"Rischio piazza". Così il governo ha frenato sul taglio del reddito
di Tommaso Ciriaco , Giuliano Foschini , di Tommaso Ciriaco, Giuliano Foschini"Presidente, in questo modo l'impatto è devastante". Palazzo Chigi, metà pomeriggio. Parla la ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone. Giorgia Meloni ascolta. La premier vuole tagliare il reddito da giugno del 2023. Al tavolo siedono anche i due vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, oltre al responsabile del Tesoro Giancarlo Giorgetti. L'aria è tesa, perché stavolta non si discute una bizzarria giuridica come la norma sui rave, ma c'è in ballo un colpo di ghigliottina sulla misura simbolo nella lotta alla povertà. In gioco c'è anche la tenuta sociale del Paese.
Non a caso, Calderone indica alcuni rischi dell'operazione: "Il 2023 potrebbe essere un anno di recessione - è il senso dei suoi ragionamenti, secondo quanto riferiscono alcune fonti - È complicato chiedere a chi non è occupato di trovare un lavoro nel 2023, in piena recessione". Lo spettro è ch…
"Presidente, in questo modo l'impatto è devastante". Palazzo Chigi, metà pomeriggio. Parla la ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone. Giorgia Meloni ascolta. La premier vuole tagliare il reddito da giugno del 2023. Al tavolo siedono anche i due vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, oltre al responsabile del Tesoro Giancarlo Giorgetti. L'aria è tesa, perché stavolta non si discute una bizzarria giuridica come la norma sui rave, ma c'è in ballo un colpo di ghigliottina sulla misura simbolo nella lotta alla povertà. In gioco c'è anche la tenuta sociale del Paese.
Non a caso, Calderone indica alcuni rischi dell'operazione: "Il 2023 potrebbe essere un anno di recessione - è il senso dei suoi ragionamenti, secondo quanto riferiscono alcune fonti - È complicato chiedere a chi non è occupato di trovare un lavoro nel 2023, in piena recessione". Lo spettro è che pochi riescano nell'impresa. E che a patirne gli effetti siano famiglie intere, che vivono proprio grazie al sussidio.
Inizia un braccio di ferro all'interno dell'esecutivo. Calderone propone che si estenda il "cuscinetto" da sei a dodici mesi. Meloni frena. Prende la parola anche Giancarlo Giorgetti. I dubbi del ministro dell'Economia non sono legati alla difficoltà di trovare un'occupazione, semmai alla necessaria "prudenza e gradualità" da adottare nella fase di transizione: "Dobbiamo evitare passaggi traumatici e garantire del tempo per l'uscita dal reddito - sostiene il leghista - perché parliamo di fasce abbastanza deboli. Dobbiamo assicurare la formazione, escludere gli over sessanta dal taglio, proteggere chi ha figli. Insomma, fissare dei paletti".
È a quel punto che la premier accetta alcuni suggerimenti. Mette al riparo dall'intervento le donne in gravidanza. E sulla tempistica rilancia: otto mesi al massimo di reddito durante il 2023. La premier, a dire il vero, preferirebbe limitarsi a sette mesi. Ma cambia poco: si tratta comunque di un compromesso, uno stratagemma per diluire l'effetto dell'intervento: è vero infatti che già dal prossimo settembre alcuni percettori perderanno il diritto, ma è altrettanto sicuro che la misura sarà cancellata comunque solo nel 2024.
A sera, la partita si sposta nel cuore del consiglio dei ministri. E le tensioni aumentano. Forza Italia, in particolare, è irritata. Silvio Berlusconi infuriato. Il Cavaliere lamenta informazioni trasmesse con il contagocce. Lascia aperta la trattativa, pretende incentivi per i giovani lavoratori. Vorrebbe garantire una parte del cuneo fiscale alle aziende, senza successo. E ancora, non ottiene il taglio dell'Iva sui beni di prima necessità. Strappa però l'innalzamento delle pensioni minime, nonostante alcuni dubbi dei tecnici, preoccupati dal costo dell'intervento. Ma è chiaramente l'abolizione del reddito il nodo dei nodi, l'elemento che può aprire crepe nel governo. Meloni decide di percorrere comunque questa strada, accettando il rischio di elevare il livello dello scontro politico. Soltanto adesso, a esecutivo appena varato, ritiene possibile mettere mano a una misura altrimenti intoccabile. La premier prevede un'emorragia di consenso al Sud, ma spera in un incremento della popolarità al Nord e tra i ceti produttivi. Certo, le consigliano il periodo-cuscinetto. Ma dal punto di vista del probabile scontro politico e sociale cambia poco. Perché da oggi, in ogni caso, si realizzerà quella saldatura tra opposizioni e sindacati che rappresenta il principale spettro del governo. In particolare, il timore ruota attorno alla mobilitazione coordinata tra Movimento e Cgil.
"Siamo disposti a tutto per arginare questo piano folle - tuona a sera il leader 5S - anche a scendere in piazza. Noi non getteremo mai la spugna. Vediamo se saremo i soli o se altre forze politiche risponderanno "presente". Ma c'è dell'altro. L'emergenza povertà e la crisi economica (e dunque soprattutto il reddito di cittadinanza e l'aumento dei prezzi delle bollette) sono planati nei mesi scorsi anche sui tavoli della della sicurezza nazionale. La nostra intelligence ha segnalato - anche davanti al Copasir, oltre che in varie informative - come in questo momento il principale rischio di terrorismo interno derivi proprio da questo nodo: gruppi eversivi pronti a cavalcare la disperazione economica di alcune fasce della popolazione. E, più in generale, a sfruttare le "ondate" di odio che si alzano soprattutto sui social. Lo dimostrano le recenti inchieste di Bari e Napoli, non a caso due città del Sud: nazisti, suprematisti bianchi infiltrati anche nei gruppi "no Vax", gillet arancioni e "no Bollette". È inoltre un dato accertato che due misure in particolare, durante l'emergenza Covid, siano state fondamentali per contenere possibili disordini sociali: i buoni spesa e, appunto, il reddito di cittadinanza. Intervenire in un momento economicamente e socialmente così complicato potrebbe dunque riaccendere fuochi che fino a questo momento erano rimasti sotto la cenere.