Pd, Letta propone il 19 febbraio per le primarie. Approvate le modifiche allo statuto: Schlein potrà candidarsi
di Giovanna Vitale , di Giovanna VitaleCome in un eterno dejavu sono tornati a dividersi sulle correnti che, per le deputate Quartapelle e Madia, vanno sciolte perché "fanno male al Pd", invece da altri difese in quanto espressione del pluralismo interno. Ma alla fine ce l'hanno fatta a ritrovarsi, almeno su un punto. Dopo settimane trascorse ad azzuffarsi, la mediazione di Enrico Letta per tagliare i tempi del congresso costituente passa a larghissima maggioranza: 553 favorevoli, 21 contrari, 36 astenuti. Il percorso aperto agli esterni, pensato per ridefinire la missione e l'identità democratica, sarà accelerato ma neanche troppo, per accontentare chi chiedeva di anticipare le primarie - fissate il 19 febbraio, regionali permettendo - senza tuttavia umiliare chi avrebbe voluto una discussione meno compressa.
A uscirne ammaccata è l'ala sinistra, che non manca di marcare i suoi distinguo. "Sono stanco di ricevere sputi e insulti da tutte le parti. Dalle altre op…
Come in un eterno dejavu sono tornati a dividersi sulle correnti che, per le deputate Quartapelle e Madia, vanno sciolte perché "fanno male al Pd", invece da altri difese in quanto espressione del pluralismo interno. Ma alla fine ce l'hanno fatta a ritrovarsi, almeno su un punto. Dopo settimane trascorse ad azzuffarsi, la mediazione di Enrico Letta per tagliare i tempi del congresso costituente passa a larghissima maggioranza: 553 favorevoli, 21 contrari, 36 astenuti. Il percorso aperto agli esterni, pensato per ridefinire la missione e l'identità democratica, sarà accelerato ma neanche troppo, per accontentare chi chiedeva di anticipare le primarie - fissate il 19 febbraio, regionali permettendo - senza tuttavia umiliare chi avrebbe voluto una discussione meno compressa.
A uscirne ammaccata è l'ala sinistra, che non manca di marcare i suoi distinguo. "Sono stanco di ricevere sputi e insulti da tutte le parti. Dalle altre opposizioni che cercano di spolparci e ci spiegano cosa dovremmo fare, trattandoci come l'avanzo di una storia fallita. Da gente che ci fa la paternale sui nostri errori e sconfitte, ma che quando eravamo al potere stavano in prima fila a raccoglierne i benefici", attacca Gianni Cuperlo. "Si poteva immaginare una fase costituente vera, si sta scegliendo una via mediana. Lo capisco ma non sempre è la soluzione migliore", graffia. "La nostra dannazione è sempre imboccare la via di mezzo, abbiamo salvato le date della costituente ma non sono certo che salveremo questo processo", rincara Peppe Provenzano, per il quale "se ora partono le candidature si parlerà solo di quelle". Mentre Andrea Orlando decide di disertare e, nel mezzo dell'assemblea, critica su Fb la manovra del governo: come a dire, eccoli i problemi a cui bisognerebbe guardare, non al nostro ombelico.
Letta però non demorde, sa che da questo passaggio dipende il futuro e va dritto al punto. "Vorrei che oggi fosse la giornata dell'orgoglio Pd", lancia l'ultima crociata della sua breve stagione al Nazareno. Orgoglio per "una svolta" impressa senza scissioni (almeno per adesso). Orgoglio di guidare "il solo partito-comunità" rimasto in Italia, "gli altri sono tutti partiti personali". Per "essere l'unica alternativa alla destra" che impone di "respingere l'aggressione continua" da parte di quelle forze progressiste "impegnate più ad attaccare noi anziché il governo". L'inizio di una ripartenza necessaria per sottrarsi alla doppia Opa ostile del Terzo polo al centro e del M5S a sinistra. Da neutralizzare con una campagna di mobilitazione che incroci "congresso e agenda dell'opposizione". Tornando di nuovo in piazza, il 17 dicembre, per illustrare la contro-legge di bilancio su salari e carovita in grado di smascherare "l'improvvisazione dell'esecutivo sui temi economici e sociali".
Regge, dunque, il patto di sindacato fra le varie anime pd, non senza mugugni però. Emersi anche sulla norma transitoria di modifica allo Statuto che consentirà ai non tesserati di partecipare e persino correre per la leadership, vedi Elly Schlein. Poco gradita ai sostenitori di Stefano Bonaccini, pronto oggi a scendere in campo. Cuperlo lo dice chiaro: "Non accetto che il Pd sia considerato una bad company e che il bene sia solo fuori da noi". Lesto a scagliarsi pure contro Quartapelle e Madia, promotrici di un odg (poi assorbito nel dispositivo finale) per sciogliere le correnti, lanciato "da pulpiti edificati su altre correnti". Ma le due deputate non arretrano. "Se non cambiamo tradiamo la nostra storia, siamo destinati a dissolverci. Non basta dire che la colpa è di Conte e Calenda", avverte l'ex ministra. "Caro Dario", si rivolge Quartapelle a Franceschini, "noi non siamo contrarie alle correnti ma a questo sistema di correnti. In tutti i partiti ci sono posizioni diverse, ma non un sistema di potere per far partecipare solo alcuni, che sta facendo male al Pd".