credo di esserci riuscito con l'aiuto dei colleghi. Il Pd deve incarnare esso stesso l'unità nazionale e non solo brandirla politicamente contro i governi della destra, superando ogni trazione nordista e dando pari rappresentanza alla classe dirigente del Sud che si è guadagnata sul campo questo ruolo. Se il partito ha retto nelle ultime elezioni amministrative regionali lo deve in particolare alle regioni del Sud, che non possono essere considerate solo nel momento elettorale o congressuale. Devono avere una loro rappresentanza effettiva nelle decisioni e negli organismi del partito".