Reddito e recessione: il Pd chiama la piazza, l’opposizione si divide
di Giovanna Vitale , di Giovanna VitaleROMA - Uniti contro la manovra, disuniti sulla piazza convocata per contestarla. Ciascun per sé e Dio per la destra di governo, che nelle opposizioni divise ha trovato la migliore assicurazione sulla vita. L'ha ben capito la presidente del Consiglio, che in conferenza stampa si permette il lusso di ironizzare: "Figurarsi se mi faccio spaventare dalle manifestazioni di piazza, ne ho fatte milioni".
La verità è che Pd, M5S e Terzo fanno a gara a chi arriva prima. A chi mostra la faccia più feroce. Con l'unico scopo non di mettere in difficoltà l'esecutivo, bensì d'intestarsi agli occhi del Paese il ruolo di portabandiera dell'antimelonismo e costringere gli ex alleati a seguirli. Il risultato è sempre lo stesso: una frattura scomposta del centrosinistra che, se fosse compatto, sarebbe certo più incisivo. Ma siccome nel fu campo giallorosso la campagna elettorale non è conclusa e continua a gioc…
ROMA - Uniti contro la manovra, disuniti sulla piazza convocata per contestarla. Ciascun per sé e Dio per la destra di governo, che nelle opposizioni divise ha trovato la migliore assicurazione sulla vita. L'ha ben capito la presidente del Consiglio, che in conferenza stampa si permette il lusso di ironizzare: "Figurarsi se mi faccio spaventare dalle manifestazioni di piazza, ne ho fatte milioni".
La verità è che Pd, M5S e Terzo fanno a gara a chi arriva prima. A chi mostra la faccia più feroce. Con l'unico scopo non di mettere in difficoltà l'esecutivo, bensì d'intestarsi agli occhi del Paese il ruolo di portabandiera dell'antimelonismo e costringere gli ex alleati a seguirli. Il risultato è sempre lo stesso: una frattura scomposta del centrosinistra che, se fosse compatto, sarebbe certo più incisivo. Ma siccome nel fu campo giallorosso la campagna elettorale non è conclusa e continua a giocarsi su un punto in più o in meno nei sondaggi, ecco che persino la critica alla Finanziaria diventa oggetto di scontro interno alla minoranza. Finendo per avvantaggiare, chissà ancora per quanto, la maggioranza.
Sabato scorso, era stato per primo Enrico Letta ad annunciare una contromanovra di stampo progressista e l'avvio di una grande mobilitazione per denunciare "l'iniquità e l'improvvisazione" di un progetto di bilancio "inadeguato per fronteggiare recessione e inflazione", ha ricordato in mattinata il segretario. "Come avevamo anticipato, il 17 dicembre saremo in piazza perché siamo preoccupati da una manovra che è di destra e divide il Paese". Ma ha rischiato di farsi scavalcare da Giuseppe Conte che nella notte, al termine del Cdm, si era scagliato contro l'abolizione del reddito di cittadinanza: "Il governo vuole togliere l'unico sostegno che non ha mandato per strada milioni di persone. Se vogliono accanirsi contro gli ultimi, troveranno un muro. Non possiamo permettere un massacro sociale".
Anche qui, una chiamata alle armi e chi mi ama mi segua, senza concordarla né condividerla con gli altri partner d'opposizione. I quali come d'abitudine hanno preso a muoversi in ordine sparso. Senza nemmeno risparmiar fendenti. "Pure Conte vuol scendere in piazza? Siamo aperti al confronto, anche se noi abbiamo una piattaforma più ampia, mentre la sua pare concentrata solo sul Rdc", dicono al Nazareno. Punture di spillo che colgono nel segno. Infastidito per essere stato bruciato sul tempo, il capo dei 5S giudica infatti impraticabile l'adesione all'iniziativa del Pd e ora sta pensando di farsene una propria, puntando "a un ampio coinvolgimento delle forze politiche, sociali e civiche". Sindacati e associazioni, che vedrà nei prossimi giorni, come avvenne per il raduno per la pace. "L'idea", trapela da Campo Marzio, "è sensibilizzare l'opinione pubblica nel segno della giustizia sociale e della difesa delle fasce deboli piuttosto che marcare una mera difesa d'ufficio di una riforma targata 5Stelle".
Nel frattempo anche Carlo Calenda presenterà la sua Finanziaria, oggi in Senato. E nel renderlo noto non manca di bacchettare Letta: "Fare manifestazioni contro la manovra senza proporre un'alternativa è esattamente l'opposizione che la destra si augura di avere", twitta. "Vi manderemo il documento per una contromanovra più equa. Lavoriamoci insieme", invita. È sempre il solito copione: bastone e carota. Ma stavolta è il Pd a ritrarsi: "Finora sono stati tutti concentrati a fare opposizione al Pd. Se dedicassero un terzo dell'impegno a contrastare il governo sarebbe un passo avanti. Quanto a Calenda, sappia che piazza e Parlamento sono complementari".
Come non bastasse, pure i rossoverdi stanno lavorando a "una nostra finanziaria su giustizia sociale e climatica", spiega Angelo Bonelli, "insieme a una mobilitazione su cui ci confronteremo con le altre opposizioni per capire se ci sono le condizioni per una protesta comune". Il bilancio finale è sconfortante: quattro contromanovre, altrettante piazze. Una per ciascun partito di minoranza. E Meloni gode.