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Forza Italia all'attacco sulla commissione d’inchiesta contro i giudici. Ma la Lega frena

Dopo l'assoluzione di Berlusconi a Roma sul Ruby-ter, in campo il vice presidente della Camera Mulè, ma la leghista Bongiorno stoppa l'iniziativa. Silenzio da FdI. Rossomando (Pd): "Fi vuole solo andare allo scontro". Sarti (M5S): "L'obiettivo è intimidire la magistratura". Per Costa (Azione) "la priorità adesso è separare le carriere"
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I toni sono quelli barricadieri e anti-giudici di sempre. Contro il presunto "uso politico della giustizia". A strenua difesa del loro leader Silvio Berlusconi. Assolto a Roma per un troncone del Ruby-ter. Occasione ghiottissima per reclamare in forze il varo immediato della commissione d'inchiesta contro le toghe di cui Forza Italia ha già depositato il testo a Montecitorio e che da sempre è un miraggio. Con toni da crociata la pretende il vice presidente della Camera Giorgio Mulè che chiama a rapporto "i garantisti di ogni parte". Ecco Maurizio Gasparri andarci giù durissimo, con un minaccioso "non può mica finire qui..". Un vice ministro come Valentino Valentini, da sempre fedelissimo del Cavaliere, taglia corto, "l'intero processo non doveva neppure iniziare perché privo di alcun fondamento". Eh già, adesso la politica è divenuta titolare dell'azione penale.

Gelo dell…

I toni sono quelli barricadieri e anti-giudici di sempre. Contro il presunto "uso politico della giustizia". A strenua difesa del loro leader Silvio Berlusconi. Assolto a Roma per un troncone del Ruby-ter. Occasione ghiottissima per reclamare in forze il varo immediato della commissione d'inchiesta contro le toghe di cui Forza Italia ha già depositato il testo a Montecitorio e che da sempre è un miraggio. Con toni da crociata la pretende il vice presidente della Camera Giorgio Mulè che chiama a rapporto "i garantisti di ogni parte". Ecco Maurizio Gasparri andarci giù durissimo, con un minaccioso "non può mica finire qui..". Un vice ministro come Valentino Valentini, da sempre fedelissimo del Cavaliere, taglia corto, "l'intero processo non doveva neppure iniziare perché privo di alcun fondamento". Eh già, adesso la politica è divenuta titolare dell'azione penale.

Gelo della Lega

Ma Forza Italia resta sola. Non un fiato dai meloniani, pur depositari di posizioni di prestigio come la presidenza della commissione Giustizia della Camera con Ciro Maschio, nonché con la presenza forte di Andrea Delmastro Delle Vedove sottosegretario in via Arenula. Ma soprattutto il gelo arriva dalla Lega. La neo presidente della commissione Giustizia del Senato Giulia Bongiorno mette di fatto una pietra sull'avvio ad horas della commissione. "Sono convinta - dice serafica - che non debba essere il singolo caso a far nascere un'iniziativa legislativa o una commissione parlamentare". E qui la commissione d'inchiesta, senza il plauso della Lega, è già morta. Lei continua, e ne motiva l'eventuale esistenza per tutt'altra ragione che non siano i processi di Berlusconi: "Il tema merita molta attenzione perché soprattutto dopo il caso Palamara c'è stata una del tutto inadeguata riflessione sull'indipendenza della magistratura". Sta per cominciare il 2023 e il Parlamento dovrebbe indagare su fatti del 2019.

Costa: le priorità sono altre

I "no" seppelliscono anche la sola idea di indagare sui giudici. Arriva quello di Enrico Costa, vice segretario e responsabile Giustizia di Azione, da sempre critico con i giudici, ma che stavolta bacchetta Forza Italia sulla strategia parlamentare quando dice: "Al momento le priorità sono altre, a partire dalla separazione delle carriere e dall'esercizio della delega sul Csm che prevede di dar vita al fascicolo di valutazione del magistrato", uno strumento previsto dalla riforma del Csm di Marta Cartabia che ai magistrati non piace per niente perché lo considerano l'avvio di una schedatura. "Non mettiamo troppa carne al fuoco - dice Costa - altrimenti qui si blocca tutto".

L'opposizione di Pd e 5S

Ma l'idea stessa di una commissione che, nei fatti, avrebbe lo scopo di "fare il processo ai giudici", di stabilire se un'inchiesta era effettivamente da avviare oppure no, suscita la totale disapprovazione del Pd e la collera del M5S. "La destra vuole ritornare allo scontro tra politica e magistratura" dice Anna Rossomando, vice presidente del Senato e responsabile Giustizia dei Dem. E ancora: "Questo è il suo scopo, ma è una pagina che in Parlamento abbiamo già archiviato. Questa è una destra con lo sguardo rivolto al passato nei temi e nelle proposte e che ha deciso di rinviare l'entrata in vigore della riforma Cartabia, proprio quella che prevede norme innovative come quelle su misure e pene alternative al carcere. Una contraddizione incomprensibile. All'opposto, di norme nel segno della cultura delle garanzie, finora, non abbiamo visto niente di niente. Anzi, con il decreto rave stanno andando esattamente nella direzione opposta". E già. Perché mentre i forzisti chiedono di indagare sulle inchieste passate, ovviamente quelle su Berlusconi, assecondano lo stop alla riforma penale della ex Guardasigilli Cartabia che contiene molte misure garantiste sulle pene e sul carcere. Alle quali, per i prossimi mesi, dovranno rinunciare molti imputati e condannati. E prevedono una pena draconiana sui rave party con tanto di intercettazioni attivabili.

Ovviamente è criticissima la voce del M5S. La responsabile Giustizia Giulia Sarti boccia in pieno i desiderata di Forza Italia. "La commissione d'inchiesta semmai ci vorrebbe per l'uso strumentale della giustizia da parte dei politici che hanno varato una serie di leggi, la maggior parte dichiarate incostituzionali, unicamente per sfuggire a guai giudiziari. Per fortuna, non c'è bisogno di grandi inchieste perché i fatti e i danni provocati da quelle leggi parlano da soli". E la commissione d'inchiesta? "Siamo di fronte all'ennesimo tentativo di intimorire la magistratura per limitarne l'autonomia e l'indipendenza garantite dalla Costituzione".