La fiducia in Meloni della stampa russa: "Su sanzioni e armi può essere alleata"
di Andrea Romano , di Andrea RomanoAttenzione, fiducia, speranza: sono i toni con cui la stampa popolare russa ha raccontato il primo mese di governo Meloni, nonostante la piena continuità con il governo Draghi che fino ad oggi ha segnato la posizione del nuovo esecutivo sull'Ucraina. Una continuità che ha provocato in più di un'occasione reazioni severe da parte del governo russo. "Roma è ostile", ha dichiarato ad esempio il 26 ottobre la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zacharova commentando come "un attacco provocatorio contro Mosca" l'esclusione dei rappresentanti russi dalla riunione dell'Iniziativa sulla lotta alla proliferazione di armi di distruzione di massa tenutasi nel nostro paese. Ma se da un lato troviamo le dichiarazioni ufficiali dei circoli ministeriali russi, improntate oggi come ieri alla critica del sostegno italiano a Kiev, dall'altro si riconosce un racconto dell'informazione di massa nel quale il nuovo governo itali…
Attenzione, fiducia, speranza: sono i toni con cui la stampa popolare russa ha raccontato il primo mese di governo Meloni, nonostante la piena continuità con il governo Draghi che fino ad oggi ha segnato la posizione del nuovo esecutivo sull'Ucraina. Una continuità che ha provocato in più di un'occasione reazioni severe da parte del governo russo. "Roma è ostile", ha dichiarato ad esempio il 26 ottobre la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zacharova commentando come "un attacco provocatorio contro Mosca" l'esclusione dei rappresentanti russi dalla riunione dell'Iniziativa sulla lotta alla proliferazione di armi di distruzione di massa tenutasi nel nostro paese. Ma se da un lato troviamo le dichiarazioni ufficiali dei circoli ministeriali russi, improntate oggi come ieri alla critica del sostegno italiano a Kiev, dall'altro si riconosce un racconto dell'informazione di massa nel quale il nuovo governo italiano viene annunciato come un cuneo piantato nell'unità della comunità euroatlantica e come un possibile nuovo alleato nella partita contro le sanzioni occidentali.
Già all'indomani delle elezioni del 25 settembre, ad esempio, l'editoriale di Pravda.ru (sito web di larghissima circolazione, da non confondere con l'omonimo organo di stampa del Partito comunista) prevede che il partito della Meloni non avrà altra scelta che quella di "opporsi ai diktat di Washington sulle sanzioni contro la Russia, altrimenti entro un anno il nuovo governo cadrà". La scommessa è da subito su un'Italia destinata a piegarsi al ricatto energetico di Mosca: "Meloni - secondo l'analisi di Ljubov Stepushova - ha promesso agli elettori energia pulita, sicura e conveniente (...) È chiaro che non sarà possibile abbassare il prezzo dell'energia senza tornare ad essere leali verso di noi. Per questo la sopravvivenza del governo si giocherà sulla riduzione dei prezzi dell'energia, ma nessun ribasso sarà possibile se saranno mantenute le sanzioni verso la Russia". È poi la Komsomolskaja Pravda, il quotidiano più letto in tutta la Federazione, a salutare con entusiasmo la composizione del nuovo governo: il 22 ottobre, per il giuramento dell'esecutivo, Evgenij Suchkov afferma con sicurezza che "sono numerosi i ministri che mostrano un atteggiamento più costruttivo verso il nostro paese". Accanto al più scontato Salvini compare un Tajani descritto come "relativamente filorusso" e "certamente orientato ad una politica estera più equilibrata del suo predecessore Di Maio, che era invece sprofondato nella più smaccata russofobia". Ma, sempre secondo la Komsomolskaja Pravda, "la grande sorpresa può venire da Giorgetti, uno dei politici italiani più razionali che - a quanto si dice - avrebbe espresso in più occasioni la propria ammirazione per Putin e per il suo impegno a sostegno dei valori tradizionali. Il suo ministero potrebbe rivelarsi una delle principali locomotive sui binari della revisione delle sanzioni anti-russe, in considerazione delle ombre di crisi economica che si vanno addensando sopra l'Unione europea".
Va da sé che il tema più caldo nel racconto della stampa russa resti il sostegno militare italiano alla resistenza ucraina. E sul punto i giornali putiniani leggono come una inversione di tendenza quella che, al momento, è solo l'impegno a dare continuità ai provvedimenti già adottati dal Governo Draghi. Il 2 novembre le Izvestija scrivono che "l'Italia avrebbe bloccato l'invio del sesto pacchetto di aiuti militari all'Ucraina", per poi raccontare qualche giorno dopo come "migliaia di manifestanti si siano riuniti nel centro di Roma per la pace e per chiedere la fine delle forniture di armi all'Ucraina". Il 10 novembre è il turno di Lenta.ru, popolare giornale on line controllato dal gruppo Sberbank, secondo cui "in un'intervista al Messaggero il ministro della difesa Crosetto avrebbe annunciato la fine delle forniture di armi a Kiev". Un concetto ribadito il giorno dopo dalla Komsomolskaja Pravda, secondo cui "Roma si sarebbe stancata di armare Kiev". Poco importa che nell'intervista al quotidiano romano Crosetto avesse in realtà dichiarato di "non escludere che possa esserci in futuro un nuovo provvedimento" e che l'Italia "sta ultimando la fornitura degli approvvigionamenti promessi dal governo precedente". Quel che conta, per la stampa popolare russa, è ribadire ai propri lettori l'apertura di credito verso un governo annunciato e descritto come più disponibile verso il regime putiniano.